venerdì 23 aprile 2010

Voglia di protagonismo, stampa e politica

Le prossime elezioni sono molto lontane e, in considerazione del fatto che ora ogni “campagna elettorale” sarebbe del tutto inutile, attendiamo con serenità i risultati del governo con la speranza che questi si rivelino positivi per l’intera comunità.
Chiudo, quindi, questa settimana con alcune riflessioni su fatti che mi hanno particolarmente colpito e che qui esterno chiedendo, a tutti coloro che avranno voglia di leggerle, di esprimere il proprio parere; l’intenzione non è “politica” e non dovrebbe dare adito alle remore espresse negli ultimi commenti quindi, caro Giggione, spero di risentirti.
Ieri la mia attenzione è stata attratta da una frase detta dal nostro premier nel duello dialettale con Fini e dall’intervento del presidente americano nel gota borsistico e finanziario mondiale. Fini aveva accusato Berlusconi di non averlo difeso dagli attacchi del “Giornale” e la risposta è stata: “io ho intenzione di vendere la mia partecipazione e se ci sono imprenditori a te vicini intenzionati a comprare che si facciano avanti”. Naturalmente si intendeva la partecipazione nella proprietà del “Giornale” e con queste quattro parole, pubblicamente pronunciate, è stato sancito come naturale o normale che un politico possa acquistare o far acquistare una testata giornalistica di tiratura nazionale per preservarsi da attacchi o per attaccare.
E’ sempre stato detto che i vertici politici americani siano l’espressione di coloro che detengono il potere economico e finanziario ma questa convinzione è stata nettamente smentita dall’ultimo intervento di Obama. Affermare, nella patria del capitalismo puro, che il libero mercato deve comunque rispettare delle regole imposte dalla comunità, ha strappato gli applausi (a mio avviso poco sinceri) degli operatori presenti ma è una evidente dichiarazione di guerra fra la massima espressione polita e coloro che inseguono il profitto su tutto e ad ogni costo.
Oggi il fatto per me rilevante è stata l’accusa, avanzata da una procura siciliana contro un prefetto ed un generale “rei” di aver rispedito in Libia una barca di immigrati clandestini. In questo caso, a mio avviso, siamo davanti al classico esempio di chi vuole fare notizia a tutti i costi interpretando la legge in maniera avulsa anche rispetto alla letteralità del testo. La procura in questione, infatti, avrebbe palesato, nella condotta dei due imputati, un reato contro l’immigrazione archiviando la posizione di coloro che avrebbero materialmente costretto la barca al rientro perché l’ordine non era palesemente illegittimo. L’accusa non regge; che non fossero immigrati legittimi era palese ed esistono specifici provvedimenti legislativi che vietano l’ingresso clandestino; perché, quindi, imbastire un processo giudiziario e mediatico sulla pelle di due persone che hanno svolto semplicemente il proprio dovere?!. In questo caso penso che la voglia di protagonismo personale stia prevalendo sul buon senso e sui personalissimi diritti dei due malcapitati.
Chiudo con un pensiero sui medici che sono stati imprigionati perché accusati di terrorismo e sono ora rientrati in Italia completamente scagionati da ogni accusa. Nessun organo di informazione ha mai detto in cosa consistesse il loro lavoro, quanto guadagnano e quali siano i rischi che corrono ma i messaggi sublimali inviati li hanno rappresentati come anarchici, se non addirittura terroristi, e denigratori della patria pur essendo, verso essa, pretenziosi. Non conosco gli scopi, sottesi o dichiarati, dell’organizzazione di appartenenza ma conosco tanti medici, paramedici, sociologi, ingegneri etc.etc. che si recano in Africa, Asia o in località disagiata semplicemente per aiutare gli altri e confesso che, nei primi tempi, mi lasciavo prendere da considerazioni poco lusinghiere nei loro confronti giudicando più il loro modo di presentarsi che non il loro animo o la loro condotta verso gli altri. Oggi ho capito che si può essere missionari anche senza indossare alcun abito talare e che, forse, la poca simpatia che nutrivo nei loro confronti era dettata dalla personale incapacità di fare ciò che loro fanno.
Un abbraccio a tutti
Francesco

lunedì 19 aprile 2010

Ganzer : anche i tuoi Cappelloni sono con te !


