Charles De Brosses, magistrato, filosofo e
politico francese, scriveva così da Roma nel 1740:
“ La forma di governo è quanto
peggio si possa immaginare: giusto il contrario di quello che Macchiavelli e
Moro avevano immaginato. Figuratevi cosa può essere una popolazione composta
per un terzo di sacerdoti, per un terzo di persone che lavorano poco e per un
terzo di persone che non lavorano affatto. “
Di consistente, gli Stati
Pontifici avevano solo il territorio e la popolazione. Dal Tirreno
all'Adriatico comprendevano il Lazio,l'Umbria, le Marche, la Romagna e parte
dell'Emilia. Si chiamavano Stati appunto perchè uno Stato non c'era.
Millesettecento anni creano una mentalità radicata e immutabile. Un
guazzabuglio di poteri, di inefficienza, di incompetenza caratterizzavano il
regime papalino. Tutto era saldamente in mano a una burocrazia composta da
oltre 53.000 sacerdoti, l'elemento laico faceva capolino solo se rientrava
nella clientela di qualche alto prelato. Una teocrazia rigida, chiusa a tutto
ciò che si presentava come nuovo,soffocava ogni forma di libertà; il
ricorso ad eserciti stranieri per ripristinare il potere temporale del
“discendente” di Pietro era l'ultima pennellata in questo quadro di
sopraffazioni.
I papi Farnese, Borghese,
Barberini Sforza, Odescalchi, ed altri ancora, avevano formato una aristocrazia
concedendo ai loro familiari titoli e blasoni. Tra questa nobiltà “ nera” e il
clero non ci poteva essere competizione; erano legati da vincoli di sangue. Il
Cardinale diventava Principe e, purtroppo, viceversa. La via al papato era
spianata con o senza intervento dello Spirito Santo. Quando un Papa veniva eletto, i suoi
familiari erano iscritti d'autorità nel “Libro d'oro” del patriziato romano e
il giro ricominciava.
A Roma esisteva una forma
caricaturale di borghesia, quella che ancora oggi va sotto il nome di
“generone”; borghesia formata da famiglie che di padre in figlio si
tramandavano alcune professioni come quelle di notai, cancellieri, medici,
anch'essi naturalmente al servizio della chiesa.
In altri Stati italiani il seme
illuminista diede i suoi frutti perchè a concimarlo c'era la borghesia.
Il”generone” romano vi era assolutamente refrattario. Gli unici luoghi in cui
gli ospiti stranieri trovavano accoglienza e la possibilità di presentare le
nuove idee, erano i salotti dei nobili e dei cardinali. Potevano sì parlare, ma
chi li ascoltava era puntellato al sistema e quindi completamente refrattario.
A Roma, la cultura restava strettamente legata al potere, unico datore di
lavoroe fonte di qualsiasi carriera.
L'unico ceto vivo e vero era il
popolino:ignorante, irrequieto, superstizioso e scansafatiche, a volte
sanguinario, ma festaiolo, dotato di un suo sarcasmo mescolato a scetticismo.
Proprio dal popolino venivano
reclutata la polizia, teppisti mal pagati, violenti e ottusi. Di loro dice
Dupaty:”dei briganti privilegiati che fanno guerra a briganti non
privilegiati.”
Il cardinale Lambertini, eletto
papa col nome di Benedetto XIV, definì quello pontificio un regime ”dove il
papa comanda, i cardinali disobbediscono e il popolo fa ciò che vuole”. Questo
sant'uomo fu una delle poche luci in queste tenebre.
Eppure anche in questo pantano,
spiriti illuminati, liberi e forse sognatori riuscirono per cinque mesi a
fondare la Repubblica romana. Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi
sperarono invano di aver dato l'esempio al popolo. Roma, per quel breve periodo, fu luogo
d'incontro e di confronto tra molte figure del Risorgimento, accorse da tutta
Italia tra cui Garibaldi e Mameli.
Fu banco di prova di nuove idee democratiche che sarebbero diventate
realtà in Europa solo un secolo dopo. I cannoni francesi (ecco ancora lo
straniero invocato dal successore di Pietro) misero fine a questo sogno.
Lo Stato pontificio non ha mai
visto di buon occhio, nel corso dei secoli, la formazione di uno Stato
italiano, situazione che avrebbe urtato contro il potere e i privilegi della
corte papalina e dei patrizi romani. Pio IX, dopo Porta Pia, si chiuse in uno
spendido isolamento durato otto anni dopo aver trasformato Re, Governo,
Parlamento e Popolo italiano in una congrega di scomunicati.
L'effetto di tale atteggiamento
pesò moltissimo sulle anime semplici dei fedeli, specie meridionali che ancora
non avevano digerito l'annessione al nuovo Regno. Teniamo conto che il papa da
pochi mesi aveva ottenuto l'approvazione di un dogma sulla sua infallibilità in
materia religiosa e morale. Ma questo distinguo non era certamente colto dal
fedele analfabeta , per lui il papa era infallibile e basta. Certamente è
merito anche suo se fatta l'Italia non sono stati fatti gli Italiani.
L'interferenza della Chiesa sulla
vita nazionale continuera' negli anni successivi, e ancora oggi....
Chissà se un giorno un papa,
magari amante della storia, avrà il coraggio di riconoscere l'azione frenante
della Chiesa sulla nascita del Regno d'Italia, prima, e sulla creazione di una
coscienza nazionale, dopo. E magari chiederne scusa agli Italiani.
Chissà, forse un giorno....
Massimo RICCOBALDI
