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giovedì 5 marzo 2015

Sulla responsabilità dei magistrati e……..

“Invitato” da Ettore, aggiungerò il mio pensiero ai tanti, esperti e non, che hanno espresso giudizi sul provvedimento legislativo relativo alla responsabilità dei magistrati. Esso si può riassumere in tre punti essenziali: 
1) il ricorso può essere presentato da chiunque si senta leso da una sentenza emessa da un magistrato ordinario o onorario e non è vincolato ad alcun filtro di ammissibilità o procedibilità;    Continua ..........


Francesco

mercoledì 19 novembre 2014

Tre personaggi in cerca di autore

Qualche settimana fa un mio amico mi ha chiesto di aderire ad una iniziativa messa in atto dal Preside di una scuola media in provincia di Pavia tendente ad aiutare i giovani studenti nella scelta della loro futura professione; avrei dovuto incontrare  tre classi con le quali dialogare sule motivazioni e sulle caratteristiche della mia attività. Il mio amico conosce il mio iter formativo professionale e, per questo, mi ha dato l’opzione di scegliere fra la professione militare, quella finanziaria e quella legale. Io ho scelto quella militare e lunedì scorso ho passato l’intera mattinata con gli studenti delle classi di terza media di Siziano parlando dell’Accademia di Modena, dei Cadetti e del vissuto visibile nelle foto pubblicate su una raccolta pubblicitaria edita nel 1970 con il titolo “I cadetti” che ho loro mostrato.
Altro ..... 


 Francesco       

martedì 16 settembre 2014

Renzi e l’atavico vizietto della sinistra


Credo che oggi quel 40% degli elettori che in Europa aveva dato fiducia a Renzi, rifarebbe la stessa scelta perché non ha valide alternative e perché, pur comprendendo poco nel merito, non può non riconoscere in lui quella fattiva attività normativa riformista scomparsa nell’ultimo ventennio. Credo anche, però, che l’auspicata vicinanza fra i cittadini ed i politici, osannata da tutti come l’unico vettore rappresentante una sostanziale sovranità del popolo e capace  di farci uscire dalla crisi (economica ed istituzionale) appare ancora molto lontana. Non si riesce ad abbassare la tassazione, la moria o la fuga delle piccole medie imprese continua in maniera esponenziale e i mass media cavalcano e anzi oserei dire aizzano i moti popolari contro l’Ordine Pubblico; fate un’analisi sui titoli e le videate pro testimoni contro il Carabiniere di Napoli e sulla perizia che li ha poi smentiti (il ragazzo è stato colpito di fronte come aveva detto il Carabiniere e non alle spalle come avevano detto i testimoni).  leggi ancora ....

