martedì 31 maggio 2011

Dobbiamo esserci anche noi


Qualche giorno fa, ho inviato una e-mail agli Amici che più sostengono il nostro Blog, allegando una vignetta apparsa su un quotidiano canadese (e ripresa da un settimanale statunitense) che irrideva a taluni comportamenti, diciamo così “boccacceschi” che, da qualche tempo sono pane e companatico nazionali; nel testo chiedevo cosa provassero nel vederla e soprattutto nel leggere il fumetto dei protagonisti.
La quasi totalità ha risposto in maniera diversa e con argomentazioni diverse ma con un comune denominatore nella maggioranza che è quello di “tenere fuori la politica dalle nostre discussioni e di incentrare le nostre discussioni sul comune passato, sui Valori, sugli Ideali, etc. etc.”.
Queste reazioni, di per sé rispettabilissime, mi hanno indotto due considerazioni che ritengo essenziali per la sopravvivenza stessa della nostra amata creatura informatica.
La prima considerazione riguarda il nostro habitus mentale, frutto di una pluridecennale libera compressione di ogni anelito a parlare di politica nei luoghi dove non se ne doveva parlare; ne è derivato che, in misura diversa, ciascuno di noi – come è naturale in tutte le forme viventi- ha praticamente atrofizzato quella parte del cervello preposta a simile attività dialettica. Ciò non significa che “non siamo capaci di pensare”, significa solo che abbiamo una certa qual ritrosia a parlare di argomenti che abbiamo sempre ritenuto tabù: diciamo, in sintesi, che ognuno ha le sue Idee ma che ha il pudore (o la paura?) di metterle sul tappeto, persino con delle persone che conosce, che stima e che, talvolta, ammira.
E questo, Ragazzi, secondo me non va bene, anzi va malissimo!
Vabbé che ci siamo autoimposti una certa disciplina mentale ma ditemi Voi che male c’è a parlare dei problemi che riempiono e condizionano il nostro quotidiano? Ditemi Voi quale regola etica trasgrediamo se discutiamo delle conseguenze che, a seconda dei punti di vista, un determinato provvedimento dell’Autorità del momento, ripeto del momento, ha intenzione di adottare?
Né guagliò, io non ardisco nemmeno a pensare di sostituirmi all’Accademico dei Lincei in nuce del Corso, però non credo che ci sia niente di disdicevole che persone adulte, mature, fors’anche sagge e navigate non possano esternare la loro opinione su quanto avviene nel loro Paese che, a pieno titolo, si vantano di aver servito con onestà ed abnegazione!
Non fatemi essere cattivo ma se così fosse, daremmo pari pari ragione a quanti -ed a torto- ci accusano di aver trascorso una vita rinchiusi e protetti dai muri di cinta delle nostre caserme che ci impedivano ogni contatto con la realtà!!!
La seconda considerazione concerne la “materia” delle nostre discussioni che, a mio avviso, deve spaziare su tutto quanto di rilevante avviene in Italia e nel mondo, facendolo in maniera spontanea, senza timori di “valutazioni”, esprimendo la propria opinione serenamente ed accettando che l’altro o gli altri ne possano avere di differenti.
Se uno ritiene e che il Governo del momento, ripeto del momento, sta facendo o ha fatto qualcosa di sbagliato e suffraga il proprio ragionamento con argomentazioni logiche, non vedo perché debba essere additato al pubblico ludibrio, ricorrendo a frasi manichee che, quelle sì, sono indimostrabili e soprattutto offensive nei confronti dell’interlocutore.
E poi, non nascondiamoci dietro il dito del “non fare politica”; ma che significa?! tutto, in una società complessa organizzata, “è politica”, dal momento che gli atti che la classe dirigente liberamente eletta produce hanno o avranno ripercussioni a valenza variabile su ogni singolo componente di quella società.
E, badate bene: io sto parlando di “politica” e assolutamente no di “partiti”, né tantomeno di uomini.
Facciamo un esempio di stringente attualità: i vari quesiti referendari della metà di giugno.
Sono argomenti che incidono in maniera diretta sul presente, sul futuro e pure sulle tasche di tutti noi; e, parlarne, non significa forse parlare di “politica” in senso lato o, se preferite, nella sua accezione più nobile? E, se nel parlarne, qualcuno tira fuori le strane manovre che sono state fatte per sminuirne l’impatto emotivo sui cittadini, lo si deve mettere all’indice, solo perché ha fotografato una realtà, che potrebbe anche non essere la verità?
Non facciamo gli ipocriti, Ragazzi; smettiamola di nasconderci dietro il dito della nostra “atipicità”; non disconosciamo certo i Principi ed i Valori che tutti ci accomunano e che, per questo, ci troverebbero tutti d’accordo, rendendo quasi sterile discussioni prolungate; ma neppure continuiamo a tenere la testa sotto la sabbia, continuando a sostenere che tutto va bene ed affidandoci ad un chimerico “speriamo che duri”.
Abbiamo avuto il privilegio di essere stati “classe dirigente” ed allora perché dovremmo privarci del piacere e dell’onore di dire la nostra sulla nostra amata Patria o, come dice il nostro Accademico, di essere parte attiva di una poleis del terzo millennio?! Perché vogliamo autoescluderci, rifugiandoci in un isolamento che di “magnifico” avrebbe ben poco?!
E poi...a chi tocca nse ngrugna!!!
Grazie per la pazienza con abbraccio,
Ettore.

