sabato 30 novembre 2013

.....ancora sul Calcio


Avevo già espresso il mio parere sull’opportunità o meno di continuare a considerare uno sport il Calcio ma le recenti notizie dalla Polonia mi spingono a tornare sull’argomento.

Veramente ne avevo già avuto voglia in occasione della scandalosa vicenda della Nocerina ma poi avevo pensato di non insistere.

I  “fatti” o meglio i fattacci di Varsavia hanno, ancora una volta, mostrato l’aspetto peggiore di uno sport –cui viene universalmente riconosciuta una quasi “supremazia” planetaria- su cui –come su altro- non ci si può esimere da fare alcune considerazioni

Dopo aver rinnovato tutta la mia esecrazione per le violenze che accompagnano ormai tutte le partite, sia dentro che fuori degli stadi; dopo aver ripetuto che questa attività è diseducativa e ridicola per i comportamenti dei giocatori  in campo e fuori; dopo aver ribadito che i compensi e gli introiti delle squadre sono scandalosi e che dovrebbero essere tassati al 75% come in Francia, devo esprimere tutto il mio apprezzamento per le forze di Polizia della Polonia che, in un colpo solo, hanno arrestato oltre 100 scalmanati, impedendogli anche di vedere la partita.

Sono proprio contento ma mi chiedo (e chiedo a chi ne sa più di me in fatto di ordine pubblico) : come è possibile che da noi, anche in occasione degli scontri più violenti, in presenza di feriti e devastazioni, al massimo vengono fermati pochissimi individui, subito dopo rilasciati dalla Magistratura ?

Siamo abituati a vedere le nostre forze di polizia schierate per ricevere insulti di ogni genere, lanci di oggetti di ogni tipo e rimanere impassibili mentre il comune senso di giustizia vorrebbe una energica reazione.

Ricordo che anni fa a Roma i “tifosi” assalirono una caserma della PS a Via Guido Reni e le autorità apprezzarono vivamente che non vi fosse stata alcuna reazione ….. come se fosse stato il comportamento più eroico possibile !

Qualcuno mi dirà che anche all’estero gruppi di “tifosi” sono violenti; è vero però la violenza vengono a praticarla prevalentemente in Italia, perché al loro Paese non si permettono di farlo altrimenti sono convinto che avrebbero lo stesso trattamento della Polonia.

Allora, quali sono i motivi di questa eccessiva permissività che rilevo? E’ colpa delle leggi oppure chi ha il compito di garantire la sicurezza preferisce lasciare correre, anche perché, in caso di arresti massicci, non saprebbe dove portare i fermati e soprattutto, in attesa di un giudice disposto a convalidare i provvedimenti restrittivi, avrebbe  pure l’onere della custodia ?  

E’ del tutto ovvio che queste considerazioni sono da trasferire in blocco anche a tutte le “manifestazioni di protesta” che frequentemente sfociano in guerriglia e, guarda caso, i protagonisti sono, a volte, gli stessi .

Saluti dal freddo,

Giovanni

martedì 26 novembre 2013

Realtà e retorica



“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”

Queste parole furono pronunciate da Robert Kennedy poco prima di essere ammazzato e sottolineano quanto grande fosse la diversità da quel fratello maggiore che ancora oggi è il Presidente degli Stati Uniti più amato e più ricordato.   

J. F. Kennedy fu, apparentemente, il presidente dell’innovazione, dell’apertura ai neri e ai ceti più bassi ma, oltre ai discorsi, nella sua breve vita presidenziale non ha emesso un solo provvedimento che potesse definirsi di carattere sociale. La sua azione governativa fu caratterizzata da una lotta continua e senza esclusione di colpi contro gli apparati più potenti (CIA in testa) con lo scopo di ridare alla figura del Presidente il prestigio e l’importanza che aveva perso. Il ritiro delle navi russe, senza colpo ferire, fu l’unico suo grande e vero successo politico.
 