Francesco

giovedì 19 giugno 2014

Questione morale: da Tangentopoli a Mose

Il buon Ettore, nel suo ultimo scritto, partendo dalla metafora nave/Stato, ha posto il senso civico, inteso come univocità di scopi e rispetto delle Istituzioni, quale elemento fondamentale per sconfiggere la corruzione. Da uomo di destra e da anticomunista, egli ha poi stigmatizzato la “questione morale”, avanzata da Berliguer oltre trent’anni fa, come pura apoteosi di quella diversità che i comunisti, a torto, hanno sempre invocato. Questi concetti saranno senz’altro condivisi dai partecipanti attivi del nostro Blog e anche da quelli che non partecipano perché “non vogliono litigare per questioni politiche” e, infine, anche da tutti i militari amici degli amici che leggo, ogni tanto, su face book. Io, vado contro corrente e considero questo tipo di esternazioni una scontata rappresentazione dialettica che non tiene minimamente conto di tutti i meccanismi che reggono uno Stato. Il concetto di accentramento in un potere assoluto è anacronistico quasi come quello del potere del popolo e la realtà sociopolitica attuale ha insito in essa una visione ipocrita sia dei principi morali che del rispetto delle Istituzioni. Se il lettore non mi ha ancora mandato a quel paese, spiego il perché.
Il confronto nave/Stato non regge; la nave è un vettore con lo scopo di muoversi e lo farà bene se il comandante e l’equipaggio sono bravi (così come ha detto Ettore) ma per muoversi ha bisogno di energia che un terzo gli procura e, senza quella, le capacità di cui sopra servono a ben poco. Ecco, in quest’ottica, la nave è paragonabile ad una delle Istituzioni dello Stato tipo le Forze Armate o la Polizia o la Sanità pubblica dove per il buon funzionamento è fondamentale la qualità dei componenti ma senza soldi anche questa non basta. Lo Stato, al contrario, si muove con l’energia (ricchezza) prodotta da suoi stessi cittadini (quindi autoprodotta) i quali scelgono i loro rappresentanti i quali, a loro volta, governano le Istituzioni il cui compito principale dovrebbe essere quello di mettersi al servizio dei cittadini. Lo Stato non potrà mai fermarsi ma potrà evolversi o involversi in funzione di come i rappresentanti eletti sapranno governare le Istituzioni e utilizzare la ricchezza generata. Tutto questo giro di parole per dire che uno Stato incapace di utilizzare adeguatamente la ricchezza autoprodotta permettendo l’apertura di un grosso divario fra pochi ricchissimi e tanti poverissimi è destinato alla stravolgimento cruento anche se alcune sue Istituzioni funzionano perfettamente come una nave guidata da un bravo comandante e da un equipaggio ligio al dovere.
 La questione morale fu posta da Berlinguer nel 1981 in una intervista che rilasciò a Scalfari e che invito tutti a leggere ( su internet è facilmente rintracciabile). Estrapolando ed interpretando i suoi concetti, possiamo dire che, secondo lui, uno Stato è destinato a morire quando ogni suo componente istituzionale e/o imprenditoriale subisce in modo sostanziale l’ingerenza di partiti politici che non hanno a cuore il mandato ricevuto dai cittadini. In una simile situazione, tutti, sia i generatori di ricchezza sia le Istituzioni, si allontanano dagli obiettivi per cui sono nati per alimentare organismi che non ridistribuiscono ricchezza e servizi ai cittadini impoverendo sempre più lo Stato. Berlinguer aveva descritto esattamente lo scenario che apparve dieci anni dopo con tangentopoli e oggi con Mose e Expo. In quell’intervista disse, però, anche due cose che, agli occhi degli anti comunisti (fra i quali mi ci metto perché considero inattuabile e contrario all’essere umano il loro credo sull’uguaglianza) facevano apparire demagogico tutto il resto: 1) Tutti partiti erano coinvolti tranne il partito comunista; 2) La difesa del sottoproletariato, avanzata dai soli comunisti, doveva essere una priorità anche rispetto alla crescita dell’economia e, quindi, alla ricchezza dello Stato .
Tangentopoli dimostrò che tutti i partiti (compreso quello comunista) erano coinvolti con una differenza però che, per coloro che non vogliono vederla (magari aggrappandosi al senso civico e morale unico ed universale), appare irrilevante ma che, al contrario, portò a galla uno scenario all’epoca completamente nuovo e che ha poi caratterizzato la politica degli anni successivi ; la supremazia della persona rispetto al Partito.  Berlinguer aveva ragione quando rivendicava una diversità che non era, però, quella del proprio partito bensì  quella degli uomini militanti in quel partito. Essi facevano le stesse cose fatte dagli altri partiti, corrompevano e si lasciavano corrompere, falsificavano i bilanci etc. etc. ma i loro soldi “sporchi” venivano ridistribuiti all’interno dell’economia nazionale attraverso l’operatività delle cooperative rosse. Al contrario, gli uomini degli altri partiti, intascavano in proprio e portavano i soldi all’estero; i comunisti erano uomini inseriti in un Partito che consideravano al di sopra di tutto (compreso lo stesso Stato), gli altri erano uomini che idolatravano solo se stessi. Certo, se si parla di disonestà il livello non cambia e stessa cosa dicasi per la mancanza di rispetto verso le Istituzione ma se si identifica la morale quale “senso degli altri” è indiscusso che l’amoralità di tutti coloro che hanno pensato esclusivamente alla propria tasca vada ben oltre quella di coloro che hanno voluto alimentare una economia sì ristretta ma pur sempre inserita nel contesto nazionale.         
Perché le corruzioni di ieri e di oggi portano all’arricchimento esponenziale dei ricchi ed all’aumento dei poveri  con depauperamento di quella energia (la ricchezza) che dovrebbe alimentare le Istituzioni dello Stato per far star meglio i cittadini?!; cercherò di spiegarlo nella maniera più semplice possibile. L’impresa privata che ha bisogno di acquisire un appalto pubblico deve pagare la mazzetta al politico che ha un potere decisorio sull’assegnazione dell’appalto; l’impresa non può prendere questi soldi dal bilancio ufficiale della società ed ha, quindi, bisogno di crearsi un fondo nero; per crearsi il fondo nero si carica di fatture false emesse da un terzo accondiscendente il quale riceve il pagamento dell’intero corrispettivo indicato in fattura ma che, contestualmente, ne restituisce “di nascosto” una buona parte la quale costituirà il “nero”. Il terzo che ha partecipato all’imbroglio è destinato al fallimento perché dovrà dichiarare ricavi in realtà non presi e su quelli dovrà pagare tasse con soldi che non ha.  Il politico che ha ricevuto la mazzetta porterà all’estero soldi che sarebbero stati destinati all’Erario. L’imprenditore che ha preso l’appalto si arricchirà con il corrispettivo di appalto e con le maggiori riserve che acquisirà durante l’esecuzione dello stesso appalto con l’aiuto del politico corrotto. Lo Stato si impoverirà per i soldi pagati all’imprenditore non corrispondenti all’opera ricevuta, per i mancati introiti dall’erario e per la valuta sparita all’estero.
Queste tipo di operazione ha caratterizzato il rapporto imprenditoria/investimenti pubblici degli ultimi trent’anni con una sempre più crescente partecipazione personale dei politici appartenenti sia all’una che all’altra delle fazioni contrapposte; la differenza a favore dell’una o dell’altra è determinata dall’appartenenza al gruppo che detiene il potere gestorio e gran parte delle persone che abbracciano la politica quale loro professione, lo fa a questo scopo. Adesso non ditemi che proprio per questo è meglio accentrare il potere in una sola persona perché se sono in tanti possiamo sperare che qualcuno sia onesto, se è uno solo possiamo essere certi che, anche se lo fosse inizialmente, il potere poi lo rovinerà. Ettore, dice che non servono tante leggi se si ha un rigore morale e un senso civico ma anche queste sono parole dal grande significato etico ma dalla scarsa funzionalità pratica. La corruzione esisterà sempre in una economia libera e va combattuta attraverso norme e procedure che ne permetta il riconoscimento da parte delle Istituzioni competenti. Se qualcuno avrà voglia di informarsi sui provvedimenti che si vogliono ora adottare per contrastarla, troverà il ripristino del reato del falso in bilancio, la reintroduzione delle vecchie prescrizioni e l’inasprimento delle pene per l’illecita esportazione del denaro; provvedimenti che erano in vigore e che sono stati inopinatamente aboliti non per il bene dei cittadini ma per meri interessi personali.     
Lascio a Voi la conclusione che ciascuno vorrà vedere.