giovedì 26 maggio 2011

Vi prego, non toglieteci l'acqua!


Fra i ricordi dell’infanzia, quando non mi comportavo come i miei genitori avrebbero voluto, l’anatema abituale era: “se continui così ti mettiamo a pane ed acqua”.
Non sono mai stato particolarmente incline ai piaceri della tavola e, pertanto, la cosa non mi spaventava affatto perché, in fondo in fondo, avrei avuto gli alimenti che, anche da soli, riescono a tenere in vita una persona.
L’acqua è l’elemento naturale più importante per l’uomo e la natura, sin’ora, è stata generosa nei confronti di gran parte della popolazione mondiale tanto che i posti dove la civiltà stenta ad attecchire sono proprio quelli dove essa scarseggia.
Oggi alcuni grandi magnati dell’industria vogliono mettere le loro mani anche su quel bene e, visto che siamo lontani dai tempi delle conquiste territoriali e del colonialismo, tenteranno di farlo attraverso l’emanazione di leggi “volute dal popolo”.
Una di queste è oggetto del prossimo referendum ed è, forse, la meno conosciuta o la meno sentita perché, accanto ad essa c’è quella che tocca il nucleare, spauracchio mondiale dopo il caso Giappone.
Con l’approvazione del decreto “omnibus” il governo sta tentando di portare avanti ciò che definirei una perfetta strategia di marketing; togliere dal referendum l’oggetto più conosciuto e sentito dagli italiani per far loro disertare l’urna referendaria e far così passare le altre leggi; non cascateci.
Mi importa poco della legge sul legittimo impedimento (oggi si ricomincia a parlare di proporzionale e la gente, forse, sta dando la giusta importanza a dichiarazione che, per 18 anni, hanno rappresentato i messaggi pubblicitari berlusconiani) e non mi interessa quali siano i partiti che vogliono o che non vogliono il referendum; mi interessa che un bene primario, quale l’acqua è, non diventi oggetto di vendita nelle mani di pochi soggetti il cui unico scopo è il personale profitto.
Anche la prima legge della quale è stata chiesta l’abrogazione, quella che dà la possibilità di appaltare a privati alcuni pubblici servizi quali la sicurezza, è, a mio avviso, tanto sconosciuta quanto pericolosa perché nasconde la volontà di frazionare lo Stato indebolendo uno dei suoi cardini più importanti, le Forze dell’Ordine, ma questa ha una evidente connotazione politica e, perciò, il mio rimane un giudizio personale del quale non ne chiedo la condivisione.
L’acqua no, l’acqua è linfa vitale per il corpo e tante persone costrette, per povertà, a privarsi di tutto oggi possono averla gratis senza essere costretti ad elemosinarla; facciamo in modo che almeno questo non cambi.
Francesco

martedì 17 maggio 2011

Perché?!