Robert era diverso, era un uomo buono e altruista che anteponeva il bene del popolo al prestigio personale e all’immagine di forza e potenza che tanti americani avrebbero voluto per la propria Nazione. Politicamente si discostava dallo stereotipo borghese/bigotto che caratterizzava il gruppo di famiglie potenti ed importanti al quale la sua apparteneva e, anche se egli stesso avrebbe considerato bestemmia questa definizione, era un socialista puro. Se così non fosse non potremmo dare un significato concreto alle parole su riportate perché quando si auspica l’intervento dello Stato per limitare la forza devastante dei mass media o per rendere la sanità accessibile a tutti o per incidere sull’istruzione e sulla educazione dei bambini, il tutto a scapito della ricchezza globale del Paese, si professa una politica socialista dove la ricerca del profitto è sostituita dalla elargizione del benessere; attività, quest’ultima, anti liberale e lontana anni luce dalla mentalità americana. Pensate alle batoste del povero Obhama che molto si avvicina a Robert Kennedy, e a come l’intero popolo sta reagendo nei confronti della politica sociale sanitaria che pure è stato il suo cavallo di battaglia per essere eletto.

Chi di noi, leggendo le parole di Robert non si sentirebbe al suo fianco nella lotta alle ingiustizie e alla discriminazione sociale causata dalle disparità economiche ma quanti di noi rinuncerebbero a parte dei propri beni terreni guadagnati con merito e sudore per aiutare altri che, in molti casi, hanno anteposto al lavoro lo svago e il riposo ?. La domanda può sembrare fuorviante e provocatoria ma l’essenza della politica economica liberale, che tra l’altro ha fatto grande gli Stati Uniti, è la meritocrazia; la possibilità, cioè, di poter guadagnare (e spendere) in funzione delle proprie capacità di produrre reddito. Questo modo di essere produce sì contraddizioni evidenti come il barbone che vive sotto le fondamenta della mega abitazione dotata di piscina ma, nel complesso, migliora il tenore di vita della maggioranza del popolo.
E’ vero l’aumento del PIL non migliora il funzionamento delle nostre Istituzioni, o l’onestà della gente o l’educazione dei nostri figli e la ricchezza in genere non ci fa vivere meglio ma uno Stato deve essere coerente nella propria scelta politica: può lasciare l’economia in mano ai singoli garantendo a tutti quei servizi che servono al mantenimento della dignità individuale oppure può limitare la libera iniziativa intervenendo direttamente nella distribuzione della ricchezza. Nel primo caso, i servizi che eroga potranno essere pagati quasi esclusivamente attraverso le entrate derivanti dalla tassazione e, quindi, lo Stato deve sperare che il PIL aumenti sempre più (tipico della stragrande maggioranza degli Stati più evoluti); nel secondo deve fare in modo che i pochi  uomini che lo rappresentano siano capaci ed onesti e questa non è utopia?

Di retorica ne è pieno il mondo e il vivere è la ricerca continua dell’equilibrio fra ciò che si vorrebbe e ciò che si ha.
Francesco

 

 

sabato 23 novembre 2013

Il cuore non ha età


Nonostante sia ormai "vecchietto" e disabituato alle grandi fatiche (ammesso che mai tale "cattiva" abitudine mi abbia posseduto!), non ho potuto fare a meno di rispondere affermativamente ad una richiesta di recarmi in Gallura per "dare una mano" a chi non ha avuto la mia fortuna. Ho preparato il mio zaino, mi sono vestito adeguatamente e ... via. Ho aderito senza  razionalità (forse molti giovani hanno più capacità di me e sicuramente hanno più forza, mi dicevo), ma, d'istinto: pensando  che potessi essere utile, sono andato.
Già dalla partenza sono stato "aggregato" ai vigili del Fuoco di Sassari (o meglio ad una loro squadra).

Giunti all'estrema periferia di Olbia, le immagini che si sono presentate ai miei occhi sono state terrificanti: strade con voragini di decine di metri, vie trasformate in fiumi in piena, campagne circostanti trasformate in laghi profondi alcuni metri con decine di carcasse di bovini e ovini che galleggiavano inerti, uomini e donne che, come formiche, entravano e uscivano  con secchi e quant'altro pieni di fango e acqua dalle loro case ormai semi distrutte e inabitabili (almeno al piano terra). Ho assistito alla preziosa professionalità dei "pompieri" che in pochissimo tempo hanno aiutato a svuotare le cantine, "bonificare" piani terra e ammezzati, radunato gli abitanti e organizzato il loro trasferimento in un hotel (che però è avvenuto a tarda serata perché non si sapeva bene dove portarli). Intanto un camion civile, spuntato dal nulla, distribuiva a quelle famiglie, cibo e coperte: la magia della solidarietà! (ho poi scoperto che erano dei volontari di Ozieri, una cittadina a circa 50 km., che preservata dalla bomba d'acqua aveva pensato di correre in aiuto ad altri Sardi in difficoltà).