Francesco

martedì 10 giugno 2014

Metamorfosi di VERITA'

                 
Trovare il significato del termine “falsità” è stato facile: i vocabolari consultati sono concordi nell'attribuire a questa parola lo stesso significato.
La stessa cosa non posso dire per il termine “verità” .
Ponzio Pilato rivolto a Gesù chiedeva con tono sprezzante :“Che cos'è la verità?”.
A questa domanda, mi sembra, che ancora non ci sia risposta.
continua ......


Massimo RICCOBALDI.

domenica 25 maggio 2014

Singolare coincidenza o sinistra premonizione?

             
Come al solito, quando mi trovo a Roma, mi  concedo una parentesi culturale. Un Venerdì pomeriggio di un mesetto fa, ho deciso di visitare la Sinagoga. Avevo già tentato di visitarla ma anche in questa occasione era chiusa.
Così ho fatto un giro per il Ghetto che consiglio a tutti di visitare sia per i magnifici resti di edifici romani ( portico di Ottavia, teatro di Marcello) sia per le antiche Chiese costruite su quei resti. Ma il Ghetto è anche una attrattiva turistica per i suoi vicoli e i ristoranti tipici con pietanze Ebraiche: chi non conosce i carciofi alla Giudia?  leggi .........

Giovanni


P.S. Poco tempo fa avevo raccontato della immunità dai “vo cumprà” di cui gode  Piazza San Pietro (Stato Vaticano e non Roma) : ebbene lo stesso privilegio lo ha pure il Ghetto………. anche quello non è Roma?

giovedì 22 maggio 2014

I quattro dell’Apocalisse

E’ ormai imminente il verdetto sulle europee e la palma di vincitore sarà data ad uno dei componenti di una cerchia ristretta che ho definito come i “quattro dell’Apocalisse”. Il risultato è molto incerto perché all’irruenza del Gianburrasca toscanaccio fa eco l’assordante caccia all’untore dell’ex comico genovese (ex perché non è che faccia più tanto ridere) mitigata dal grande statista nostrano che tanto ama il lavoro, la mamma e i suoi diletti cittadini. A mio avviso, però, Il vero vincitore sarà il quarto cavaliere perché alla rumorosa campagna elettorale posta in essere dagli altri, contrappone un silenzio oserei dire assordante, fatto sì di delusione e rassegnazione ma anche di tanto menefreghismo; il suo nome è assenteismo.   continua ......

Francesco

mercoledì 9 aprile 2014

Uffa…che pizza!!!

Dopo la convinta e giustificata “campagna” contro quel sedicente centrodestra berlusconiano che tanti lutti addusse agli italici, ho guardato con attenzione gli effetti delle ultime elezioni maturando la pessimistica previsione che la “non scelta” fatta dagli elettori non ci avrebbe portato nulla di buono; se non ricordo male, in quell’occasione, sul nostro Blog, definii belante il nostro popolo.    leggi ancora .........

Francesco

venerdì 7 febbraio 2014

Voglio dire la mia sul Decreto Banca d’Italia


Mi ero ripromesso di limitare i miei interventi su questioni che hanno attinenza con la politica ma, come vedete, anche quando si evidenziano le più recondite tendenze poetiche si scivola sull’appartenenza ideologica/partitica e sulla relativa personale presa di posizione. Gigetto poi mi ha invitato ad intervenire su un video, ideato da tale signor Nessuno, sul decreto “Banca d’Italia” e, ricordando le ore passate con lui sulle “dispense” di Analisi e Fisica, non posso non accettare. Premetto, caro Gigetto, che di quel video non sono riuscito ad ascoltare l’audio e dalle immagini ho capito ben poco, ciò non toglie, però, che cercherò di trattare tutti i vari punti senza schierarmi e che ogni mia considerazione ha personali criteri valutativi. continua .........

Un caro saluto,Francesco

martedì 26 novembre 2013

Realtà e retorica



“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”

Queste parole furono pronunciate da Robert Kennedy poco prima di essere ammazzato e sottolineano quanto grande fosse la diversità da quel fratello maggiore che ancora oggi è il Presidente degli Stati Uniti più amato e più ricordato.   

J. F. Kennedy fu, apparentemente, il presidente dell’innovazione, dell’apertura ai neri e ai ceti più bassi ma, oltre ai discorsi, nella sua breve vita presidenziale non ha emesso un solo provvedimento che potesse definirsi di carattere sociale. La sua azione governativa fu caratterizzata da una lotta continua e senza esclusione di colpi contro gli apparati più potenti (CIA in testa) con lo scopo di ridare alla figura del Presidente il prestigio e l’importanza che aveva perso. Il ritiro delle navi russe, senza colpo ferire, fu l’unico suo grande e vero successo politico.
 