Cari Colleghi ed Amici “in Uniforme”,
la terapia alla quale due giorni fa mi sono sottoposto grazie alla Vostra gentile benevolenza ha cominciato a sortire l’effetto sperato! Molti colleghi ed amici hanno voluto manifestarmi la piena solidarietà ed affettuosa vicinanza al mio Capo Corso: la rabbia e l’inquietudine che mi avevano pervaso e che mi ero permesso di parteciparvi a seguito dell’inverosimile proposta che ancora oggi Vi sottolineo in oggetto, si stanno esaurendo!
Si esaurisce il breve periodo di sconforto e si riapre il cuore alla speranza che qualcosa di concreto posso fare per sostenere l’amico Giampaolo Ganzer.
Ovviamente, non posso interferire direttamente sullo sviluppo del procedimento giudiziario e posso soltanto auspicare che Il Comandante del ROS sappia individuare argomenti utili per tutelarsi: sono convinto che lo saprà fare!
Credo, tuttavia, che la voglia di impegnarmi a favore di Giampaolo Ganzer si possa esprimere in una pluralità di modi, tutti finalizzati a salvaguardare l’onorabilità della figura del mio Capo Corso.
Sono convinto che sia utile creare ed allargare una “corrente di opinione” che sappia celebrarne la figura di uomo e professionista serio ed onesto; eviterò scrupolosamente di suscitare forme di solidarietà compassionevoli e mi sforzerò di stimolare negli Italiani il convincimento che l’attuale Comandante del ROS è un esemplare servitore dello Stato. .
Parlerò con parenti ed amici della situazione che Giampaolo Ganzer sta sopportando invitandoli a diffondere, anche via Internet, la figura di un uomo che non è certo un “narcotrafficante”.
Scriverò in Rete, nei Siti web dei Provider ed in quelli dei quotidiani, commenti che esaltino la Sua figura di uomo e di professionista al servizio delle Istituzioni e dedito con il Suo lavoro a combattere la criminalità organizzata per il bene della Collettività.
Sensibilizzerò colleghi e uomini delle Istituzioni pubbliche pregandoli di impegnarsi con convinzione a difendere il buon nome del Comandante del ROS.
Se il caso, prospetterò ai Media (TV e Quotidiani) la mia disponibilità pregando giornalisti e funzionari di proporsi favorevolmente anche con servizi che possano testimoniare la limpida figura di Giampaolo Ganzer.
Quant’altro mi verrà in mente che contribuisca ad accompagnare affettuosamente e concretamente il duro cammino del mio Capo Corso, agirò rispettoso delle leggi ma con sollecitudine e determinazione.
Al riguardo ed a titolo d’esempio del contributo che ciascuno di noi può dare, Vi riporto di seguito un articolo scritto dal più giovane collega Giuseppe Iacono e comparso oggi su www.napoli.com, il quotidiano on-line di Napoli, il quale illustra spaccati di vita vissuta con Giampaolo Ganzer.
Se invece, sempre a titolo di esempio, Vi volete esprimere con commenti sul Web, digitate su un motore di ricerca come Google semplicemente “Giampaolo Ganzer” ed accedete ai numerosi Blog presenti nel Web (oggi 8.310). Come è a tutti noto il “blog” è una delle forme di comunicazione più diffuse in rete dove si possono raccogliere pensieri ed opinioni personali per comunicare ad altri utenti in forma interattiva, attraverso commenti e feedback: avvenimenti, fatti, notizie e le proprie idee.
La mia sincera gratitudine per la cortese disponibilità con la quale ancora una volta mi concedete un piccolo spazio della Vostra vita.
Un saluto affettuoso e grazie per aver raccolto la mia inquietudine ed avere contribuito al suo superamento.
Sebastiano Bianca.



E' stato attivato su Facebook il Gruppo denominato “Solidarietà a Giampaolo Ganzer” per dare visibilità della considerazione e stima di cui il Comandante del ROS gode.
Iscriversi è un’ottima iniziativa che andrebbe divulgata a tutti i colleghi ed amici ”in Uniforme” e da questi ai propri amici e parenti; è una opportunità per esprimere “pubblicamente” il proprio concreto sostegno che andrebbe utilizzata a fondo.


Con un po’ di buona volontà si può dare visibilità a migliaia di espressioni di solidarietà!




Il "Vecchio Soldato" ha scritto :


Delusione senza sorprese.

Carissimo Ettore,

come spesso mi rimproveri, partecipo poco al blog (sebbene lo legga sempre con molta attenzione), ma questa volta, superando la ritrosia che ben conosci, desidero intervenire per dire qualcosa su Giampaolo Ganzer.

Conosco Giampaolo da quando avevamo entrambi i “pantaloni corti”, siamo cresciuti insieme alla “Nunziatella”, dove da incerti sbarbatelli siamo progressivamente cambiati in consapevoli giovani uomini.

Lui friulano di nascita, io, in quel periodo, friulano anagrafico per effetto delle tante peregrinazioni che hanno scandito la mia vita adolescenziale, insieme abbiamo vissuto la nostra amicizia persino durante gli interminabili viaggi in treno da Napoli verso il pordenonese.