Subito dopo (un paio d'ore prima del buio, intorno alle 15.30) i vigili del fuoco sono stati chiamati ad intervenire in una frazione di Olbia (credo Monte Telti) che era quasi del tutto isolata; infatti era accessibile solo da una strada  non asfaltata che, forse, era ancora transitabile. I vigili insistevano nel dirmi che era troppo pericoloso portarmi con loro; ma io, nonostante avessi paura, insistevo, da buon masochista, per andare con loro. L'ho spuntata e con i loro mezzi, seguiti da una piccola colonna di camion carichi di coperte, bombole e cibo di prima necessità, siamo partiti. Per fortuna la strada non presentava seri pericoli e siamo arrivati in pochissimo tempo. di nuovo uno spettacolo impressionante: la furia dell'acqua aveva devastato le case, ucciso il bestiame, sepolto le campagne, buttato a valle le vetture e i trattori, squartato alcune strade di quella frazione costituita da una decina di abitazioni e una quarantina di abitanti.
Naturalmente non c'era luce e c'era un freddo incredibile. Nessuno degli abitanti voleva muoversi dalla propria casa, nonostante tutti i nostri solleciti (e anche minacce di portarli via a forza!). Abbiamo distribuito tutto quello che avevamo, ripulito alla meno peggio le cantine e il piano basso delle loro abitazioni e constatato che tutto sommato il primo piano era ancora abitabile. Solo una famiglia possedeva una casetta fatta solo del piano terra, peraltro reso inabitabile. Marito, moglie e tre bambini in scala dai 5 agli 8 anni: avevano perso la casa, il bestiame (una cinquantina di pecore), e l'appezzamento di terra coltivato prevalentemente ad orto. L'uomo e la moglie, il cui motto pareva solo essere "dignità e dignità" si schernivano e non volevano muoversi da li. Forse avrei dovuto fare il mestiere di mediatore/imbonitore o di parroco, infatti li ho storditi con le chiacchiere; pian piano li ho convinti (per loro stessi, per i bambini) a trasformare il loro motto in "pane e dignità" poi, visto che li non c'era più pane, ad accettare con dignità il nostro aiuto.

Li ho portati a Sassari; hanno dormito a casa mia. Ieri notte poi è stata una processione di parenti e amici, con vestiti , giocattoli ed altro.
Stamattina mi ha telefonato zio Luigi Ledda (87 anni), uno dei miei nonnetti, che tutti chiamano "telegiornale" (perché segue tutte le notizie in TV e sui giornali e poi fa la conferenza stampa agli altri). Essendo, tra l'altro, Capo della Commissione "Cenone di Natale e Capodanno", mi ha "ordinato" di prendere i risparmi delle Feste Natalizie per darli a chi ne ha più bisogno e mi ha segnalato un caso che poi vi dirò.

«Tanto noi non abbiamo più i denti - mi ha detto - e possiamo anche mangiare una minestra di brodo!»
Stamattina ho “saccheggiato" davvero i risparmi destinati a loro, per dare una quota di sopravvivenza a questa famiglia di miei nuovi amici.

Stamattina ho accompagnato la famigliola a San Teodoro, dove mia nipote ha messo a disposizione una casa che lei utilizza solo in estate. Non appena ci daranno il via (le strade sono ormai tornate quasi tutte agibili), un mio amico con la sua impresa edile rimetterà a nuovo la casetta di Pasquale e Rosa; successivamente, un altro mio amico sostituirà la mobilia (resa marcia dall'acqua e dal fango) sperando che nel frattempo la macchina degli aiuti ufficiali si metta in moto e arrivi a destinazione, non solo per loro ma per tutti.
Lo stesso lavoro questi miei amici (impresario e mobiliere) lo faranno a favore della famiglia di Fabrizio Pinna, un ragazzino di 15 anni che zio Luigi ("Telegiornale") mi ha segnalato. Anche Fabrizio, che vive ad Olbia, ha avuto la casa distrutta, ma non solo.

Circa otto anni fa è stato colpito da una rarissima malattia, a tutt'oggi ancora di natura ignota.
Prima era un bambino come tutti gli altri, con un sogno: giocare a calcio e magari un giorno far parte della sua squadra del cuore : La Juventus, ma purtroppo questa malattia gli impedisce di coordinare i movimenti. Fabrizio ha avuto tappe dello sviluppo normali sino all'età di 6 anni, dopo di che ha cominciato a soffrire di perdita di equilibrio, e a seguito di RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) si è evidenziata una atrofia cerebellare, e diagnosticata una atassia di natura ignota. Dopo anni di sofferenza e di frustrazione finalmente la luce in fondo al tunnel, la possibilità di cura.