Robert era diverso, era un uomo buono e altruista che anteponeva il bene del popolo al prestigio personale e all’immagine di forza e potenza che tanti americani avrebbero voluto per la propria Nazione. Politicamente si discostava dallo stereotipo borghese/bigotto che caratterizzava il gruppo di famiglie potenti ed importanti al quale la sua apparteneva e, anche se egli stesso avrebbe considerato bestemmia questa definizione, era un socialista puro. Se così non fosse non potremmo dare un significato concreto alle parole su riportate perché quando si auspica l’intervento dello Stato per limitare la forza devastante dei mass media o per rendere la sanità accessibile a tutti o per incidere sull’istruzione e sulla educazione dei bambini, il tutto a scapito della ricchezza globale del Paese, si professa una politica socialista dove la ricerca del profitto è sostituita dalla elargizione del benessere; attività, quest’ultima, anti liberale e lontana anni luce dalla mentalità americana. Pensate alle batoste del povero Obhama che molto si avvicina a Robert Kennedy, e a come l’intero popolo sta reagendo nei confronti della politica sociale sanitaria che pure è stato il suo cavallo di battaglia per essere eletto.

Chi di noi, leggendo le parole di Robert non si sentirebbe al suo fianco nella lotta alle ingiustizie e alla discriminazione sociale causata dalle disparità economiche ma quanti di noi rinuncerebbero a parte dei propri beni terreni guadagnati con merito e sudore per aiutare altri che, in molti casi, hanno anteposto al lavoro lo svago e il riposo ?. La domanda può sembrare fuorviante e provocatoria ma l’essenza della politica economica liberale, che tra l’altro ha fatto grande gli Stati Uniti, è la meritocrazia; la possibilità, cioè, di poter guadagnare (e spendere) in funzione delle proprie capacità di produrre reddito. Questo modo di essere produce sì contraddizioni evidenti come il barbone che vive sotto le fondamenta della mega abitazione dotata di piscina ma, nel complesso, migliora il tenore di vita della maggioranza del popolo.
E’ vero l’aumento del PIL non migliora il funzionamento delle nostre Istituzioni, o l’onestà della gente o l’educazione dei nostri figli e la ricchezza in genere non ci fa vivere meglio ma uno Stato deve essere coerente nella propria scelta politica: può lasciare l’economia in mano ai singoli garantendo a tutti quei servizi che servono al mantenimento della dignità individuale oppure può limitare la libera iniziativa intervenendo direttamente nella distribuzione della ricchezza. Nel primo caso, i servizi che eroga potranno essere pagati quasi esclusivamente attraverso le entrate derivanti dalla tassazione e, quindi, lo Stato deve sperare che il PIL aumenti sempre più (tipico della stragrande maggioranza degli Stati più evoluti); nel secondo deve fare in modo che i pochi  uomini che lo rappresentano siano capaci ed onesti e questa non è utopia?

Di retorica ne è pieno il mondo e il vivere è la ricerca continua dell’equilibrio fra ciò che si vorrebbe e ciò che si ha.
Francesco

 

 

mercoledì 23 ottobre 2013

E ora voglio parlare della destra


 
Con la sua ultima dichiarazione politica, Alfano ha aperto la campagna elettorale rivolgendosi a tutti i componenti di un centro destra moderato perché il futuro non sarà il governo delle larghe intese bensì il governo della grande coalizione di destra. L’auspicio rientra nella dialettica politica e in considerazione anche degli ultimi moti romani i quali, ancora una volta, hanno evidenziato la violenza facinorosa ed ingiustificata di frange comuniste incontrollate, è stato accolto con favore da buona parte degli elettori.

Si sa che gli italiani sono profondamente divisi fra anti comunisti e comunisti e, probabilmente, la divisione nasce dal vecchio contrasto fra fascisti e anti fascisti la cui caratteristica, nel passato come nel presente, è la continua migrazione, da una parte all’altra, dei singoli componenti.

Probabilmente, alla fine degli anni 60 e all’inizio degli anni 70, quando la destra, grazie anche alla nascita di importanti movimenti europeistici, stava acquisendo consensi, l’errore di Almirante fu quello di aprire a frange politiche le quali, più che incarnare l’ideologia economica e sociale della destra, avevano l’obiettivo dichiarato di contrastare il comunismo.

Del senno di poi, però, ne è pieno il mondo e non esiste controprova a quanto sopra affermato tant’è che l’altro grande esponente della destra, Malagodi, che pure è sempre stato coerente con l’ideologia liberale, ha sempre ricevuto consensi minimi. Malagodi fu l’unico esponente politico a rifiutare una coalizione di centro sinistra perché riteneva fondamentale la necessità della libera iniziativa garantita sia rispetto all’intervento dello Stato, sia rispetto alle distorsioni del mercato attraverso una specifica legislazione contro le concentrazioni monopolistiche.

Lo Stato, secondo Malagodi, dovrebbe essere regolatore e non protagonista del mercato.
Per meglio spiegare la mia idea del liberalismo e, quindi, della destra, voglio rifarmi ad una definizione coniata da Nicola Matteucci, ripresa dal “dizionario politico” del 1976: “il liberalismo consiste in una situazione di possibilità per l’uomo di scegliere, esprimere e diffondere i propri valori, sia morali che polirtici, per realizzare se stessi”….realizzare se stessi; pensate alla semplicità e alla grandezza di questo pensiero e di quanto esso sia diverso da quello marxista o nazionalsocialista dove l’uomo è considerato un insignificante ingranaggio dell’apparato burocratico statale.

