martedì 17 maggio 2011

Perché?!


Maramaldo, si sa, non era proprio un campione di lealtà cavalleresca ed è per questo che non voglio infierire sugli sconfitti che, senza voler apparire blasfemo, risalgono senza speranza quelle valli...

Forse, qualche speranzuccia ce l’hanno ancora: certo è che, ancorché si concretasse, sarebbe un pannicello caldo e nulla più.
Ma non è di questo che voglio parlare; non voglio parlare di come e di quanto si sia ritorto“a manico d’ombrello” la tattica dell’aggressione verbale, delle entrate a gamba tesa, per di più a tempo scaduto; non voglio parlare di come e di quanto sia controproducente auto ergersi a “profeta” del “bene comune”, quando invece anche un cieco vedrebbe che si tratta solo di un miserabile “bene personale”; non voglio parlare di come e di quanto sia quasi auto lesionistico affidare il proprio “verbo” a “discepoli” che, volendo essere più realisti del Re, urlano sproloqui e ripetono slogan che anche il più trucido dei trucidi aborrirebbe.
Non voglio nemmeno parlare dei momentanei vincitori che, a ben vedere, hanno millantato come proprie le scelte vincenti di altri.
Non ne voglio parlare perché invaderei il terreno dell’ovvio su cui pasceranno legioni di tuttologi in cerca d’autore; mi limito solo a fare una considerazione: quanto è successo nelle recenti Amministrative è la dimostrazione di come tanti e reiterati errori tattici conducono alla sconfitta strategica.
Quello di cui voglio parlare, invece, è il mio stato d’animo; lo stato d’animo di un uomo che per quasi mezzo secolo ha gioito per i successi della sua “parte” o ne ha ridimensionato gli insuccessi, sperando in migliori fortune future.
Ebbene, io questa volta, se non proprio gioito per la vittoria (ancorché parziale) degli “altri”, non mi sono potuto esimere di pensare ad un “meno male”.
E, questa, è un sconfitta bella e buona: la sconfitta di una fiducia, la sconfitta di una speranza, la sconfitta di una linea di condotta pluridecennale, la sconfitta di un’Idea... la sconfitta di me stesso.
A me non mi interessa più di tanto se in quella Città governi uno piuttosto che l’altro; a me, come uomo pensante, interessa pensare che i “miei” si sono battuti con coraggio e lealtà e, in caso di sconfitta, ci avrebbero consentito di affermare (anche qui, senza apparire blasfemo): mancò la fortuna.....
Mi sento tradito perché quella mia Idea è stata violentata, è stata vilipesa, è stata umiliata fino a farla apparire, Lei che è stato il faro della mia vita, come mentore di chissà cosa mentre si è trattato solo di una volgare rissa.
E il brutto è, cari Amici, che non riesco proprio a vedere nessuno dopo il diluvio e mi chiedo: perché?!
Ciao a tutti,
Ettore.

9 commenti:

  1. Francesco Miredi18 mag 2011, 09:19:00

    Caro Ettore la tua idea di una destra che compattasse la Nazione con l'orgoglio di una Italia unita e che desse spazio alla crescita sociale ed economia attraverso l'effettiva libertà di mercato è stata tradita dall'alleanza con coloro che vogliono la secessione e con l'impostazione imprenditoriale basata sulla corruzione.
    Il perchè, a mio avviso, nasce da quella voglia di potere che ha indotto gli attuali politici a sostituire l'ideologia con l'opportunismo. Questi stessi soggetti utilizzano, ora, l'ideologia solo per evocare fantasmi e, quindi, per contrastare l'avversario.
    A Milano Letizia Moratti non ha fatto nulla per la città se non valorizzare un polo fieristico che, negli ultimi quattro anni, ha dato adito a molte operazioni poche chiare e incidere sul piano regolatore per uno sviluppo urbanisto (che ha letteralmente bloccato le imprese di costruzioni) del quale la città non ne sentiva il bisogno.
    Di Pisapia conoscevo il padre (mio professore di Procedura Civile) e, da collega, mi è stato presentato come persona onesta ed equilibrata.
    Nella battaglia di questi giorni, non si parlerà affatto delle capacità dei due contendenti ma della "pericolosità" derivante dal fatto che il Pisapia possa essere considerato un ex comunista.
    Ai posteri l'ardua sentenza.
    Ti abbraccio
    Francesco