A Febbraio, Fabrizio dovrebbe recarsi negli Stati Uniti d’America -Maryland - dove è situato l’unico centro al mondo specializzato in malattie rare: il NIH, National Human Genoma Research Institute, di Bethesda. A tutt'oggi sono stati raccolti 84.000 Euro dei 120.000 necessari per il viaggio, il soggiorno, il ricovero e le cure complete.
Domani mattina mi recherò ad Olbia con l'impresario ed il mobiliere per un sopralluogo e porterò alla mamma di Fabrizio il contributo dei nostri nonnetti.

So di aver portato solo una goccia dall'oceano, so che non ho fatto niente di eroico, ma so anche che stasera mi sento meglio, sento il cuore colmo di pace e di buoni sentimenti.
Un abbraccio,

Pierfranco

 

 

 

domenica 17 novembre 2013

Stato e Giustizia


Non credo ci voglia un grande acume politico per scoprire che l’Italia, almeno da una ventina di anni a  questa parte, ha imboccato una pericolosa e devastante deriva etico-morale che non risparmia nessuna della sue componenti essenziali: lo Stato, la società, la famiglia.
Siccome sono, da sempre, convinto sostenitore che lo Stato debba essere l’attore ed il garante principale ed unico di un corretto ed armonico sviluppo laico della Società, sono andato in giro a spulciare qualche cosa di “pesante” che desse dignità –filosofica, storica, religiosa- a questo mio convincimento.
Così, mi sono imbattuto in questa citazione di S. Agostino che mi sembra non risenta affatto dell’oltre millennio e mezzo di età: “Se non è rispettata la Giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati”.
Certo, quanto a “pesantezza”, questa citazione non ha niente da invidiare a nessun’altra, anche perché stabilisce, senza se e senza ma, come la costruzione e lo sviluppo  equilibrato di una Società –e, quindi, di uno Stato- per forza di cose debbano ispirarsi ed essere guidati da una elevata, consapevole, costante applicazione della “Giustizia”.
Attenzione, però; il termine “giustizia” non deve essere limitato al ristretto (anche se fondamentale) ambito giurisdizionale, bensì deve essere allargato all’accezione di “principio morale, virtù, consistente nel dare a ciascuno il dovuto”, e quindi traslato su un piano etico a valenza universale.

Hegel, al riguardo, specula sul fatto che è vero che la Giustizia si attua astrattamente nell’individuo (e nei suoi rapporti con gli altri individui) ma solo nello Stato si afferma in forma concreta ed universale; secondo Hegel, quindi, la Giustizia non implica solo eguaglianza ma, e soprattutto, costituisce il motore, il mastice per una armoniosa unitarietà di singoli in un tutto: cioè lo Stato.

Orbene, se uno Stato neglige, offende, disattende la realizzazione di questo principio etico ed universale, non vi è dubbio che i cittadini di quello Stato saranno condannati ad una progressiva, inarrestabile atrofizzazione di ogni Valore, fino ad essere inclini a rifugiarsi in stereotipi negativi che ne devieranno il corretto ed armonioso sviluppo, in rapporto a quello dei cittadini di altri Stati, con Esso concorrenti.
Ho fatto questa lunga premessa senza nessuna velleità pseudo-culturale, bensì  per vedere se la nostra povera Italia è composta, è governata o meno da “briganti” (sinonimo di fuorilegge); e lo farò
ponendomi, ponenedoVi delle domande che discendono dalla semplice constatazione della realtà.