Noi Cadetti abbiamo provato personalmente cosa significa “realizzare se stessi” attraverso il principio della meritocrazia perché a Modena i migliori erano considerati coloro che meglio avevano compreso lo spirito militare e, conseguentemente, che meglio avrebbero potuto esprimersi nella veste di Ufficiali; e da quello che è successo dopo, tranne forse qualche singola recriminazione, la scelta si è rivelata esatta.
Provate a traslare lo stesso principio all’interno di una comunità che deve auto regolarsi e generare ricchezza per mantenersi. Questa comunità non crescerà mai se non sarà in grado di proteggere e remunerare il lavoro e le capacità personali dando ad ogni singolo cittadino la possibilità di realizzare se stessi.

La protezione, la remunerazione e la realizzazione individuale alle quali faccio riferimento, dovrebbero essere garantiti dallo Stato attraverso la non ingerenza, l’eliminazione dell’apparato burocratico fine a se stesso e il controllo sui monopoli e sulla concorrenza sleale che rappresentano l’antitesi di una economia liberale.
Se vogliamo ricercare all’estero un esempio di liberalismo, possiamo guardare agli Stati Uniti dove la non ingerenza dello Stato nella economia del singolo cittadino è tanto marcata che in una eventuale situazione di default governativa a rimetterci sarebbero stati i dipendenti e gli apparati pubblici ; circostanza questa nemmeno lontanamente ipotizzabile in Italia dove tutte le finanziarie si alimentano sulle tasse e sulle accise.
L’Italia…. guardate con occhio critico l’evoluzione del nostro Stato e ditemi quando e da chi la destra, così intesa, è stata rappresentata.

Dai tempi dei colossi imprenditoriali a partecipazione statale all’ultima operazione Alitalia, riscontriamo miriadi di dimostrazioni di sperpero del pubblico denaro e di ingerenza in un mercato al quale da tempo lo Stato partecipa non per ricavarne utili, bensì per creare sacche elettorali e motivi di corruzione.
La libera concorrenza è stata vanificata da leggi che hanno agevolato questo o quell’imprenditore o ingenerato diseguaglianze fra le imprese alcune delle quali possono fallire e altre no. Il potere sindacale dei lavoratori ha prevaricato i limiti legittimi della ricerca e del mantenimento della dignità umana sino a considerare il datore di lavoro come nemico da combattere e il diritto al riposo come primario rispetto al diritto al lavoro.

In queste condizioni non avremo mai un Paese liberale e continueremo a vivere una comunità apparentemente governata da politici sedicenti “di destra” o “di sinistra” che, in realtà, tutelano se stessi attraverso il mantenimento dell’anarchia economica e sociale.
Un abbraccio a tutti

Francesco     

lunedì 9 settembre 2013

Quella sentenza e i doveri di uno Stato


Oggi Ettore, ignaro ed insensibile al mio grido affranto e disperato …..” per favore non farmi più parlare di Berlusconi” … mi ha chiesto di commentare un articolo di Piero Ostellino, apparso sul Corriere del 4 settembre scorso con lo stesso titolo qui utilizzato (clicca qui per leggerlo). Mi direte …”ma perché gli dai retta e, se proprio devi propinarci qualcosa, trova argomenti più divertenti”… ma devo ammettere che la parte dell’istrione mi piace e le schermaglie, sia verbali che epistolari, sono energie vitalizzanti per il mio ego. Cercherò, comunque, di esprimermi evitando personalizzazioni e auspico un intervento “tecnico” da parte degli amici Carabinieri e di coloro che già conoscono o che vogliono approfondire le proprie nozioni sul Diritto.

Il giornalista in questione, laureato in Scienze politiche esercitante da sempre la professione di scrittore e giornalista, afferma che le motivazioni con la quale la Cassazione ha definitivamente condannato Berlusconi per evasione fiscale, siano contrarie al nostro ordinamento giuridico perché danno vita ad una figura nuova, “ l’ideatore del reato” e nulla dicono riguardo all’esecutore materiale, a suo dire, unico soggetto  condannabile per il principio di personalizzazione del reato stesso. L’articolo chiude con una “tiratina d’orecchie” allo stesso Berlusconi reo di aver contribuito al decadimento dello Stato e di avere, di fatto, rafforzato i poteri di una Magistratura sempre più capace di sovvertire i principi democratici; io voglio limitare il mio intervento alla sola prima parte dell’articolo.
Gli istituti giuridici interessati sono fondamentalmente tre: 1) la gestione delle Società per Azioni; 2) l’elemento soggettivo del reato; 3) l’arricchimento illecito e consapevole.

1)      Le Società per Azioni hanno una compagine sociale che decide, attraverso le assemblee, sulle questioni che attengono agli elementi costitutivi della Società stessa ma non possono interagire sulla gestione di essa che è compito degli amministratori nominati dagli stessi soci. Sono, quindi, gli amministratori e non i soci (Berlusconi è socio direttamente ed indirettamente attraverso parenti ma non è amministratore) che decidono sulle poste da inserire nei bilanci, sulle operazioni di compravendita e su ogni tipo di rapporto che abbia rilevanza giuridica per la Società. Il nostro ordinamento giuridico, addebita quindi agli amministratori e non ai soci ogni responsabilità di natura amministrativa e penale derivante da questi rapporti con un’unica eccezione: l’amministratore di fatto. L’amministratore di fatto è un soggetto che non riveste una carica istituzionale ma che è capace di esercitare un potere di imperio tale da sottomettere alla propria volontà quella degli amministratori formalmente nominati. Per questo motivo, l’amministratore di fatto è penalmente perseguibile più degli amministratori che hanno eseguito pedestremente i suoi ordini e per questo motivo la Cassazione ha condannato Berlusconi ritenendolo ideatore della condotta criminosa e capace di governare con i fatti le proprie aziende indipendentemente dalla presenza di figure formali (vassalli).

