Fra meno di due mesi, questo tanto esaltato –e, subito dopo, vilipeso- Popolo sovrano sarà chiamato a fare da notaio, mandando a “rappresentarLo” una schiera di personaggi del tutto sconosciuti (se non alle Segreterie dei partiti) che si apprestano a dividersi, more solito, un’altra, sostanziosa torta: un’altra pagata da noi!
Da un annetto a questa parte, però, sembra che quel “Popolo” stia timidamente abbandonando la non esaltante veste da bue, per assumere quella, se non proprio da toro, almeno da vitello giovincello, prima che venga sottoposto alla ingloriosa operazione.
Se a questo si aggiunge il (per me) lodevole e, pare, riuscito tentativo del cosiddetto “Governo tecnico” di fare allontanare il Paese da quel pericoloso baratro cui l’avevano colpevolmente spinto decenni di governacci (di ogni colore), si potrebbe avere una timida ma anche ragionevole speranza che il prossimo turno elettorale possa partorire un qualcosa che sia o abbia in nuce, almeno, il meno peggio.
E’ vero che ci vuole ben poco, quasi niente per esserlo; è vero che decenni di malcostume politico non si eliminano “con un sol colpo di scorrevole”; è vero che per espugnare le cattedrali fortificate dei tanti corporativismi non basterebbe nemmeno la più raffinata poliorcetica; è vero che l’atavica propensione italiota al particolarismo egoista (a danno del bene comune) è una tara difficilmente eliminabile; è vero…..è tutto vero ma, almeno, si è riusciti a vedere un qualcosa che smuove la palude e che non sia il solito sasso che fa tanta scena per poi far ritornare tutto com’era.
Finora su questo nostro Blog, abbiamo espresso le nostre opinioni in termini, diciamo così, metafisici, nel senso che abbiamo detto tutto ed il contrario di tutto, magari pure incazzandoci ma tutti ci siamo arenati difronte all’atroce dilemma: “…datemi un nome ed io lo voto!”
Io, però, dico che bisogna, smetterla di cercare “un nome”; bisogna fottersene dei “nomi”, non fosse altro che sono sempre gli stessi e quei pochi nuovi, sono portatori (non)sani di qualunquismo arrabbiato, arruffone, a forti tinte megalomani, totalmente privo di concretezza programmatica.
Io dico che bisogna superare le categorie politiche in cui siamo stati abituati a muoverci sempre più lentamente, sempre più vicini ad una abulica rassegnazione, obnubilati da sconci balbettii, millantati per “discorsi politici”.
Io dico che è ora di rottamare un’Italia pericolosamente “all’antica”, irresponsabile ed instabile, ed iniziare a costruirne Una che l’avvicini a quell’Europa che, ci piaccia o no, è l’orizzonte di tutti i Paesi membri, magari puntando alla realizzazione di quello Stato federale che potrebbe essere la panacea dei tanti guai odierni.
Io dico che bisogna smetterla di farsi “rappresentare” da degli impresentabili, in termini sia di fedina penale che di occupazione pluridecennale di scranno, cercando di individuare persone in grado di riportare al Politica alla sua vera natura: quella di fiume che scorre, impetuoso, tra gli argini della legalità e dell’interesse generale.
Io dico che è necessario passare dalle prefiche, dalle tricoteuses a persone con gli attributi, in grado cioè di saper prendere anche decisioni impopolarissime, purché finalizzate al raggiungimento di una accettabile soglia di stabilità, foriera di progresso.
Ora che ho “detto” tutto questo, Vi dico pure non a “chi” ma a “cosa” darò il mio voto.
Lo darò a quella “cosa” che avrà in programma cose fattibili e non sogni irrealizzabili e, magari, pure dannosi; lo darò a quella “cosa” che mi presenterà una lista di nominativi “scremata”; lo darò a quella “cosa” che mi saprà dimostrare che i sacrifici che mi sono stati e che mi saranno chiesti serviranno per raggiungere un obiettivo ben preciso e non chimere ideologiche o populistiche; lo darò a quella “cosa” che farà sentire me, Italiano generico medio, un partner eguale tra gli eguali e non un morto di fame, per di più claunesco; lo darò a quella “cosa” che sappia guardare al futuro con occhio abile e competente, senza scordare il passato; che sappia finalmente portare a termine tutte quelle riforme indispensabili a traghettare il Paese da una struttura post-bellica ipergarantista ma pesante ad una più agile e più vicina a quella degli altri Paesi con cui dovrà convivere confrontarsi.
Se poi questa “cosa” sarà targata “Monti” o solo vi si ispirerà, poco importa: l’importante che mi dimostri di avere tutte le intenzioni di proseguire sulla strada appena tracciata.
Io la mia l’ho detta e, spero, sia concreta; ora à Vous e…che le danze inizino!
Un abbraccione a tutti,
Ettore.
