Finalmente, si è conclusa la “grande operazione democratica” (felice definizione di Mary) con la quale sono state presentate le “primarie” del Centro-Sinistra o del Pd o di qualunque altra entità “di sinistra”; che piaccia o no, esse hanno rappresentato una proficua palestra di confronto interno che ha solo portato benefici ai (principali) protagonisti, in particolare, ed al partito/coalizione in generale. Se si potesse pittare la politica con una pennellata di romanticismo (senza offendere il romanticismo), si potrebbe dire che quel dibattito –pur con tutti i suoi limiti talvolta rasenti l’isterismo- ha dato la sveglia a quel popolo di centro-sinistra, da anni in balia dell’abulia: e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, stando almeno ai sondaggi. Vedremo come andrà a finire quando il “gioco si farà duro” e bisognerà smettere di “pettinare le bambole” (altra felice definizione di Mary) e passare a governare l’Italia; visti i “vincitori” ho dei seri dubbi che sia così semplice ma, come si dice, tentar non nuoce!
Tale indubbio successo fa da contraltare al marasma che regna nella “parte avversa”, ridotta oramai ad un caravanserraglio di mancate prime- donne, di aspiranti prime- donne e di semplici “donne” che non diventeranno mai “prime”. Si sta dando uno spettacolo che definire “indegno” sarebbe solo un pietoso eufemismo; si sta smantellando –per meri e bassi fini di narcisistico protagonismo- un castello che, bene o male, aveva retto come “alternativa”; si sta svuotando di significato quel concetto di Centro-Destra che, invece, ci si ostina a gabellare come proprio vessillo. Questo “popolo” –quello liberal-conservatore- sia avvia a diventare afono, dal momento che non ci sarà più nessuno, di credibile, che parli la “sua” (del popolo) lingua.
Allora sorgono spontanee alcune domande: ma di cosa si sta parlando? Per caso si vuol continuare a chiamare “Destra” questo insieme di guitti, appecorronati ed incapaci? O ci si deve fidare di chi, forse vergognandosi, preferisce farsi chiamare “moderato”? o si deve credere a chi ha consentito che si devastassero le finanze pubbliche con l’arroganza che è tipica di chi si sente al di sopra anche della dignità?
No, Ragazzi, io che da sempre mi vanto di essere “di Destra” non ci sto più; non mi va di essere accumunato a coloro che usano il termine solo sotto elezioni ma poi, per il resto della legislatura, continuano a fare i cavolacci loro, fregandosene bellamente dei Valori che stanno dietro a quel termine e che gli danno sostanza e credibilità.
Quando ho incominciato a capirci qualcosa, sentivo dire che la Destra, quella vera, non è solo una scelta politica. E’ anche uno stato d’animo. E’ un codice etico. E’ un decalogo morale. E’ un modello di condotta. E’ probità, lealtà, coraggio, rispetto delle regole, rispetto del passato, rigore legislativo, intransigenza finanziaria, modestia e decoro.
Ed ora, invece? Ora, quei pochi galantuomini che pur si possono trovare sono sommersi, soffocati, annichiliti, zittiti da coorti di marpioni, di cialtroni, di tromboni, di buffoni. Ed allora, io orgoglioso “uomo di Destra” di antico pelo, io mi sento tradito; io sono stato illuso, perché mi si era fatto credere che la questa Destra era quella di sempre, seppur con un abitino nuovo, più moderno, più proiettato nel futuro; io, con il mio voto, avevo mantenuto i patti; essi no, non li hanno mantenuti, forse per il semplice fatto che tutto sono fuorché di Destra.
E’ amaro (almeno per me) riconoscerlo: la “mia” Destra” è morta, ha cessato di vivere quando gli eredi di Coloro che l’avevano legittimata con la Loro dignità di Uomini e di Politici l’hanno ridotta ad un’entità senz’anima, per di più con forti connotati da lupanare.
Mi resta la solitudine che è propria di chi ha vissuto “credendo” e che non ha più un futuro in cui credere.
E mò che faccio?
Un abbraccio,
Ettore.