2)      Perché un reato esista come tale, è necessario che, oltre alla condotta illecita (elemento oggettivo) sia riscontrabile la volontà di effettuarla (elemento soggettivo). La condotta illecita non è attribuibile solo a colui che materialmente e coscienziosamente la esegue ma anche a colui che, volontariamente, ha indotto il primo ad eseguirla. Nella fattispecie in esame, è indubbio che chi ha perfezionato i rapporti definiti illeciti siano stati gli amministratori delle Società ma la Corte ha ritenuto, attraverso l’analisi di elementi oggettivi -quali la conoscenza ed i rapporti diretti fra Berlusconi e enti e soggetti interessati-, che il vero dominus della situazione sia lui. E’ stata quindi punita la consapevolezza di Berlusconi nell’ideare e nell’ordinare ai suoi amministratori il perfezionamento dei rapporti illeciti e, a mio avviso, avrebbero dovuto essere puniti anche gli stessi amministratori formali considerati invece dai giudici semplici nuncius.

3)      La commissione di un reato deve avere sempre un movente che, in termini patrimoniali, corrisponde al perseguimento di un interesse economico proprio a danno di un altro (nella fattispecie a danno dello Stato). La Corte ha riscontrato che il “nero” derivante dalle operazioni incriminate sia confluito su conti esteri riconducibili in qualche modo all’imputato e non può dichiararsi innocente chi ha utilizzato a proprio favore i frutti di una attività criminosa. Anche per questo Berlusconi è stato condannato.
Concludo con delle mie personali considerazioni.

E’ ridicolo, da parte del partito che l’ha voluta ed approvata, affermare l’incostituzionalità della legge Severino ma se ci fossero seri dubbi di incostituzionalità, tutti hanno diritto di rivolgersi alla Corte Costituzionale. Come al solito però, a noi piace sollevare polveroni e parlare di aria fritta perché la Corte di Appello si pronuncerà prima di Strasburgo e tutti i proclami fatti non intaccano il fatto che l’evasione fiscale ci sia stata.

 Francesco

venerdì 30 agosto 2013

S.O.S. Italia!


Il buon Ettore mi ha chiesto di commentare l’editoriale sul “Corriere della sera” di Michele Almis dal titolo “Le troppe leggi rimaste vuote” con il quale l’autore ha puntato il dito contro un’attività parlamentare sempre più tesa ad apparire più che a fare. In esso si fa esplicito riferimento ad alcune norme promosse dai  governi più recenti e il concetto espresso dall’autore si evince chiaramente dal seguente assunto: “Ma per quale ragione la politica italiana ha trasformato ogni legge in un inganno? Semplice: perché è incapace di decidere, e allora finge di produrre decisioni”.  Francamente non me la sento di esprimere considerazioni tecniche sull’argomento per due motivi: 1) una legge è perfettamente efficace (quindi non vuota) anche quando rimanda ad altre leggi le relative norme attuative (se mai, quindi, può esistere una omissione dell’organo preposto all’attuazione); 2) perché sono convinto che la politica è sempre capace di decidere, anche quando lo fa ingannando il popolo attraverso l’emissione di norme apparentemente a favore di questo ma che, in realtà, non vengono poi attuate o, peggio, vengono “aggirate” da altre norme. L’attività legislativa è il “cavallo di Troia” attraverso cui il politico entra nel cuore dell’elettore e nel tempo abbiamo significativi esempi di come il voto sia stato da questa influenzato: la politica industriale del sud voluta dalla DC; lo statuto dei lavoratori voluto dal PCI; la ristrutturazione della pubblica amministrazione voluta dal PSI etc. etc. . Nel corso degli anni, con il repentino degrado involutivo del politico (inteso come tipo di persona fisica) anche la sostanza delle norme legislative si è involuta e a Leggi che rinviavano a norme attuative mai emesse (la riforma scolastica, l’eliminazione delle Provincie, la riforma fiscale regionale, il finanziamento dei partiti etc.etc.) abbiamo assistito a veri e propri proclami elettorali rivelatosi poi chimere o specchio per le allodole. Vorrei, quindi, limitare le mie riflessioni più sugli effetti  che questo modo di legiferare produce e voglio farlo tentando di analizzare l’ultimo “sforzo” dell’attuale Governo