Capo Corso dei nostri anziani in Accademia, qualifica, se non sbaglio, attribuita per la prima volta nella storia dell’Istituto ad un Allievo dei Carabinieri (e nel caso di Giampaolo poteva mai essere diversamente ?).

Da grande” ne ho seguito le sorti e soprattutto ho intimamente e sinceramente gioito per i suoi successi.

Tanti successi, solo successi, in una vita difficile, sempre in prima linea, lontano dal conforto delle scrivanie, benvoluto senza riserve da coloro con i quali ha operato - primo fra tutti, il Generale Dalla Chiesa – seguito senza ma e senza se da tutti i suoi subordinati (e scusa se è poco !) per i quali ha sempre rappresentato un esempio, un riferimento sicuro, un Uomo certamente esigente ma pronto a proteggerli, insomma un Ufficiale dell’Arma esemplare di cui mi sono sempre vantato con orgoglio e a piena voce di essere amico vero da lunga data.

Ho spesso incontrato Giampaolo anche nel recente passato, quando la sua posizione di grande prestigio e l’incarico da me svolto presso lo Stato Maggiore dell’Esercito ci hanno portato a frequentare per qualche ora i medesimi ambienti diplomatici o istituzionali.

Bene, anche da “vecchioGiampaolo è rimasto quello di sempre: sano nei principi, trasparente nel comportamento, riservato e al tempo stesso estroverso, determinato nell’azione, sereno nel decidere, mai preoccupato della carriera, in altre parole quello che io definivo e continuo a definire “un Comandante vero ed un uomo libero”.

Dico questo per unirmi alle espressioni di solidarietà e di stima che da più parti, con genuina sincerità, esprimono il disappunto e l’incredulità per ciò che in questi giorni sta angustiando la vita di Giampaolo.

Desidero però aggiungere qualcos’altro, solo per giustificare il titolo che ho voluto dare a questi pochi spunti, ossia “Delusione senza sorprese”.

Certo, delusione !

Delusione nei confronti di un gerarchia - voglio essere ancora più chiaro, mi riferisco ai vertici dello Stato Maggiore della Difesa ed del Comando Generale dell’Arma – gerarchia che avrebbe dovuto prendere una posizione netta nei confronti di quanto successo, magari pretendendo lo spazio per una presenza autorevole (già, chi ?) nei Telegiornali o nelle tante (troppe) trasmissioni televisive di (dis)informazione o di (pseudo)approfondimento, nel cui ambito affermare, con piglio duro e poco propenso alle metafore, argomenti del tipo “ pur confidando pienamente nell’opera della Magistratura (sic!), siamo certi che il Generale Ganzer sia assolutamente estraneo a … , ne conosciamo da lungo tempo le capacità ed il valore, ha dimostrato con la sua storia personale assoluta fedeltà alle Istituzioni ed ha sempre operato con i fermi propositi di un vero ed onesto servitore dello Stato. Egli pertanto ha il nostro totale sostegno e proseguirà a svolgere le delicate mansioni che fino ad oggi gli sono state affidate e che hanno portato a … “.

Sono frasi come altre, buttate lì di getto così come le sto pensando, senza fronzoli misteriosofici, certamente migliorabili sul piano formale, ma dirette ed esplicite nei contenuti.

E non mi dire che tutto ciò è stato fatto, perché a parte qualche opaca “nota di agenzia”, non ho visto alcuno prendere posizione come il caso – e soprattutto Giampaolo - avrebbe meritato.

D’altra parte, però, pronunciare queste frasi con il piglio che avrei voluto sentire richiede coraggio.

Non il “coraggio della Magistratura che pretende di essere autonoma ed indipendente (toh!), ma che contemporaneamente, a meno di qualche sparuta eccezione, si riconosce in un’associazione “democratica” di chiara ispirazione politica e per nulla diversa da un qualunque sindacato (notoriamente tutt’altro che autonomo ed indipendente).

Parlo del coraggio vero, quello che gli uomini in uniforme dovrebbero esercitare giornalmente come si fa con i muscoli quando li si vuole mantenere in forma, non mi riferisco scontatamente al coraggio di “andare in battaglia o di trovarcisi coinvolti” (figuriamoci!), parlo più semplicemente del coraggio di esporsi e di mettere la faccia nelle situazioni che scottano e che affliggono i propri uomini, costi quel che costi, senza timori reverenziali verso chicchessia (inclusi onorevoli, magistrati e verbivendoli di varia natura).

Coraggio che evidentemente non esiste più, nemmeno o soprattutto in coloro che avrebbero il dovere di possederlo.

