mercoledì 24 ottobre 2012

Così fan tutti

Anche se ultimamente sono poco presente, Vi garantisco che seguo giornalmente il nostro Blog per una sana voglia di sentirVi vicino e, senza alcuna retorica, confesso che i commenti sull’ultimo incontro romano mi hanno commosso. E’ incommensurabile la gioia che si prova nell’essere fieri di ciò che si è fatto e noi lo siamo perché, qualunque sia stato il percorso post Accademia, esso ha avuto quale vettore principale quel principio morale che ci ha spinto all’iniziale scelta.
Giovanni, al fine di dimostrare la sostanzialità della retorica propria di una cerimonia militare, ha fatto il paragone con ciò che avviene in un’aula di giustizia ma io vivo giornalmente in quelle aule e ciò che regola il mio comportamento è pura e semplice educazione civica ben diversa dall’ossequioso rispetto che nutrivo e che ancora sento come parte pregnante del mio essere, verso la nostra Bandiera o verso il ricordo dei nostri Caduti.
Il fine delle Forze Armate porta i propri adepti a vivere in modo diverso dal resto dei connazionali e credo che solo per essi possa valere l’assunto che la retorica è forma e allo stesso tempo sostanza. Quando ci si lega ad un giuramento che non crea solo obblighi limitati al proprio lavoro ma che impone, in maniera totale ed esclusiva, un determinato modo di vivere, elementi quali l’uniforme, i vessilli, le tradizioni, i ricordi assumono la forza vincolante dei principi normativi ai quali attenersi. Nel mondo “civile” non è così perché esiste una continua evoluzione od involuzione sociale ed economica che spesso ti porta a comportamenti lontani da ciò che credevi fosse il tuo modo di essere e penso che oggi, nella Vostra vita di pensionati, non circondati dalle mura di una caserma, Vi siate scontrati con una realtà forse in parte sconosciuta; un mondo dove spesso la disonestà, l’ipocrisia e la menzogna vengono giustificati dalla comune convinzione che “così fan tutti”.
Pensateci, quante volte nella nostra vita di caserma abbiamo giudicato l’operato dei nostri soldati in funzione delle loro idee politiche o della loro cultura o delle loro origini? credo mai …. oggi invece giudichiamo il “peso” di una corruzione o malversazione, in funzione del partito al quale il reo appartiene e tacciamo di bieca ipocrisia moralistica colui che punta il dito verso il malfattore appartenente al partito al quale abbiamo dato il voto. L’onestà, il rigore, la correttezza morale dovrebbero essere principi chiari ed assoluti non valutabili soggettivamente e allora perché quando i soggetti coinvolti sono politici non riusciamo ad essere obiettivi?
La comune convinzione che tutti sono corrotti o che tutti, quando raggiungono il potere, si comportano allo stesso modo toglie ogni speranza verso un futuro migliore e rende privi di significato quei principi sui quali abbiamo basato la nostra vita. Sì perché io credo che a tutti noi sia capitata l’occasione di debordare e se non lo abbiamo fatto non credo che abbia prevalso la vigliaccheria ma, piuttosto, quel semplice attributo chiamato onestà ed è proprio quella onestà che oggi ci da il diritto di puntare il dito verso tutti coloro che hanno dimostrato di non averla.
Alla nostra età il contributo al miglioramento sociale può essere minimo se non irrisorio ma ciò che possiamo lasciare a chi ci sta vicino e a chi ha creduto in noi consiste essenzialmente in quel sacrosanto diritto a giudicare che è proprio di coloro che hanno sempre rispettato le Istituzioni e le norme, morali e legislative, che le regolano. Se la nostra capacità di giudizio viene minata da spinte partigiane o da conoscenze superficiali e/o, ancor peggio, stereotipate, allora sì che anche il saluto a quella bandiera che oggi serviamo al di fuori della caserma potrebbe diventare semplice retorica fine a se stessa.
Questo pensiero lo rivolgo principalmente a me stesso perché nel quotidiano contrastato fra una innata intransigenza ed una più premiante voglia di adattamento non vorrei mai che prevaricasse il concetto “così fan tutti”. A Roma non ho partecipato per motivi di salute ma, con o senza basco, avrei voluto essere lì.
Un abbraccio,
Francesco.