Maramaldo, si sa, non era proprio un campione di lealtà cavalleresca ed è per questo che non voglio infierire sugli sconfitti che, senza voler apparire blasfemo, risalgono senza speranza quelle valli...

Forse, qualche speranzuccia ce l’hanno ancora: certo è che, ancorché si concretasse, sarebbe un pannicello caldo e nulla più.
Ma non è di questo che voglio parlare; non voglio parlare di come e di quanto si sia ritorto“a manico d’ombrello” la tattica dell’aggressione verbale, delle entrate a gamba tesa, per di più a tempo scaduto; non voglio parlare di come e di quanto sia controproducente auto ergersi a “profeta” del “bene comune”, quando invece anche un cieco vedrebbe che si tratta solo di un miserabile “bene personale”; non voglio parlare di come e di quanto sia quasi auto lesionistico affidare il proprio “verbo” a “discepoli” che, volendo essere più realisti del Re, urlano sproloqui e ripetono slogan che anche il più trucido dei trucidi aborrirebbe.
Non voglio nemmeno parlare dei momentanei vincitori che, a ben vedere, hanno millantato come proprie le scelte vincenti di altri.
Non ne voglio parlare perché invaderei il terreno dell’ovvio su cui pasceranno legioni di tuttologi in cerca d’autore; mi limito solo a fare una considerazione: quanto è successo nelle recenti Amministrative è la dimostrazione di come tanti e reiterati errori tattici conducono alla sconfitta strategica.
Quello di cui voglio parlare, invece, è il mio stato d’animo; lo stato d’animo di un uomo che per quasi mezzo secolo ha gioito per i successi della sua “parte” o ne ha ridimensionato gli insuccessi, sperando in migliori fortune future.
Ebbene, io questa volta, se non proprio gioito per la vittoria (ancorché parziale) degli “altri”, non mi sono potuto esimere di pensare ad un “meno male”.
E, questa, è un sconfitta bella e buona: la sconfitta di una fiducia, la sconfitta di una speranza, la sconfitta di una linea di condotta pluridecennale, la sconfitta di un’Idea... la sconfitta di me stesso.
A me non mi interessa più di tanto se in quella Città governi uno piuttosto che l’altro; a me, come uomo pensante, interessa pensare che i “miei” si sono battuti con coraggio e lealtà e, in caso di sconfitta, ci avrebbero consentito di affermare (anche qui, senza apparire blasfemo): mancò la fortuna.....
Mi sento tradito perché quella mia Idea è stata violentata, è stata vilipesa, è stata umiliata fino a farla apparire, Lei che è stato il faro della mia vita, come mentore di chissà cosa mentre si è trattato solo di una volgare rissa.
E il brutto è, cari Amici, che non riesco proprio a vedere nessuno dopo il diluvio e mi chiedo: perché?!
Ciao a tutti,
Ettore.

domenica 15 maggio 2011

Modena 14 maggio .


MODENA TERRA DI MOTORI








Per vedere altre foto della manifestazione e le immagini del cantiere della casa natale di Enzo Ferrari e il nuovo Museo, clicca qui.




domenica 8 maggio 2011

Riflessioni su quale futuro


Per farci riflettere sulla situazione a L’Aquila, Zuff ci propone questa significativa foto di un tavolo per scopone allestito (e frequentato!) all’interno di una pensilina-fermata-autobus nei pressi del Centro storico, nonché lo stralcio della prima parte di un articolo di Stefano Torelli, pubblicato su “Limes” in occasione sia 1° che del 2° anniversario del terremoto del 6 aprile 2009: quando si dice l’attualità!!!