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  2. Non sono mai entrato nell'agone di queste riflessioni per scelta, consapevole che i nostri governanti di destra e di sinistra non guardano il bene comune e ci raccontano quello che fa comodo a loro. La verità noi non la conosciamo.
    Caro Miredi hai ragione, ma le elezioni ci sono state anche a Napoli, per par condicio bisognerebbe parlare anche del responso delle urne di quest'ultima città e del "Buon Governo" che colà ha regnato da oltre un decennio.
    Se ci fosse un napoletano a parlarci di quella realtà il quadro sarebbe completo.
    Un abbraccio Suff

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  3. Francesco Miredi19 mag 2011, 09:17:00

    Caro Suff, normalmente parlo solo di ciò che conosco e, quando non conosco, pongo domande. In questo contesto ho voluto solo dare una mia risposta a Ettore ribadendo un concetto già altre volte espresso e cioè che l'ideologia, nel contesto politico attuale, è solo specchio per le allodole.
    Ti abbraccio
    Francesco

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  4. La par condicio non c'entra nulla , il significato del voto di Milano è diverso da quello di Napoli.
    A casa sua Berlusconi aveva chiesto un referendum su di lui, e, mi sembra, l'abbia perso.
    C’è qualcuno convinto che il disastro di Napoli dipenda solo ed esclusivamente dalle colpe della sinistra ? Se SI perché la destra non ha vinto il primo turno a mani basse ?
    Non è che i napoletani, quelli che ancora credono, anche se poco, nella politica e vanno a votare ce ne hanno le palle piene di questi politici ( e non solo loro...) e preferiscano votare un magistrato, meglio ancora se discutibile, anche solo per dare un segno !!!!

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  5. @Francesco: se io fossi un cittadino milanese, quali sono, secondo te, i punti qualificanti del programma di Pisapia per cui dovrebbe meritare il mio voto?

    @Oliviero: qual è il segno che i
    cittadini napoletani intendono dare votando un magistrato "meglio se discutibile", definito dai suoi colleghi "Gigineddu flop" per gli scarsi risultati raggiunti (a nostre spese) nella sua attività di PM?

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  6. Francesco Miredi20 mag 2011, 09:05:00

    1) lo stretto contatto con i consigli di zona per meglio comprendere le necessità dei cittadini;
    2) il previo confronto con le associazioni di categoria prima di emettere provvedimenti per questi importanti (tipo ecopass);
    3) un maggiore controllo sulla spesa per consulenti, imprese etc. specie se relative a faraoniche realizzazioni quali l'expo;
    3) un coordinamento e non la mera accettazione di imposizioni da parte della Provincia e della Regione per questioni di natura sociale quali i costi della sanità e gli aiuti ai bisognosi.

    Caro Gino, per me questi punti sono molto qualificanti ma a ciò ho aggiunto l'insoddisfazione per ciò che non ha fatto la Moratti, i dubbi sull'operazione Expo e la constazione di vivere in una città che col tempo ha peggiorato nel suo aspetto urbanistico e nella manutenzione ordinaria.
    Ti abbraccio
    Francesco

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  7. Caro Gino, è evidente che i napoletani non sopportano più i politici che da anni sono presenti sulla loro piazza, ne le loro promesse mai mantenute, e la dimostrazione lampante è stato il voto all'ex PM.

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  8. Ho cercato di trattenermi ma proprio adesso ho sentito una intervista che ha rilasciato Rizzo , leader dei comunisti italiani, che testualmente ha detto che Milano e Napoli saranno "citta' rosse"e che "il comunismo e' bello.". Penso che tutti coloro che , consapevolmente o inconsapevolmente, consentiranno che i deliri bolscevichi di quel signore si realizzino, saranno colpevoli davanti a Dio , agli uomini ed alle vittime delle Foibe, di Katyn, dei gulag , della Cambogia e di quanto altro si possa addebitare a quella ideologia sanguinaria.Giovanni.

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  9. Caro Giovanni,
    condivido pienamente il tua anatema contro una ideologia che ha rappresentato quanto di peggio e di più perverso possa aver partorito la natura umana, non fosse altro per la sua estensione temporale ed areale.
    Consentimi, però, di dirti che il tuo legittimo sdegno etico e storico è sproporzionato, quasi sprecato se pensi da che pulpito è venuta la predica.
    Ma sai di chi stiamo parlando? non certo di coloro che. pur macchiandosi degli orrendi crimini da te ricordati e di tantissimi altri "minori", sono stati pur sempre dei Grandi: del Male ma dei Grandi!
    Hai detto bene tu: è un delirio e, come tutti i deliri, occupa per un lampo uno spazio infnetesimale della mente e lascia solo uno sgradevole, effimero ricordo.
    Un abbraccio,
    Ettore.

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