venerdì 21 giugno 2013

domenica 16 giugno 2013

...se il Ferreo Cuore si umanizza!


E' primavera, si sa: la Natura si risveglia ed  è il tempo delle nuove nascite.

Nella Bassa più bassa, una "tortora dal collare"  Streptopelia decaocto (Frivaldszky, 1838) si aggira sui balconi cittadini per trovare un posticino tranquillo per costruirsi un nido e mettere al mondo i suoi piccoli.

 
Finalmente, trova un vaso di pitosforo molto accogliente, con ottima vista, ottima esposizione,  servizi e  non lontano nemmeno da luoghi di reperimento del cibo; l'unico problema è il padrone del balcone che, si dice, sia uno di quelli dal "ferreo cuore"

Senza indugio, inizia la costruzione del nido e in pochi giorni lo finisce.

 
Inizia un lungo periodo di cova; intere giornate immobile per dare calore a quel guscioda cui verrà fuori la sua creaturina; non ci sono svaghi, non c'è nemmeno da mangiare ma la Natura deve fare il suo corso; unico conforto, le visite di una Signora molto gentile che le parla amorevolmente e le dà conforto.

Passano i giorni, sempre uguali ma, alla fine... il miracolo si compie

   
                                                                    E' NATO!!!



E, dopo tanta fatica.......una bella foto ricordo da mandare agli Amici!




La Signora molto gentile e l'uomo dal ferreo cuore sono felici con e per lei;  si commuovono; vorrebbero fare subito una festicciola e dare un nome al piccolo ma.....non sanno se è maschio o femmina.
Qualcuno sa come si fa a scoprirlo?
Intanto, vogliamo suggerire qualche nome?
Grazie,
U.d.B.

domenica 9 giugno 2013

Non è la Svizzera!

Erano due/tre mesi che, controllando l’importo accreditato in banca della mia affatto povera pensione, mi ero accorto che era di qualche centinaio di € inferiore all’usuale. Lì per lì non ho dato eccessiva importanza alla cosa, poi, divenuta ciclica, ho cercato di saperne di più, sulla spinta anche di Ester, giustamente allarmata.
Andato sul sito dell’INPS, cozzavo sempre contro la richiesta di PIN che cercavo disperatamente di scaricare ma compariva sempre un “dati errati” anche quando scrivevo il mio nome! Pur seguendo i consigli di Giggetto ma non essendo io né “informatico” né Artigliere, ho deciso di recarmi nella sede dell’INPS- ex INPDAP che si trova nella zona sud orientale della (ex) Caput Mundi; per intenderci: ad ore sei, tre chilometri circa in linea d’aria da casa di Giggetto (chi volesse sapere dove si trova, può utilizzare questo indirizzo: www.quiabitagiggetto.it).
Ripugnando il “navigatore” per questioni etiche e, soprattutto, perché istruito dalle disavventure di Oliviero e dalle cazzate che spara quello di Vlado, mi sono munito di stampate delle zona ricavate da Google in tutte le versioni possibili. Così attrezzato, verso le otto del mattino, motori, direzione ore dieci e…via.
Le cataratte del cielo sono spalancate (da qui, il detto “piove che Dio la manda!”) ma io procedo sicuro, protetto dalla inossidabile scorza del Fante ma anche dalla carrozzeria della mia Alfa 156 “rosso Alfa”. Superate qualche decina di code, finalmente arrivo all’Eur; direzione ore due secondo le mappe e procedo tranquillo; il guaio è, però, che le mappe NON riportano i sensi vietati per cui sono costretto a tesaurizzare l’istinto del Fante ed a fare un ricorso spregiudicato all’intramontabile “metodo del buon uomo”.
Dopo un’ora e tre quarti per percorrere ben 51 chilometri, arrivo. Lo spettacolo è affascinante e rilassante: un palazzo di cinque piani, tutto vetro (c’è pure il cemento, però, per tenere insieme il vetro) verde-bottiglia, con in più la possibilità di parcheggiare nel raggio di poche decine di metri.
La prima, gradevole, sorpresa è all’ingresso pedonale dove uno del plotone della guardiania mi affianca, mi sorride e, con fare affabile, mi chiede di quale servizio avessi bisogno. Saputolo, mi indica un ingresso (sempre a vetri), aiutandosi con una gestualità che riuscirebbe difficile anche al dio Vishnu, nonostante le sue numerose braccia.
Entro dove indicatomi e, giù, una sequela di soprese. La prima, un altro guardiano (da “interno”, per distinguerlo da quello da “esterno” di cui detto) che, senza sbracciarsi, mi indica il bancone dell’ usciere, con paritetica cortesia; la seconda, l’usciere (o meglio uno degli uscieri) che mi si fa incontro, mi apostrofa –udite udite- con un buongiorno sorriserato, schiaccia il pulsante della macchinetta distributrice dei numeretti, mi dà il mio e –ariudite- senza nessuna mancia! Ma non è finita con le sorprese! Per tacitare la prostata, mi reco ai bagni e non avrei mai immaginato di trovarli puliti, ordinati e, massimo della goduria, con porte e sciacquone funzionanti.
Mi ero appena accomodato su una confortevole poltroncina di una ordinatissima ed immensa sala d’attesa che, su uno schermo al plasma -credo di un paio di centinaia di pollici-, appare il mio numero con l’indicazione dello sportello cui recarmi. Varco la porta; un altro guardiano seduto a lato mi sorride ed entro in una sala più immensa della precedente, come essa pulitissima, su cui si affaccia una teoria sterminata di box sistemati a mo’ di teatro greco. Mi avvio al mio. Un funzionario dal fare umano mi accoglie con un altro, incoraggiante buongiorno, mi dice di accomodarmi su un’altra, confortevole poltroncina, diversa però dalla prima, in quanto credo, perché da “colloquio”, mentre l’altra era da “attesa”.
La scrivania è pulita, non ci sono mucchi di faldoni né fogli di carta: solo una tastiera ed uno schermo! Per farla breve, nel giro di pochi minuti: risolve le mie perplessità; si informa (non richiesto) presso un collega sullo stato del mio “decreto pensionistico definitivo” (sono sette anni che viaggio con un “provvisorio!) e –arriudite- avverte l’usciere di prima che sarei passato per farmi dare il famigerato PIN; si alza dalla sedia, mi tende la mano e mi risaluta….il tutto senza essere andato a prendere un caffè o aver perso tempo a cazzeggiare per telefono.
Arrivo dall’usciere, che non è lo stesso dei numeretti, forse perché adibito a funzioni concettuali; mi porge un modulo da compilare, scritto con caratteri leggibili; mi chiede il codice fiscale così può iniziare mentre io compilo il modulo; ricevutolo compilato, gli dà un rapido sguardo professionale e mi consegna una busta sigillata; il tutto in due minuti due!
In definitiva, in memo di un quarto d’ora, si è compiuto quasi un miracolo: sono andato in bagno, ho risolto tutti ma proprio tutti i miei problemi, ho preso un caffè praticamente eccellente e, uscendo, mi sono acceso pure una sigaretta.
Incredulo, ho verificato i cartelli indicatori dei vari servizi: erano scritti in italiano!!!
Un abbraccio,
Ettore.