Coraggio che è mancato persino per prendere apertamente e visibilmente le difese di un Signor Ufficiale Generale dello stampo di Giampaolo Ganzer, sulle cui spalline - nonostante io non beva e fumi sigarette acquistate … esclusivamente dal tabaccaio sotto casa – vedo “quadruplicato” quel grado di Generale di Brigata che da troppo tempo indossa, nonostante i tanti meriti – meriti reali acquisiti sul campo, non dietro una scrivania – che lui e solo lui può vantare.

Io, Ettore carissimo, queste cose - indipendentemente dall’incresciosa vicenda (e non è la prima) che affligge Giampaolo - le dico da tempo, dunque nulla di nuovo sotto questo cielo.

Di qui, la mia “delusione senza sorpresa”.


Alessandro Pompegnani






Lettera aperta all’amico Alessandro Pompegnani.

Carissimo Pompegnani,
mi è particolarmente gradito sentirti; certo, Ti leggo ma nel contempo mi pare di ascoltare la Tua voce tra le sale di quel Palazzo Carli in Verona. Ricordi? Il Comando delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa, ormai estinto!
A dir la verità, Ti ricordo anche tra i corridoi di Palazzo Ducale, in Accademia a Modena, quando Ti costringevo a fare qualche disegno/caricatura/fumetto per il mio Numero Unico. Ricordo bene o la memoria comincia a far qualche brutto scherzo!
Mi spiace invece che l’occasione di rivederti non sia tra le più felici; si, mi sembra di rivederti e di riascoltarti ma, purtroppo, in una circostanza triste quale è quella che con tanta sensibilità Tu e Iacono avete descritto.
Le Vostre espressioni di solidarietà commuovono, insieme a tante altre che hanno inondato in Facebook la Pagina del Gruppo “Solidarietà a Giampaolo Ganzer”. Tuttavia tanta partecipazione ha provocato la soppressione della Pagina attivata sul Social Network……mi hanno detto “per il bene di Giampaolo Ganzer”!
Qualcuno ha subito esclamato che “se fosse stato attivato un Gruppo pedofilo, antagonista, drogato, mafioso o criminale, staremmo ancora ricevendo adesioni da destra e da manca (soprattutto da manca, ovviamente)”! Un altro collega cinicamente, con il proverbiale “ve l’ho avevo detto”, ha più semplicemente suggerito di aprirne un altro che attirerebbe maggiori consensi e la cui soppressione non sarebbe neppure ipotizzabile: Gruppo “ Elogi al Magistrato……con quel che segue”.
E’ indubitabile che Giampaolo Ganzer, uomo riservato, potesse non gradire iniziative e manifestazioni corali in Piazza S. Giovanni a Roma o davanti al Tribunale di Milano! Non le ho mai chieste né le avrei mai sponsorizzate. Ma la pacifica, educata, composta e seria iniziativa di solidarietà ed amicizia di quella Pagina in Facebook, in quel vaso di Pandora che sono i Social Network dove puoi inserire proprio di tutto, credo non facesse male ad alcuno.
Anzi, le attestazioni di vicinanza e solidarietà a Giampaolo Ganzer davano anche sfogo “controllato” alla rabbia e all’amarezza represse di quei tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di essergli amico e di quegli altri che ne hanno sempre apprezzato “da lontano” la lotta contro le Brigate Rosse, i successi contro i narcotrafficanti, il contrasto alle organizzazioni criminali e mafiose…….e sono convinto che Giampaolo Ganzer ha molto gradito tutto questo e mi deluderebbe se così non fosse.
Aver chiuso la Pagina su Facebook, è il mio parere, è stato un segnale di ulteriore debolezza dei nostri Vertici istituzionali anche se forse non hanno responsabilità dirette nell’eliminazione. Aver fatto pressioni per chiuderla è stato un errore.
Quindi caro amico mio, si Ti ricordo in amicizia nel periodo in cui ho con Te condiviso gli incubi delle Divisioni corazzate ungheresi che varcavano la “Soglia di Gorizia”e straripavano nella pianura padana; dicevo, stimato amico mio, Ti sto offrendo un ulteriore ragione per porre un grosso timbro di convalida alla “Delusione” che hai genuinamente manifestato.
Inoltre, devo confessarti che anch’io ho ricevuto qualche pressione da parte di colleghi, forse gli stessi che hanno “suggerito” ai fondatori di eliminare il Gruppo in Facebook; hanno prospettato che, nell’incertezza dell’utilità di atti corali nel WEB e nei Social Network e con la possibilità che possano danneggiare Giampaolo Ganzer, sarebbe meglio per il Suo bene operare con un basso profilo. In buona sostanza, si suggerisce di proseguire con l’assordante silenzio che so per certo pervade chi ha a cuore le sorti delle sane Istituzioni del nostro Paese e dei suoi uomini migliori.
Naturalmente, ho apprezzato i fraterni suggerimenti ed ho replicato che mi ritirerò volentieri in buon ordine se i Vertici istituzionali daranno certezze sulla salvaguardia dell’onorabilità del collega ed amico Giampaolo Ganzer, ancora oggi compromessa dalle numerosissime cattiverie ed insulti diffusi dai media in Rete.
Nel frattempo, poiché il tempo del timore e del silenzio per quanto mi riguarda è finito, vado avanti nel WEB, con commenti sui Blog e sui quotidiani on-line, informo colleghi, parenti ed amici sull’incresciosa vicenda giudiziaria del Comandante del ROS pregandoli di fare attività anti-demonizzazione: il tutto in assoluta autonomia ed indipendenza senza costituire Comitati od Associazioni di sorta!
Per chiudere, direi non sia disdicevole che anche la Tua lettera avesse ulteriore divulgazione, come “Lettera aperta”, tra colleghi ed amici di altri corsi ai quali, ovviamente con la Tua approvazione,” potrei inoltrare il Tuo scritto: potrebbe anche stimolare i colleghi ed amici più “pigri” e, chissà, magari sollecitare l’intervento pubblico di qualche superiore Autorità.
Ho veramente sentito piacere nel “rivederti” e nel “risentirti”.
Un caro ed affettuoso saluto,
Sebastiano Bianca.