Si può considerare “giusto” uno Stato che, al suo interno, ne ha un altro che si regge e prospera sul malaffare, sulla sopraffazione, sull’assassinio? Un anti-Stato efficiente e spietato che si è impadronito dei Suoi gangli vitali e che ne governa, sfruttandolo, stuprandolo, umiliandolo, gran parte del territorio.
Si può considerare “giusto” uno Stato che sembra aver abdicato all’uso della “violenza legittima” a favore della criminalità o del primo gruppuscolo che è “contro” qualcosa?
Si può considerare “giusto” uno Stato che è percepito dai suoi cittadini come “nemico” e, come tale, meritevole di essere fregato ad ogni livello, attraverso la corruzione, l’evasione fiscale, le piccole e grandi furberie?
Si può considerare “giusto” uno Stato che viene inteso solo come elargitore di salari, pensioni, provvidenze di vario genere, piuttosto che come, ed anche, unico legittimato a chiedere il rispetto delle leggi o il pagamento delle imposte?
Si può considerare “giusto” uno Stato la cui classe dirigente, annovera –e li protegge pure- personaggi in odore non proprio di santità?
Si può considerare “giusto” uno Stato in cui la legge c'è ma non si applica?
Si può considerare “giusto” uno Stato che ha affidato i suoi destini ad arruffapopolo senza scrupoli, senza cultura, senza nessuna base ideale, senza nessun rispetto delle regole, salvo quelle che inducono un interesse personale? Cioè: ognuno per sé senza vergogna!
Si può considerare “giusto” uno Stato in cui i Partiti si sono ridotti ad essere o proprietà di un “santone” o ad essere soffocati dal personalismo di decine di piccoli leader, capaci di dilaniarsi su tutto?
Si può considerare “giusto” uno Stato in cui le rappresentanze sindacali, colluse e sterili, sono ancora ancorate ad un passato ideologico, da tempo sepolto e dal mondo reietto?
Si può considerare “giusto” uno Stato in cui i problemi giudiziari –e non solo- del leader di una delle principali forze politiche ne condizionano il corretto funzionamento ed alimentano anche l’idea di una certa elasticità delle leggi?
Si può considerare “giusto” uno Stato in cui esistono solo diritti?
So può considerare ”giusto” uno Stato in cui, per qualsiasi cosa che si voglia fare, c’è sempre qualcuno che si oppone, che protesta, che scende in piazza?
Si può considerare “giusto” uno Stato dove persino lo svolgimento delle partite di Calcio è deciso da dei delinquenti?
Non so se ce ne sono ancora. Io sono nauseato.
Se Voi ne avete qualcuno aggiungetelo e….amareggiamoci ancora di più!
Un abbraccio,
Ettore.

 

 

venerdì 8 novembre 2013

Perché?!


E’ nella cronaca di questi giorni il ritrovamento di nuove fosse comuni nell’area di Prjador (Republika Serba, Entita’ della  Bosnia Herzegovina) dove sono stati riesumati i resti di circa 400 civili e si ritiene fondatamente che che si arrivera’ ad oltre un migliaio al termine degli scavi in corso; il numero di circa 1300 uomini, donne, bambini, vecchi e’ confermato da due personaggi che hanno deciso di collaborare. Considerate che solo chi ha preso parte alle stragi conosce le ubicazioni delle fosse comuni, mentre dalla parte delle vittime, la gente e’ stata sterminata o costretta a lasciare le case ed il paese. Per quanti avessero poche informazioni i cadaveri sono di civili bosniaci musulmani e, in questo caso di civili croati, mentre gli aggressori sono serbi di Serbia e serbi della parte est di  Bosnia, area sottoposta a pulizia etnica devastante.
Perche’ continuiamo a trovare fosse comuni in Bosnia Herzegovina  dopo quasi vent’anni dalla fine imposta della guerra? Perche’ , al di la’ della tragedia della stessa guerra dove forze armate si fronteggiano, ci furono quelle stragi di civili al centro della civilizzata Europa, a due passi da noi? Perche’ i nostri governanti hanno consentito che avvenissero e noi le abbiamo semplicemente guardato avvenire,  leggendo i giornali o vedendo la televisione in comode poltrone?

Perche’ noi internazionali abbiamo mantenuto in piedi  una Costituzione in BiH, che e’ stata certamente la base per la firma degli accordi di pace di Dayton, ma che ha ha dato meta’ del Paese agli aggressori? Perche’ i Paesi che hanno sostenuto gli accordi di pace ed hanno installato in BiH un Alto Rappresentante con poteri di dismettere funzionari e personalita’, di imporre leggi o cancellarne altre, insistono da alcuni anni a dire che i politici bosniaci devono cambiare la Costituzione e devono accordarsi, senza considerare che il meccanismo basato sul potere di veto di una delle tre nazioni costituenti, non consentira’ mai alcun accordo? Perche’ la comunita’ internazionale ha avallato una legge istitutiva del referendum 2013 in BiH, in cui si raccolgono informazioni sulla religione e sul gruppo etnico di appartenenza e non si autorizza la conta di quanti sono stati espulsi e vivono all’estero impossibilitati a ritornare nei luoghi di origine dove amministratori, poliziotti e vicini di casa sono per lo meno contigui ai crimini di cui oggi ancora troviamo dolorosa traccia.
Forse la risposta a queste domande e’ semplicemente perche’ loro sono musulmani; erano musulmane le oltre 8.000 vittime di Sebrenica ed a questo numero si arriva sulla base dei corpi ritrovati nelle fosse (poco piu’ di 6.000) e di dichiarazioni dei sopravvissuti ( naturalmente non ci sono reclami quando tutti i componenti i nuclei familiari ed i vicini di casa sono stati uccisi); la quasi totalita’ di vittime erano musulmane durante l’assedio di Sarajevo (oltre 11.000); erano musulmane le vittime di Visegrad, Brcko,  e decine di altre citta’ e villaggi.