L’IMU del 2013 non sarà pagata e dal 2014 avremo la tassa dei sevizi; sono stati stanziati fondi per gli esodati, i cassa integrati ed emessi provvedimenti a favore dei precari; sono state concordate norme per rilanciare il mercato immobiliare attraverso la riqualificazione degli immobili e l’intervento pubblico nel settore; le imprese limiteranno la spesa per la sicurezza sui posti di lavoro. Sono queste le norme che servono al Paese per uscire da una crisi che gli altri (compresa la Spagna) sembra abbiano superato?....io non credo e vedo i due partiti promotori inneggiare ai propri personali trionfi concretizzatisi attraverso il provvedimento dell’IMU, per il PDL, e gli ammortizzatori sociali per il PD mentre gli italiani continueranno a pagare tasse e balzelli che non hanno eguali in alcun altro paese. Qualcuno mi dirà che non conosciamo l’ammontare della tassa dei servizi mentre sappiamo per certo che, per l’anno in corso, non pagheremo l’IMU; ma abbiamo già avuto recenti passate esperienze sugli effetti della traslazione fra imposte statali e territoriali con l’effetto finale che il cittadino pagava complessivamente di più; inoltre l’assoluta mancata regolarizzazione sulle modalità che i Comuni dovranno adottare per definire le varie imposte, creerà diseguaglianze fra i cittadini e malumori nel governo delle Regioni. Gli interventi sugli ammortizzatori sociali sono una cosa utile ma in controtendenza per chi dichiara di voler uscire dalla crisi. In altre occasioni ho già detto che la crisi di un qualsiasi organismo sociale (dall’impresa all’amministrazione pubblica) si combatte intervenendo, in primis, sull’abbattimento dei costi fissi e sulla chiusura dei rami improduttivi ma nessuno dei politici che governano dice o attua questo elementare principio che si insegna agli Istituti di Ragioneria. Se in campo economico le esportazioni dei nostri prodotti crescono (ed è quello che avviene negli ultimi due anni) significa che essi valgono e sono apprezzati; il problema delle nostre imprese è quindi da riscontrare nella mancanza di liquidità derivante dalla drastica diminuzione delle vendite interne e dal diminuito supporto bancario. Per le banche resta basilare la credibilità del sistema da parte degli Istituti esteri  (problema parzialmente risolto con la caduta del governo Berlusconi) ma il mercato interno non potrà mai riacquisire vitalità se la tassazione complessiva che colpisce gli italiani non diminuisce.

Oltre all’ammontare della tassazione complessiva, gli italiani hanno anche il triste primato di subire il costo più alto per le energie prodotte dall’ENI; costi che mettono in difficoltà non soltanto i bilanci familiari ma anche le multinazionali straniere che spesso rinunciano ad investire nella penisola. Dai pochi Vostri commenti quando si è parlato di tangentopoli, desumo che non tutti sanno che la cosiddetta “prima repubblica” si sbriciolò a causa delle tangenti Enimont e che , nel 1996, un certo Paolo Scaroni, dopo essere finito in manette, patteggiò una pena ad 1 anno e 4 mesi di carcere per tangenti di svariate centinaia di milioni di lire, versate al Partito socialista per ottenere l’assegnazione di appalti all’ENEL, all’epoca guidata da Scaroni. La condanna ha comportato allo stesso Scaroni una importante promozione e, dal 2005, egli è l’amministratore delegato dell’ENI la quale ha sottoscritto un contratto a lungo termine con la Russia che prevede la clausola del “take or pay” ; devi, cioè, prenotare il gas ma se non lo ritiri lo paghi lo stesso. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Scaroni, questa clausola genera una perdita annua di circa 1,5 miliardi di euro coperta in parte dallo Stato. Il contratto fra ENI e Russia venne, nel 2007, associato da Ilary Clinton ad accordi poco chiari fra Berlusconi e Putin e chi volesse approfondire l’argomento può trovare molta documentazione su internet ma ciò che fa specie è il fatto che nessun giornalista (a parte la Gabanelli, giornalista verso la quale mi inchino) ne parli e ciò mi porta a pensare che, probabilmente, abbiano notevole importanza i 202 miliardi di euro che, ogni anno, ENI destina alla comunicazione pagando fior di giornalisti fra i quali: Lucia Annunziata, Federico Rampini, Carlo Rossella, Giuseppe Turani e Antonio Galdo; un giornalista può scrivere di ENI in piena indipendenza se lavora per ENI?.
Francesco

martedì 16 luglio 2013

Giustizia e sovranità popolare


La Corte Costituzionale ha respinto il ricorso con il quale gli avvocati di Berlusconi hanno tentato di far riconoscere il legittimo impedimento invocato durante un’udienza presso la Corte di Appello al fine di invalidare la sentenza che aveva confermato la condanna in primo grado (fra quattro mesi il reato si prescrive). Ora resta soltanto la Cassazione la quale dovrà limitarsi ad un giudizio di legittimità e per questo, salvo clamorosi quanto, a mio avviso, poco fondati stravolgimenti, dovrebbe rendere definitiva la condanna che impedirebbe al cavaliere ogni possibile carica istituzionale.
segue ........ 


Francesco

giovedì 16 maggio 2013

Affidamento condiviso, uguaglianza o demagogia?


 
Con la Legge n. 54 del 2006, è stato introdotto “l’affidamento condiviso”, un istituto che regola l’affidamento dei figli, e quindi l’esercizio della la potestà genitoriale in caso di cessazione della convivenza fra i genitori.