venerdì 7 giugno 2013

domenica 2 giugno 2013

Che meravigliosa sorpresa!



Ieri pomeriggio mi sono recato in Accademia, invitato alla solita “conferenza  accademica ” che in tempi migliori consideravamo, anche perché costretti, come un “rompimento  megagalattico" e che normalmente finiva con sbadigli trattenuti a stento e anche con qualche isolata e leggera  russatina.

Invece è stata una meravigliosa sorpresa che voglio condividere con tutti voi.
 
Michele D’Andrea, consulente istituzionale ci ha condotto  a fare una passeggiata a ritroso nel tempo, con il passo dell’ironia e del disincanto, tra le pieghe della storia ufficiale.
Al centro della narrazione il nostro Inno, attorno al quale ruotano le curiosità e gli aneddoti che ne hanno accompagnato la nascita, il successo, il significato e l’attuale percezione.
Non mancano richiami ad altri celebri canti dell’Indipendenza Italiana e confronti con gli inni degli altri Paesi, ricchi di retroscena tanto gustosi quanto sconosciuti. 

Non riesco a raccontare tutta la manifestazione alla quale ho assistito attento,  interessato ed emotivamente coinvolto, Vi consiglio di vedere un’intervista (clicca qui per vedere il video) dove il relatore sintetizza in pochi minuti gli argomenti  più significativi sulla composizione dell’Inno e della sua  acquisizione dell'allora  Popolo Italiano.
Se volete vedere l’intera   manifestazione cliccate qui - ne vale la pena- , o per qualche foto cliccate qui.


PS: Alla fine il relatore ha fatto cantare ai presenti l’Inno  rispettando i tempi musicali di quando era  stato concepito nel novembre del 1847. Non vi dico l’emozione che ha pervaso l’intero cortile d’onore !!

PS: Molti degli invitati non sono intervenuti magari ricordando le loro vecchie conferenze. 
Mi dispiace molto per loro, non sanno cosa si sono persi!

Ciao Oliviero