Io credo che il timore infondato e sostenuto da una propaganda interessata che possa stabilirsi uno stato islamico in Europa, non puo’ giustificare quello che e’ avvenuto ne’ l’empasse in cui si trova oggi il Paese.
Un abbraccio,
Renato.

venerdì 1 novembre 2013

….a Massimo Scivicco



Scibiiic,

basterebbe questo grido per illudersi che sei ancora tra noi. Ma, invece, la dura realtà si è manifestata stamattina, 1° novembre, con l’arrivo della notizia che non pensavo potesse intristirci così presto.

Un male subdolo Ti ha strappato all’amore dei Tuoi figli ed all’affetto di Tua moglie e di noi, compagni di Nunziatella e di Accademia.

Non pensavo di dover “ prendere “ la penna in mano per scrivere di Te.

Il 5 ottobre 1964 -49 anni orsono- entrando nella Scuola Militare di Napoli, ho cominciato a vederTi come un personaggio: già allora, sicuro e determinato, irridevi alla vita con un sorriso dolcemente sardonico ed amaro. La Tua calda, spontanea ed ingenua amicizia vive, da allora, dentro di me, mi sorregge, mi guida, non mi è mai venuta meno né mi ha mai fatto sentire solo.

Abbiamo attraversato, insieme, un periodo lunghissimo, una vita.

Mentre io camminavo arrancando, Tu eri lì per farmi sentire il calore del consenso, lo stimolo a fare di più e meglio, la necessità di essere bravo e forte.

Telefonate di puro divertissement  si alternavano a quelle serie. Dal loro contenuto trascendeva sempre la profondità delle Tue sofferte idee, la durezza e le speranze della Tua vita.

Massimo non credo di essere in grado di dimostrarTi in modo diverso da questo la mia riconoscenza.

Ti ho voluto bene e, traendo spunto dalle molte comuni esperienze di vita, ho la certezza che Tu mi sia stato sempre vicino, pronto ad aiutarmi e ad essermi al fianco, con la Tua proverbiale semplicità, con le Tue ansie di giustizia, con la Tua voglia di essere utile, sempre e comunque,a tutti.

E da oggi, volendo ricordare la leggerezza e la semplicità del Tuo essere,  esaltata dalla permanenza in un Giardino odoroso e pieno dei fiori che amavi, mi mancheranno le Tue telefonate di puro e sano cazzeggio.

Chi mi parlerà di progetti ed avventure sempre diversi, di contatti in mondi lontani e complessi, di affari internazionali che avrebbero cambiato le sorti del mondo? Chi, amico fraterno, innocente,
onesto,generoso, carico di idee, di propositi, di aspettative per la vita di tutti gli uomini, saprà sostenermi?

Hai, ancora una volta, meravigliato tutti !

Solo un mese fa, parlandomi di “alcuni fastidi“ allo stomaco, che Ti facevano star sveglio la notte, hai accettato di ascoltare il mio consiglio di assumere un prodotto farmaceutico in libera vendita, che -me lo hai riferito in modo soddisfatto dopo quattro giorni– aveva avuto esiti benefici per il Tuo riposo.

E poi, in breve tempo, il dramma: qualche giorno fa,  Rita, che Ti era accanto in Ospedale, mi ha consentito di salutarTi attraverso il suo cellulare. In quell’ultima occasione, mi hai detto, con una sfumatura che ho percepito nella sua  amarezza “che avresti gradito una mia visita e che, volentieri, mi avresti abbracciato”.

Ancora una volta hai voluto correre, ancora una volta hai voluto essere lungimirante , consapevole e coraggioso.

Ti abbraccio

Carlo