

Non so se avete incominciato a prenderne atto, Ragazzi, ma tra un Quarantennale e l’altro, una rimpatriata e l’altra, uno scazzafottimento e l’altro, noi stiamo lentamente avvicinandoci alla fatidica soglia, superata la quale si è considerati l’altra generazione.
Se ciò, tutto sommato, fa parte dell’inesorabile girare della ruota della vita, quello che lascia decisamente perplessi è la domanda o il cruccio se, tra la nostra generazione e quelle più giovani, esista o meno qualche punto di contatto, qualcosa che ci accomuni, che ci faccia pensare ad una passaggio di testimone che ci faccia chiudere gli occhi con la serena certezza di aver compiuto il nostro dovere.
Io ho la fortuna di avere un figlio ventenne e Vi posso garantire che la distanza (o, se preferite, il gap) che ci separa è molto ma molto più ampia di quella che separava mio padre e me; a parte i Valori fondamentali etici e civili, non c’è una cosa, un argomento, un’attività che non la si veda in maniera diametralmente opposta.
Allora, la domanda sorge spontanea: chi è che sbaglia o, se preferite, chi ha ragione?
Non sono così rimbambito da pensare che il “mio” mondo dovesse rimanere immutabile, che quello che piaceva a me fosse il massimo del desiderabile, che non ci si sarebbe dovuti adeguare ai cambiamenti imposti dal Progresso; però, vedendo in che condizioni ci stiamo riducendo, il dubbio viene, eccome.
Vi lascio con una domanda che vuole essere anche una provocazione: cercare di adeguarsi ai tempi (stravolgendo anche le tradizioni più care e più intime, trasformandosi in enti assistenziali, etc. etc.) per non dispiacere ai giovani è sinonimo di lungimiranza o di vigliaccheria?!
Per aiutarVi nella risposta, Vi propongo due immagini antitetiche del problema.
Un abbraccio a tutti,
Ettore.
Caro Ettore dovresti chiarire meglio cosa significa : " però, vedendo in che condizioni ci stiamo riducendo " e anche "cercare di adeguarsi ai tempi (stravolgendo anche le tradizioni più care e più intime, trasformandosi in enti assistenziali, etc. etc.).
RispondiEliminaForse, così potremmo fornire le risposte che aspetti e discuterne meglio.
Un abbraccio. Oliviero
Caro Ettore, io ho avuto la fortuna di avere tre figli prima ancora che compissi trent'anni e oggi parlo con persone adulte che non sentono il gap generazionale. I principi morali e sociali sul quale impostare la vita sono gli stessi e ci contraddistingue solo un diverso atteggiamento verso ogni tipo di evento, sia esso positivo o negativo. Io ragiono ancora pensando a creare un futuro; loro vogliono vivere il presente. Io penso che anche nei rapporti più conflittuali si crea sempre un legame che porta al passaggio del tstimone (ho capito molte cose di mio padre solo dopo che è morto) ma non ci sara mai una continuità lineare perchè la diversità nasce dall'evoluzione (in alcuni casi involuzione ma che poi si trasforma sempre in evoluzione) del mondo. In ogni caso, però, a mio avviso è assolutamente sbagliato mostrarsi diverso per non dispiacere perchè, così facendo, cessiamo di dare anche il nostro essere positivi per prendere, dolosamente, simpatia e compiacimento.
RispondiEliminaLa verità, però, viene sempre a galla.
Ti abbraccio
Francesco
Anche io (peraltro sono Carabiniere) non ho ben capito cosa Ettore vuole dire con la sua domanda-provocazione e pertanto, come ha già
RispondiEliminachiesto Oliviero, forse sarebbe meglio chiarire.
Un caro saluto Carlo Mori
Carissimi Carlino ed Oliviero,
RispondiEliminatemevo che il mio pudore nel chiamare le cose con il loro nome avrebbe potuto essere scambiato per ermetismo da intellettualoide: siccome, però, non sono né ermetico né, tantomeno, intellettuale, Vi esplicito il mio pensiero.
Le "condizioni in cui ci stiamo riducendo" sono quelle, derelitte, in cui versa la nostra povera Italia, a seguito della devastazione morale e culturale, operata negli ultimi decenni da orde di arrivisti, transfughi e menefreghisti.
Per quanto attiene al rapporto adeguamento ai tempi/tradizioni, intendo disquisire sul fatto se è o meno eticamente coretto adeguare (quando non abiurare) le seconde per apparire "in linea con i tempi"; e mi spiego con un esempio.
Tempo fa, un Nostro del 150° "Montello" mio carissimo Amico, mi ha confessato (vergognandose come un ladro) che sembra che il Cte Hdemico -chissà, per mostrarsi "evoluto"1- avrebbe voluto che gli Anziani, cantando il "Pompa", sostituissero il "lerci" riferito ai Cappelloni con un aggettivo più "gentile" e che sapesse meno di vetero-nonnismo.
Questo, secondo me, non è adeguarsi ai tempi: è prostituzione, è abiura, pur di apparire, pur di compiacere, pur di riscuotere un faciel consenso!
Forse, l'esempio Vi potrà apparire riduttivo ma chissà quanti altri se ne potrebbero trovare nel nostro mondo ed in quello cosiddetto civile.
Con la speranza di aver chiarito il mio pensiero, un caro abbraccio,
Ettore.
Grazie Ettore, sei stato chiarissimo! effettivamente non si può che essere pienamente d'accordo con Te. Buonismo, ipocrisia e demagogia imperversano fino al punto di snaturare anche i valori più sicuri e scontati
RispondiEliminasu cui si basano le nostre tradizioni e, diciamolo pure, anche la nostra stessa identità
culturale. Ricordo a Te ed agli altri di continuare a tenere presente il mio suggerimento circa la costituzione di una Associazione fra noi del 150° Corso. Un abbraccio. Carlo MORI