Esiste l’Italia? A L’Aquila una parte di Italia sicuramente c’è e si può vedere. L’Italia spaccata, divisa in due, contraddittoria, confusa. Quell’Italia per cui qualsiasi argomento, ogni evento, ogni parola detta, viene ricondotta alla competizione politica che spacca il Paese da un quindicennio a questa parte. A L’Aquila l’Italia sembra esserci. Il clima che si respira è quello di una città che ha perso la propria identità, distrutta sotto i colpi di una tragedia naturale (e poi, sociale, economica, ambientale…) troppo grande per poter essere affrontata da sola, ma in cui sono riconoscibili benissimo i segni di un’Italia che, laddove meno te l’aspetti, si manifesta in tutte le sue caratteristiche. Il terremoto è servito a far schierare i cittadini aquilani da una parte o dall’altra della barricata politico-mediatica, non certo a unire le proprie forze e mostrare segni di compattezza e aggregazione o di consenso.
Al contrario: da subito dopo il sisma, i cittadini hanno cominciato ad approvare senza giudizio o, al contrario, a condannare senza appello, qualsiasi decisione presa per il territorio dall’alto. Con o contro. Lo spaesamento e il dolore per una città in macerie non hanno contribuito a fare quel passo in avanti verso nuove linee di pensiero, ma hanno anzi riportato l’Italia a L’Aquila. Ecco in che misura esiste l’Italia nel capoluogo abruzzese: esiste perché vi è stato trasferito lo spirito che ne muove il (non-)dibattito socio-politico. Esiste al prezzo di una città che, invece, non esiste più. L’Italia sta sopravvivendo a L’Aquila."

venerdì 6 maggio 2011

Addio ad un Eroe.




Il 4 maggio è mancato a Milano il Gen.C.A. Alberto LI GOBBI, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, 2 Medaglie d’Argento e 2 Medaglie di Bronzo al Valor Militare.
Allievo dell’Accademia di Artiglieria e Genio di Torino, dopo la nomina a Tenente di Artiglieria, nel 1937 ha preso parte alle operazioni sul fronte occidentale e sul quello greco-albanese. Successivamente fu trasferito a domanda ad un reggimento in partenza per il fronte russo, dove venne gravemente ferito all’addome e rimpatriato. All’atto dell’armistizio, si trovava in famiglia in licenza di convalescenza e, presentatosi al suo reggimento, fu fatto prigioniero dai tedeschi. Evaso dalla prigionia, fu aviolanciato in territorio occupato per organizzare una rete informativa e di rifornimenti alle unità partigiane operanti in Lombardia. Divenuto comandante di una Divisione Alpina operante in Val d’Ossola, fu catturato dai tedeschi insieme al fratello Aldo che, ferito nel tentativo di fuga e torturato morì il giorno dopo. Evaso dal carcere di Genova entrò a far parte del gruppo di combattimento “Friuli” partecipando alla guerra di Liberazione.
Al termine del conflitto, dopo la frequenza del Corso di Stato Maggiore, ha ricoperto prestigiosi incarichi quali: Addetto Militare in USA, Messico e Cuba; Comandate del Reggimento Artiglieria a Cavallo; Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”; Comandate della Forza Mobile Alleata Europea e Comandante delle FTASE.
Al termine del servizio, è stato eletto Presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari nella Guerra di Liberazione e, in tale veste ha cercato, senza ottenere risultati concreti, di valorizzare il ruolo avuto dalle Forze Armate nella Guerra di Liberazione rapportato a quello delle unità partigiane.
Vi sono molti articoli di giornale che esprimono l’amarezza di un Eroe nei confronti dello Stato. Alcuni titoli significativi apparsi su quotidiani nazionali: “Tutti partigiani da tre anni in su” “A 40 anni dalla Guerra lo stato divide gli ex combattenti in “Buoni” e “Cattivi” – “Contano solo gli amici”
Il ricordo migliore che possiamo avere del Gen. Li Gobbi è sintetizzato nella motivazione della massima decorazione conferitagli.
“L’8 settembre, pur sofferente per una grave ferita riportata in precedenti combattimenti, abbandonava la famiglia per raggiungere il proprio reggimento in lotta contro i tedeschi. Catturato e riuscito ad evadere attraversava le linee di combattimento e si offriva volontario per una importante, lunga e rischiosissima missione di guerra in territorio italiano occupato dai tedeschi. Durante un lungo eroico periodo, illuminato da purissima fede, prodigava il suo valore e la sua intelligenza ad organizzare e dirigere il movimento di liberazione della Patria, affrontando impavido il rischio di ogni ora e le certe insidie che lo avvolgevano e lo avrebbero travolto. Durante un feroce rastrellamento nemico, caduto in combattimento un valoroso ufficiale comandante di una formazione partigiana, presso la quale in quel momento si trovava, assumeva senza esitazioni il comando del gruppo, ne riuniva gli elementi già duramente provati, riuscendo a sottrarli alla morsa nemica con azioni episodiche condotte con decisione ed abilità ammirevoli. Arrestato e trovato in possesso di documenti che costituivano inequivocabile condanna, fu sottoposto ad estenuanti interrogatori e ad inenarrabili torture. Ma il sentimento del dovere e dell’onore sorretti dal sublime stoicismo, vinsero la ferocia teutonica: nessun segreto fu svelato, nessun compagno tradito. Avuta la possibilità di evadere vi rinunciava a favore di un compagno di lotta e di fede la cui opera riteneva tornasse più vantaggiosa. Procrastinata la fucilazione cui era stato condannato, nei lunghi mesi di prigionia non manifestava debolezze, né recriminava la sua giovinezza sacrificata, lieto di averla donata alla Patria. Quando fortunate circostanze gli permisero di fuggire, riprendeva il suo posto di combattimento e si offriva di continuare ancora la sua missione. Fulgido esempio di assoluta dedizione alla Patria ed al dovere” Italia occupata, 5 dicembre 1943 – 21 agosto 1944.

