giovedì 12 aprile 2012

Liberalizzazioni casalinghe

L'occasione di incontro è stata una foto di una terza elementare del 1957 della scuola di San Giuseppe a Sassari pubblicata sul quotidiano La Nuova Sardegna. Con un filo di emozione di nuovo tutti insieme dopo 55 anni, ognuno col suo ricco bagaglio di una porzione grande di vita vissuta prevalentemente nel mondo cittadino …
Ma poiché è tempo di liberalizzazioni ed io ancora non ho capito bene come queste liberalizzazioni possano (almeno parzialmente) riequilibrare il vigoroso salasso che i “professori” stanno perpetrando, ho profittato dell'occasione per chiederlo a due miei compagni di scuola, uno tassista e l'altro farmacista.
Mi dice Mariano, il tassista: “Appartengo ad una categoria che lavora 10 ore al giorno, 6 giorni su 7 e in estate anche 7 su 7. Spesso lavoro quando la maggior parte dei lavoratori italiani fanno festa. Abito in una casa modesta, in un quartiere popolare. Faccio questo lavoro da 40 anni e quando si parla di liberalizzazione tirando in ballo la mia categoria mi fa pensare che qualcuno voglia prendere in giro gli italiani. Ma siamo sicuri che questa benedetta liberalizzazione sia la panacea di tutti i problemi italiani? Ha la capacità di dimezzare lo SPREAD, aumentare il PIL, ridurre la disoccupazione, il debito pubblico? In realtà occorre riflettere sul fatto che il volume di affari globale per l'attività dei taxi a Sassari, come in qualunque città, è un dato che non varia nel corso degli anni. Per fare un esempio è, diciamo, una torta di 5 chili da mangiare in 50 persone. Se aumentano i partecipanti, non diventa più grande la torta, soltanto spetta una fetta più piccola a ciascuno. Se una mattina un datore di lavoro riunisse tutti i suoi dipendenti per dare loro un annuncio importante: assumere altre tre persone per ogni lavoratore; sembrerebbe un ottima soluzione che consentirebbe di ridurre la disoccupazione e far ripartire l’economia. Ma naturalmente manca un passo: il vostro datore di lavoro dividerebbe la paga per 4 (lui non può rimetterci!). Ecco, liberalizzare le licenze Taxi non vuol dire moltiplicare il lavoro né diminuire il prezzo delle corse; al contrario nel giro di pochi mesi i 70 (circa) tassisti di Sassari magari diventerebbero 200, riducendo notevolmente l’incasso giornaliero pro capite; poiché i costi di esercizio rimangono invariati, in poco tempo i 200 tassisti si troverebbero tutti a far la fame o, per salvarsi, cercare di rivalersi con i malcapitati clienti (controllate che cosa sta succedendo in Irlanda dopo la liberalizzazione!). Credo che pochissimi sappiano quanto guadagna un Tassista al giorno. La media giornaliera degli incassi si aggira sui 120 euro, dai quali bisogna tirar via le spese: il costo del carburante, le tasse, l’Inps, Inail, il commercialista, il costo dell’auto, la manutenzione, l’assicurazione, il bollo , il canone del tassametro ecc … Naturalmente occorre anche sperare,di stare sempre in buona salute e che l’auto funzioni , in caso contrario sono mancati incassi! Sento dire spesso che a Sassari mancano i taxi; questo succede raramente altrimenti non ci sono tempi di attesa. Ma se anche fosse, perché la gente non si lamenta per le file oceaniche all'Equitalia, in Banca, alle Poste ed al supermercato?”
 Interviene Luigi, il farmacista:  " Io intanto non riesco a capire perché venga chiamato liberalizzazione quello che più propriamente è il potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica e meno ancora riesco a capire come possa giovare al benessere economico del Paese. Si aumenta il numero delle farmacie, ma senza cambiare la struttura della distribuzione farmaceutica e soprattutto senza razionalizzarla. Questo porta inevitabilmente ad un aumento dei costi. Questo è un miglioramento? In Italia le medicine si acquistano oggi in farmacia e domani sarà lo stesso. Avrebbe meritato il nome di liberalizzazione qualcosa che avesse consentito al mercato di stabilire qual è la struttura di distribuzione ottimale, fermi restando i controlli sulla vendita delle medicine soggette a ricetta e il servizio garantito anche alle piccole comunità. Invece no, nel 2012 il Governo delle liberalizzazioni "liberalizza" le farmacie preservando l' obsoleto piccolo negozio familiare, anzi ne espande il numero. A Sassari le farmacie non mancano, ce n'è già una ad ogni angolo ed è normale che una di loro faccia pure servizio notturno. In Italia ci sono poche farmacie? Dubito. Un risultato questa pretesa liberalizzazione avrà: aumentando il numero di farmacie, i loro titolari saranno meno ricchi e meno invidiati dagli altri commercianti, quelli esposti alla concorrenza, nonché dai comuni cittadini. Questa è equità, ma di stampo caccia ai kulaki. La pretesa liberalizzazione delle farmacie vuole che aumenti la spesa farmaceutica, che in gran parte è a carico dello Stato? Con un maggior numero di farmacie, le vecchie magari si rimpiccioliranno, ma sicuramente quest'effetto sarà più che compensato dai nuovi occupati nelle nuove farmacie e, nel complesso, nel settore certo lavoreranno più persone, ci saranno più affitti da pagare, i costi complessivi saliranno. Che senso ha? Ci sono esempi di liberalizzazioni che hanno dato pessima prova, dalle agenzie bancarie alle linee aeree; l' abolizione del numero chiuso ha portato ad un sovra investimento: troppe agenzie, troppe linee aeree, che invariabilmente è stato seguito da una razionalizzazione che ha messo sulle spalle dello Stato i dipendenti in eccesso assunti nella fase di boom. Se la logica economica dice che il modello della farmacia posseduta dal farmacista non è ottimale, è assurdo aumentarne il numero”.
Ferma restando la mia ignoranza, quel poco che ho capito (e che forse era di mio interesse capire) è che, come qualunque cittadino normale, dalle “liberalizzazioni” non risparmia niente.
E' così? Aiutatemi a capire: Grazie e ciao a Tutti,
Pierfranco.
 P.S. Io sono il terzo da sinistra in prima fila, quello in berretto e capotto è il farmacista e il primo in alto a sinistra è il tassista.