sabato 17 aprile 2010

Senza titolo.

Tra le innumerevoli incombenze che avevo quale Capo Ufficio OA del Cdo RMCE, c’era anche la gestione dei concorsi, che spaziavano dal pullman per l’UNUCI, al gruppo elettrogeno per qualche sgarrupato ospedale, alla bonifica di Maccarrese che si allagava invariabilmente ogni autunno, ai ponti Bailey per ripristinare la circolazione, ai più svariati per le associazioni di volontariato, allora ancora allo stato embrionale.
Fatti salvi quelli che dovevano far fronte a vere e proprie emergenze (e, per i quali, i vari beneficiari si sperticavano in ringraziamenti), gli altri erano solo il classico esempio di sfruttamento di “pantalone” per poter fare bella figura e pure gratis, magari pretendendo sempre di più, tanto che il Comandante pro tempore (raro esempio di bersagliere pensante) decise di darci un taglio decisamente netto.
Parto da questo amarcord di un passato esaltante, per agganciarmi alla realtà odierna in cui le associazioni si sono moltiplicate in maniera esponenziale: tutti che chiedono oboli per gli scopi più nobili e più strappalacrime; altri che vendono fiori, bonsai, uova di Pasqua e quant’altro; altri che ti mandano i cartoncini augurali ad ogni festività; altri che si auto- incensano, si fanno pubblicità, spillano quattrini a destra ed a manca e, talvolta, incartano il malloppo, fanno il gesto dell’ombrello e...spariscono.
Queste riflessioni hanno incominciato a sfrugugliarmi il cervello dopo aver assistito all’impietosa performance che uno di questi guru della “solidarietà”, Gino Strada, ha messo in scena all’ultima puntata di Annozero, che sono stato costretto a vedere per l’assoluta mancanza di alternative (almeno per i miei gusti) sulle altre reti televisive e non, come insinua il buon Oliviero, perché sto diventando “rosino”, che è propedeutico al “vermiglio”, a sua volta propedeutico al “rosso”.
Credetemi ragazzi; sinceramente, non pensavo che si potesse essere così spocchiosi, che si potesse essere così spudoratamente “schierati”, che si potessero raccontare tante balle come ha fatto quel “signore” per tutta la durata della trasmissione: nemmeno la bufala delle “armi di distruzione di massa” regge al confronto!
A parte il fatto che si è avventurato su un terreno a lui non noto (tanto da riuscire nell’ardua impresa di far fare bella figura a La Russa, nonché da prendere “schiaffi” da uno come Lutwak), io mi domando: ma chi è costui che si permette di lasciar, subdolamente, intendere che i soldati di ISAF (i nostri compresi!) sono assimilabili ai talebani?! chi è costui che va pontificando sulla Costituzione, sulle risoluzioni dell’Onu, sulla legittimità dell’intervento in Afghanistan?! chi è costui che sfrutta una televisione pubblica per fare pubblicità a sé ed alla sua organizzazione?! dove prende i quattrini costui per tenere in piedi un qualcosa di cui si avvale per sputtanare lo Stato italiano?!
Ritornando al mio amarcord, non vorrei che costui fosse uno dei tanti che chiagneno e fottono, sfruttando la sensibilità e la buona fede dei tanti (primi fra tutti, il personale medico che opera nei suoi ospedali) al solo scopo di avere la ribalta e .....
Non vorrei che se ne avesse a male il buon Giggione, però io continuo ad avere serie e motivate perplessità circa la cristallinità di tutti questi “volontari”, soprattutto quando comincia a circolare il quattrino, quando cominciano a sorgere edifici, quando si cominciano ad acquistare terreni, quando si cominciano a gestire centinaia di collaboratori, magari gratis.
Secondo me “quattrini” e “nobili intenzioni” quasi mai si azzeccano: basta rivisitare il periodo delle Crociate, con un occhio non agiografico.
Ciao a tutti, Ettore.



