lunedì 2 gennaio 2012

Cui prodest?!

Qualche giorno fa, ho letto da qualche parte che, preso atto del calo verticale degli ascolti, è quasi certo che il 2012 sarà orfano del “Grande Fratello” e di tutti gli ammennicoli porno-farseschi che gli hanno fatto da contorno.
Devo confessare che la notizia è stata come una scossa che mi ha svegliato dal torpore soporifero cui mi aveva prostrato la “fase uno” della manovra governativa; finalmente, mi sono detto, in questo Paese di celluloide (e nemmeno di prima scelta) c’è un risveglio, uno scatto di orgoglio da parte di un popolo drogato di nullità: mi dispiace solo per “figli” di Pierfranco!
Ed allora, mi sono messo a riflettere e, si sa, quando uno si mette di buzzo buono a far funzionare il cervello (o quel poco che ne è rimasto) qualcosa ne sortisce, tant’è che, a forza di elucubrare, mi è tornata alla mente una delle innumerevoli “massime” di La Rochefoucauld, sapete uno di quelli che quando pontificava lo faceva sempre “a perenne monito”; dice più o meno così il moralista francese: “Siamo talmente abituati a convivere con le piccole cose che non siamo più capaci di vedere le grandi”.
Lì per lì, mi sono subito chiesto come una frase -ancorché con la dignità di massima- conservasse tutta la sua attualità, a distanza di quasi quattro secoli; poi, mi sono detto che ogni periodo storico non è altro che la risultante del combinato disposto delle miserie e delle virtù degli uomini che lo vivono. Se devo confessare la mia ignoranza, non so bene quali fossero queste miserie e queste virtù nella Francia del XVII secolo; certo è però che quelle parole si attagliano perfettamente al mondo che stiamo vivendo, con particolare riferimento all’Italia.
Sono convinto, infatti, che la miopia strabica che denuncia il Nostro interessi ogni strato della nostra società, con la pericolosa deriva che ha oramai intaccato anche i fondamentali dell’Etica e della convivenza civile stessa; non credo affatto che il nodo gordiano della corruzione, del malgoverno, dell’egocentrismo, dell’ignavia politica che caratterizza l’attuale società italiana sia precipuo solo di determinati “livelli” o di poche caste.
Credo piuttosto che sia talmente generalizzato che è diventato un modus, un habitus comune alla stragrande maggioranza italiota che, proprio in conseguenza di quella miopia strabica, non ha più gli strumenti (non certo materiali) o gli anticorpi per venirne fuori e, quindi, è condannata ad una spiralizzazione inversa che la trascina sempre di più ed inesorabilmente verso la Mediocrità: politica, sociale, economica e, purtroppo, etica!
Non parliamo solo dei beoti che si sono fatti imbonire dai vari “grandi fratelli”, fino a diventarne schiavi; parliamo anche e soprattutto della cosiddetta “classe politica” la cui miopia –ingigantita dall’arroganza- ha indotto l’assurdo che la gente, oramai, non si chiede più se sia onesta o capace, bensì comincia a porsi il dilemma: ma serve?
Se così stanno le cose (perché così stanno), mi domando perché continuiamo a subire salassi da rinoceronti; perché continuiamo ad avere fiducia in un qualcosa che si è auto-screditato; perché continuiamo a vivere “da piccoli”, quando basterebbe poco per incominciare a crescere; già, perché?!
Grazie per le risposte,
Ettore.