Quando vado in ferie in Liguria, sono solito spostarmi con la Vespa, che mi consente di muovermi più agevolmente sull’unica strada disponibile nella regione: l’Aurelia. Effettuo pertanto il trasferimento Milano–Toirano scegliendo ogni anno una strada diversa, rigidamente al di fuori delle noiosissime autostrade.
L’altro giorno, tornando a casa, mi è venuto in mente di passare da Sassello e quindi da Giovo Ligure, teatro dei nostri “campeggi forzati”, delle nostre prime esercitazioni, delle marce estenuanti, delle inesorabili prove valutative e dei primi, timidi approcci con gli “alberi a palla”.
Avevo al seguito una macchina fotografica e mi sono chiesto “perché non immortalare la situazione di oggi, tanto per vedere l’evoluzione dei luoghi?!”: ebbene, quell’angolo di paradiso che aveva dato ospitalità alle nostre confortevoli tende “a canile” è diventato un’area pic-nic!
Ora, quei capannoni che ci ospitavano per la consumazione dei nostri pantagruelici pasti sono adibiti a stalle, o meglio come insegnano i Cavalieri, a scuderie. Ci sono cavalli, capre e un’istruttrice di equitazione certamente più bella dei nostri “amati” Vaccari o Contadini.
Ho scattato qualche foto e, una volta a casa, ho trovato nelle mie vecchie carte un’immagine dell’ingresso dell’accampamento e l’ho confrontata con la realtà odierna. Osservando le due fotografie, ho notato che non è che sia cambiato molto, persino i pali della luce sono sempre gli stessi! Quello che non si vede –e che non ho potuto controllare- se esiste ancora la catena interrata e mimetizzata; ricordate, quel “sistema di sicurezza passiva” che l’Allievo di guardia doveva sollevare all’arrivo di un’autovettura per costringerla a fermarsi e per controllare l’identità degli occupanti.
Allora mi è tornato alla mente quel giorno che fu messa alla prova l’efficacia deterrente di quella famosa catena, quando il figlio del Generale Comandante, ignorando le disposizioni, se ne fregò altamente e, entrando in macchina, trascinò per alcuni metri la catena insieme all’Allievo che, obbediente alla consegna ricevuta, non mollò affatto la suddetta. Vi lascio solo immaginare il caos che si scatenò, tra l’Ufficiale di Picchetto che urlava “chi è il responsabile” (come ci volesse molto a stabilirlo!), il Capoposto che cercava disperatamente di rimettere in piedi il paletto della catena e quel poveraccio di Allievo che se ne stava impalato con la catena in mano e lo sguardo perso nel vuoto. Non mi ricordo chi fosse l’Allievo in questione: chi lo ricordasse, non taccia!
Però, quel figlio era proprio strano! Era lo stesso, ricordate, che giocava a nascondino dietro le colonne del loggiato o delle mansa e ci spiava per carpire chissà quali segreti.
A dire il vero, pure il padre, il “Generale poeta”, in quanto a stranezze non era secondo a nessuno. Scrisse una poesia che fu “naturalmente inserita” nel nostro Numero Unico, a fianco della sua fotografia. Una volta terminata la stampa del volume, la sua Musa gli fece notare che era meglio modificare un verso.
La nuova versione del verso fu stampata su carta adesiva dello stesso colore e poi fu applicata sull’originale. Da parte di chi? Ovviamente degli Allievi che avevano terminato gli esami e non potevano stare in pericolosissimo ozio!
Fui uno dei baciati dalla fortuna!
Ciao a Tutti,
Carlo Maria.