Nota : Ettore ha lasciato a me l'onere del Titolo, io non riesco a trovarlo.
Provateci Voi!
Oliviero

venerdì 16 aprile 2010

Che tristezza !




Leggo sull’ “Arena” del 15 aprile l’articolo sui “27 anni” di reclusione chiesti in requisitoria dal PM di Milano a carico del Gen.B.CC Giampaolo Ganzer, nel noto processo che lo vede coinvolto insieme ad altri subordinati: Ganzer, attuale Comandante dei ROS, ex Comandante (e che Comandante !) del Provinciale di Verona.
Non entro nel merito di vicende processuali che non conosco, sfioro solo quello dei “teoremi” che hanno visto messi alla gogna mediatica e giuridica il Cap. Ultimo, colui che fece arrestare Totò Riina, il Gen. Mori, anch’egli ex Comandante dei ROS e messo dietro al tavolo degli imputati dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, politico della vecchia DC, ex Sindaco di Palermo e comprovato membro di Cosa Nostra.
Che tristezza! Se non fosse per i miei anni, viene proprio voglia di andarsene da questo paese!
Conosco il Gen. Ganzer da quando aveva 18 anni, Capo corso del corso 1963-66 della Scuola Militare Nunziatella, frequentata da chi scrive nel corso 1965-68. Capo Corso significa : il migliore di tutti!
Ho seguito Ganzer all’Accademia Militare di Modena, Allievo Ufficiale dei Carabinieri, io dell’Esercito: anche li, Capo corso del 149° Corso. E anche a Modena, Capo Corso significava e significa : il migliore di tutti!
Il 149° corso! Del successivo, il 150° “Montello”, il mio Corso, ha fatto parte poi Emanuele Basile, Capitano dei Carabinieri ammazzato a Monreale da Cosa Nostra il 4 maggio 1980 davanti alla moglie Silvana e alla figlia Barbara, di 4 anni.
Tornando a noi, di quel corso Ganzer è stato Il Migliore di tutti, per senso di disciplina, umiltà, rigore morale, rendimento, attaccamento al dovere, spirito di sacrificio. Nel tempo ha acquisito competenze professionali rare, preziose, eccezionali !
L’ho incontrato in diverse occasioni nel contesto dei raduni annuali degli Ex Allievi Nunziatella a Napoli, per l’anniversario di fondazione della Scuola e il giuramento degli Allievi appena entrati; gioviale, di compagnia, ma sempre estremamente riservato; l’ho incontrato a Verona, quando ha comandato il Provinciale, lasciando un impronta indelebile nelle menti e nei cuori del personale sottopostogli.
L’ho incontrato a Modena, nel 2008 , alla cerimonia del 40ennale di ingresso del mio Corso in Accademia.
Di Giampaolo Ganzer, per quello che può servire, testimonio l’assoluta integrità morale,la determinazione, l’abnegazione e la competenza a perseguire gli obiettivi che gli venivano affidati; mai una parola fuori dalle riga; e in quanto ai suoi pensieri? Allineati, coperti ed impenetrabili, come ogni buon Carabiniere deve saper fare.
A Giampaolo Ganzer va quindi tutta la mia stima, il mio affetto e il mio grazie, come cittadino Italiano, per tutto quello che ci ha dato e spero ci darà ancora, come sempre, “uso ad obbedir tacendo".

15/04/2010
Giuseppe Iacono
Verona

Accademia: PERICOLO CROLLO !!!!