C.M. Magnani

giovedì 5 maggio 2011

Tutti di corsa con l'Accademia.


"E' uno dei tanti modi con cui teniamo vivo il contatto con la città".
Così dice il Comandante dell'Accademia Militare di Modena annunciando la XVII edizione di "Modena di corsa con l'Accademia" che si svolgerà domenica 8 maggio.


(Q.d.B)

martedì 3 maggio 2011

Torino , 4 giugno 2011


domenica 1 maggio 2011

Distanze generazionali



Non so se avete incominciato a prenderne atto, Ragazzi, ma tra un Quarantennale e l’altro, una rimpatriata e l’altra, uno scazzafottimento e l’altro, noi stiamo lentamente avvicinandoci alla fatidica soglia, superata la quale si è considerati l’altra generazione.
Se ciò, tutto sommato, fa parte dell’inesorabile girare della ruota della vita, quello che lascia decisamente perplessi è la domanda o il cruccio se, tra la nostra generazione e quelle più giovani, esista o meno qualche punto di contatto, qualcosa che ci accomuni, che ci faccia pensare ad una passaggio di testimone che ci faccia chiudere gli occhi con la serena certezza di aver compiuto il nostro dovere.
Io ho la fortuna di avere un figlio ventenne e Vi posso garantire che la distanza (o, se preferite, il gap) che ci separa è molto ma molto più ampia di quella che separava mio padre e me; a parte i Valori fondamentali etici e civili, non c’è una cosa, un argomento, un’attività che non la si veda in maniera diametralmente opposta.
Allora, la domanda sorge spontanea: chi è che sbaglia o, se preferite, chi ha ragione?
Non sono così rimbambito da pensare che il “mio” mondo dovesse rimanere immutabile, che quello che piaceva a me fosse il massimo del desiderabile, che non ci si sarebbe dovuti adeguare ai cambiamenti imposti dal Progresso; però, vedendo in che condizioni ci stiamo riducendo, il dubbio viene, eccome.
Vi lascio con una domanda che vuole essere anche una provocazione: cercare di adeguarsi ai tempi (stravolgendo anche le tradizioni più care e più intime, trasformandosi in enti assistenziali, etc. etc.) per non dispiacere ai giovani è sinonimo di lungimiranza o di vigliaccheria?!
Per aiutarVi nella risposta, Vi propongo due immagini antitetiche del problema.
Un abbraccio a tutti,
Ettore.