L’espressione verbale può essere confusa con “l’affidamento congiunto” ma il significato è completamente diverso in quanto quest’ultimo richiede una completa cooperazione fra i genitori che non si ha, perché materialmente impossibile, nel “condiviso”. La materiale impossibilità nasce dal fatto che i due genitori non vivono nello stesso posto e, quando hanno con sé i figli, devono educarli da soli mantenendo inalterata la genitorialità e la relazione genitoriale di entrambi i genitori; concetto molto più facile a dirsi che a farsi. continua

Francesco.

lunedì 13 maggio 2013

Il troppo storpia


Il continuo "confronto" dialettico e gli ultimatum scambievoli che i fratelli-serpenti del nuovo Governo si scambiano , la drammaticità della crisi economica ,hanno fatto passare in secondo piano la tragica sequenza di aggressioni consumate a Milano negli scorsi giorni. Tragedia della follia, si afferma con giustificazioni, dramma per due famiglie che non rivedranno più i loro cari, uccisi da un povero diseredato, anche lui vittima di un sistema ingeneroso e, per tanti aspetti, delinquenziale.

Non riesco a difendere l'aggressore, del quale ha poca importanza il colore della pelle; ne giustifico, in parte l'operato in considerazione delle cause che possono avere determinato la sua aggressività. È quello che è successo, può nuovamente accadere. È sperare che non succeda è pura utopia.  In  tutte le città d'Italia questi giovani uomini si arrabbattano nell'unico lavoro che sia loro consentito quando non sono assorbiti nelle campagne: la vendita di cianfrusaglie, di oggetti di scarsa qualità che è anche difficile comprare. Tutti offrono le stesse cose per cui è proprio difficile pensare che essi , alla fine di una giornata lavorativa, di una settimana o del mese , abbiano guadagnato quanto possa avere in qualche modo soddisfatto le aspettative di vita....continua


Un abbraccio a Tutti,
Carlo Minchiotti

lunedì 18 marzo 2013

Diritto e credibilità



Il mancato rientro in India dei due Fanti di Marina Girone e Latorre è intervenuto dopo che l’Italia ha ritenuto che non fossero stati rispettati dallo Stato che Li deteneva i principi della Costituzione italiana.
Animati da sacro spirito nazionalistico, tantissimi nostri concittadini si sono lasciati andare  a critiche od hanno inneggiato per la decisione assunta dal nostro Governo. In particolare, per l’aspetto negativo, si è detto che, a subire il danno più grave  per la complessa vicenda, siano stati l’onore dei Militari coinvolti e la credibilità della nostra Nazione.
Come sempre accade in queste cose che toccano il cuore degli Italiani, la disinformazione ha fatto premio sul Diritto che, molto chiaramente, soprattutto in questa fase, regola gli sviluppi della delicata e, per molti, controversa questione.  continua ....


Carlo Minchiotti




martedì 12 marzo 2013

La transizione (3)




Non mi ritengo uno studioso di ciò che accade nella Chiesa: piuttosto occupa una parte importante delle mie curiosità l’osservazione delle questioni di Ordine Pubblico Internazionale di cui credo di essere un buon conoscitore per il mio passato di militare  e di Carabiniere. Oltre a ciò l’essere docente di diritto internazionale mi stimola continuamente nello stabilire quali siano i rapporti fra gli Stati e le entità di diritto internazionale che, comunque, dialogano o interloquiscono con gli Stati.  segue .....
Carlo MInchiottti.

( * )  metastoria : ciò che di costante e duraturo permane oltre i mutamenti contingenti della
        Storia ( i.e.)
       

venerdì 8 marzo 2013

Credo di essere un fascista comunista antidemocratico



Prima delle elezioni ho avuto un battibecco su Facebook con l’amico Gino perché avevo espresso mie considerazioni negative sul fatto che la quasi totalità degli amici inneggiava contro tutti i politici di sinistra o di destra anti berlusconiani senza dire mai nulla sull’attività politica di Berlusconi. La discussione è poi continuata anche dopo le elezioni e, causa i risultati elettorali, ho definito gli italiani (votanti e non) un popolo belante beccandomi dell’antidemocratico. A dire il vero qualcuno mi ha anche invitato a lasciare il paese ma ho già risposto che sempre, nel mio percorso di vita, ho lasciato autonomamente e per mia esclusiva scelta gli ambienti in cui non mi sono più sentito a mio agio.
  continua ...........

Francesco

domenica 3 marzo 2013

La transizione ( 2 )

Quando ho visto l’elicottero con a bordo Benedetto XVI andare via dal Vaticano mi ha preso una stretta al cuore: osservare le immagini che la Televisione vaticana trasmetteva dell’uscita del Vescovo di Roma dai Suoi appartamenti privati, con la Guardia svizzera che Gli tributava per l’ultima volta gli onori delle armi, mi ha dato il senso del dramma storico che stiamo vivendo. Nell’ ascoltare il saluto del Papa a Castelgandolfo, terminato con un “ buonanotte” che ha avuto il sapore dell’ “addio “, ha aggiunto allo sconforto l’angoscia e mi sono chiesto: perché tutto questo? Come è potuto accadere che, dopo circa otto secoli, un Papa possa abbandonare il Suo Ufficio di “ Vicarius Christi” e Successore di Pietro? Come paragonare l’abbandono di Benedetto XVI con quello di Celestino V ? Interrogativi tremendi cui tento di dare una risposta. leggi ancora .......

Carlo Minchiotti
( * ) Il Camerlengo( camerarius ), oggi Cardinale Tarcisio Bertone, governa la Camera Apostolica la cui funzione è la: Cura atque administratio bonorum ac jurium temporalium Sanctae Sedis , quo tempore praesertim haec vacua habeatur ( can. 262 C JC) .