Dopo aver letto l’articolo che mi ha mandato il buon Oliviero, credetemi sono rimasto allibito, disgustato, incavolato nero e....mi fermo qui per ovvie ragioni di buona educazione.
Non so se le affermazioni dell’Assessore vermiglio di cui Oliviero è follemente innamorato siano vere o se, come si dice a Roma, ci faccia la manghena; certo è quelle storiche mura (se vogliamo essere aulici) o quel bel gioiellino d’arte settecentesca (se vogliamo essere concreti) sta proprio ‘nguaiato!
D’altro canto, non ci volevano certo le esternazioni dell’Assessore vermiglio mentore di Oliviero per constatare lo stato impietoso in cui versa il Palazzo Ducale; sono stati sufficienti i nostri occhi per prendere atto del degrado strutturale in atto.
Parlavano da sé i muri scrostati; il pavimento del Loggiato imbarcato; lo Scalone d’Onore che, di “onorevole”, conservava solo un lontano ricordo; quella pregnante aria di abbandono, quasi di muffa stantia, che si respirava in ogni dove; quel commovente e patetico tentativo di apparire quello che, ahimé, non si è più!
E allora, chi o quanti sono coloro che hanno permesso che si arrivasse a questo desolante epilogo?!
Non sarebbe più dignitoso smetterla di pavoneggiarsi di un blasone che non si è più in grado di onorare?! ( mi viene in mente il “conte” magistralmente interpretato dal grande Tognazzi in “Amici miei”!)
Non sarebbe più saggio valutare attentamente “offerte”, apparentemente, favorevoli, non fosse altro per non rendersi dolosamente colpevoli di un disastro annunciato?!
Vorrei poter dire tante altre cose ma mi sta prendendo il magone, perché, il decadimento di quelle mura, coincide orribilmente con il decadimento dei miei più bei ricordi di gioventù.
Ciao a tutti, Ettore.


venerdì 9 aprile 2010

Se l’ombrello è già stato inventato, occorre davvero inventare l’ombrello all’italiana ??

Oltre alla dichiarazione unilaterale di “silenzio stampa” da parte di Oliviero, le consultazioni elettorali regionali appena tenutesi hanno indotto due conseguenze decisamente importanti: l’inconfutabile vittoria del centro-destra (ed il contestuale, ulteriore ridimensionamento del centro-sinistra) ed il dichiarato avvio delle riforme.
La prima conseguenza, se ci si fermasse ai soli freddi numeri, non abbisognerebbe di commenti; però, se quei numeri si leggono con una lente socio-politica, non si può non convenire che l’Opposizione ha perduto –oltre ad un certo numero di Regioni- anche un’altra occasione per uscire dall’angolo di un nichilismo propositivo che rasenta quasi l’autolesionismo.
Anche se i vincitori non sono certo delle aquile politiche o degli tsunami dell’innovazione (io non ho sentito un programma uno degno di questo nome!), gli sconfitti hanno forse sottovalutato l’intelligenza degli Italiani che non hanno abboccato al qualunquismo sterile ed insultante che era stato loro millantato come “alternativa” alla madre di tutti i mali.
Resta pur sempre il fatto (e lo dico con profonda amarezza) che abbiamo una “classe politica” che, in maniera salomonicamente bipartisan, appare del tutto inadeguata a far fronte ai gravissimi problemi che affliggono questo disgraziato (per colpa loro!) Paese e che esiste solo per giustificare la propria esistenza.
Questi i fatti: passiamo ora alle speranze!
Da tempo immemorabile, quella stessa “classe” - in perenne deficit di proposte serie- continua ad ammiccarci con l’inderogabile necessità di riforme le quali, visto chi sono gli ammiccatori, restano sempre nel mondo dei sogni e delle speranze, pronte a tornar buone, tuttavia, per la prossima tornata elettorale.
Ora, sembra che sia venuto il momento buono e tutti ma proprio tutti (dal Capo dello Stato in giù) non fanno altro che portare il loro mattoncino per incominciare finalmente ad edificare o, se si preferisce, a modernizzare una struttura istituzionale che tutti ma proprio tutti continuano a dichiarare inadeguata al terzo millennio.
Senza voler entrare nel merito per evidenti carenze conoscitive ma da semplice e modestamente acculturato cittadino-contibuente, ritengo che quanto si sta vociferando in giro potrebbe costituire una buona base di partenza per dar vita ad un nuovo sistema costituzionale ed a quel federalismo fiscale, da quasi tutti invocato e presentato come la panacea di ogni sperpero.
Con la lucida competenza che gli è propria, sul “Corriere” di oggi, il Prof. Sartori fa una serena disanima dei pregi e dei difetti dei vari “modelli” (presidenzialismo, semipresidenzialismo, cancellierato....) e, anche se ritiene che il semipresidenzialismo sia preferibile, mette in guardia circa il pericolo di volere far entrare a tutti i costi il “modello” negli attuali schemi italiani, primo fra tutti la legge elettorale. Insomma, se si deve fare questa riforma, che la si faccia con tutti i crismi, avendo il vantaggio di conoscere come e se ha funzionato nel Paese preso a riferimento: evitiamo, per piacere, di fare una riforma “all’amatriciana”!
Ieri sera, siccome non si vedeva bene il canale che trasmetteva una partita di calcio, obtorto collo mi sono messo a vedere Annozero che ospitava nientepopodimeno che il Ministro Tremonti; stranamente e fortunatamente, la trasmissione è stata interessante e si è sviluppata in un clima sereno, se si esclude qualche frecciatina da ambo le parti.
Il motivo conduttore era il “federalismo fiscale” e, fatta la tara dei molti voli pindarici, la conclusione è stata pressocché unanime: non si può andare avanti con un sistema fiscale accentrato nell’imposizione e decentrato nella spesa.
Va riconosciuta a Tremonti l’estrema prudenza con cui sta affrontando il problema perché va da sé che anche il più piccolo errore nell’attuazione della legge istitutiva porterebbe a conseguenze a dir poco disastrose in un sistema già di per sé disastrato.
Questa volta, a smentire il mio malinteso “pessimismo”, sono fiducioso, primo perché voglio illudermi che la “classe” abbia il pudore di non volersi sputtanare un’altra volta; e secondo perché, dopo aver assistito a due eventi ritenuti irrealizzabili come la caduta del comunismo e la Signora in serie B, potrei essere ancora in vita per assistere ad un miracolo: un’Italia che funziona!
Ciao a tutti, Ettore.

martedì 6 aprile 2010

Omicidio colposo e omicidio volontario

Ettore mi ha posto la seguente domanda: “Mi spieghi perché se un ubriaco/drogato(che non può non essere consapevole che il suo stato è pericoloso per sé ma soprattutto per gli altri) fa una strage mentre guida, viene incriminato per omicidio colposo, mentre se un Carabiniere che sta compiendo il suo dovere viene quasi investito dall’auto dei criminali che sta cacciando, spara e ne fa secco uno è incriminato per omicidio volontario”.
Rispondo volentieri senza avere la pretesa di tenere una lezione di diritto penale e con la speranza di avere gli autorevoli commenti dei nostri amici carabinieri fra i quali i presenti al blog o agli incontri, Carlo ed Elio.
Nell’omicidio colposo, l’agente non vuole cagionare l’evento lesivo, tuttavia questo si verifica come risultato della propria condotta, per negligenza, imprudenza o imperizia (colpa generica), ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (colpa specifica).
Nell’omicidio volontario, l’elemento psicologico richiesto è il dolo generico che si sostanzia nella coscienza e volontà di uccidere un uomo e questa volontà può assumere diverse gradazioni: dal dolo eventuale, in cui vi è la sola accettazione del rischio dell’evento; al dolo diretto in cui l’evento è accettato perché altamente probabile o certo; al dolo intenzionale quando l’evento è perseguito come scopo finale; sino al dolo alternativo quando non necessariamente si vuole la morte ma la condotta è perseguita con mezzi idonei a cagionarla.
Circa un mese fa vi è stata una sentenza della Cassazione che ha considerato volontario l’omicidio stradale causato da un agente sotto l’effetto di alcol e droghe ed è stata la prima ma è prevedibile, per ciò che si dirà in seguito, che nel futuro prossimo sarà seguita da altre.
L’accertamento in concreto della volontà omicida, quale risultato di un intimo processo volitivo, è piuttosto complesso e chi giudica, in mancanza di ammissioni o comprovate esternazioni, deve necessariamente affidarsi ad elementi esteriori quali il mezzo usato, la micidialità dell’arma, la distanza, la direzione e tutto ciò che materialmente ha contribuito alla condotta.
A questi elementi materiali va aggiunto ciò che potremmo definire il vero vettore dell’interpretazione e che chiameremo “inclinazione sociale”; e’ l’inclinazione sociale, variabile nel tempo e nello spazio, che può dare la veste di “arma assassina” ad un’auto guidata da un ubriaco/drogato o di strumento di difesa ad una pistola usata a pochi metri di distanza contro chi scappa.
Negli anni settanta, quando le droghe leggere o l’alcol erano visti come strumenti per sfuggire dalla “brutalità” del mondo e per meglio amare, era impensabile ad una sentenza come quella odierna mentre domani, a differenza di allora, potremmo avere sentenze che giudicano come colposo un omicidio commesso dal tutore dell’ordine anche se non necessario.
In sostanza, come aveva già commentato in un precedente commento, il legislatore emette le leggi sulla base di ciò che il popolo vuole in quel momento; il magistrato le deve interpretare secondo gli umori di un’epoca successiva.
Il mio parere di uomo e non di avvocato!? chi volutamente, dopo essersi ubriacato o drogato, si mette alla guida di un veicolo per recarsi su una strada pubblica non può non prevedere un evento quale l’omicidio e, quindi, va incriminato per omicidio volontario; il tutore dell’ordine che spara a breve distanza contro chi non ha armi, non può non prevedere l’uccisione di colui contro il quale ha diretto l’arma e, quindi, va incriminato per omicidio volontario.
Vi abbraccio
Francesco