venerdì 6 maggio 2011

Addio ad un Eroe.




Il 4 maggio è mancato a Milano il Gen.C.A. Alberto LI GOBBI, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, 2 Medaglie d’Argento e 2 Medaglie di Bronzo al Valor Militare.
Allievo dell’Accademia di Artiglieria e Genio di Torino, dopo la nomina a Tenente di Artiglieria, nel 1937 ha preso parte alle operazioni sul fronte occidentale e sul quello greco-albanese. Successivamente fu trasferito a domanda ad un reggimento in partenza per il fronte russo, dove venne gravemente ferito all’addome e rimpatriato. All’atto dell’armistizio, si trovava in famiglia in licenza di convalescenza e, presentatosi al suo reggimento, fu fatto prigioniero dai tedeschi. Evaso dalla prigionia, fu aviolanciato in territorio occupato per organizzare una rete informativa e di rifornimenti alle unità partigiane operanti in Lombardia. Divenuto comandante di una Divisione Alpina operante in Val d’Ossola, fu catturato dai tedeschi insieme al fratello Aldo che, ferito nel tentativo di fuga e torturato morì il giorno dopo. Evaso dal carcere di Genova entrò a far parte del gruppo di combattimento “Friuli” partecipando alla guerra di Liberazione.
Al termine del conflitto, dopo la frequenza del Corso di Stato Maggiore, ha ricoperto prestigiosi incarichi quali: Addetto Militare in USA, Messico e Cuba; Comandate del Reggimento Artiglieria a Cavallo; Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”; Comandate della Forza Mobile Alleata Europea e Comandante delle FTASE.
Al termine del servizio, è stato eletto Presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari nella Guerra di Liberazione e, in tale veste ha cercato, senza ottenere risultati concreti, di valorizzare il ruolo avuto dalle Forze Armate nella Guerra di Liberazione rapportato a quello delle unità partigiane.
Vi sono molti articoli di giornale che esprimono l’amarezza di un Eroe nei confronti dello Stato. Alcuni titoli significativi apparsi su quotidiani nazionali: “Tutti partigiani da tre anni in su” “A 40 anni dalla Guerra lo stato divide gli ex combattenti in “Buoni” e “Cattivi” – “Contano solo gli amici”
Il ricordo migliore che possiamo avere del Gen. Li Gobbi è sintetizzato nella motivazione della massima decorazione conferitagli.
“L’8 settembre, pur sofferente per una grave ferita riportata in precedenti combattimenti, abbandonava la famiglia per raggiungere il proprio reggimento in lotta contro i tedeschi. Catturato e riuscito ad evadere attraversava le linee di combattimento e si offriva volontario per una importante, lunga e rischiosissima missione di guerra in territorio italiano occupato dai tedeschi. Durante un lungo eroico periodo, illuminato da purissima fede, prodigava il suo valore e la sua intelligenza ad organizzare e dirigere il movimento di liberazione della Patria, affrontando impavido il rischio di ogni ora e le certe insidie che lo avvolgevano e lo avrebbero travolto. Durante un feroce rastrellamento nemico, caduto in combattimento un valoroso ufficiale comandante di una formazione partigiana, presso la quale in quel momento si trovava, assumeva senza esitazioni il comando del gruppo, ne riuniva gli elementi già duramente provati, riuscendo a sottrarli alla morsa nemica con azioni episodiche condotte con decisione ed abilità ammirevoli. Arrestato e trovato in possesso di documenti che costituivano inequivocabile condanna, fu sottoposto ad estenuanti interrogatori e ad inenarrabili torture. Ma il sentimento del dovere e dell’onore sorretti dal sublime stoicismo, vinsero la ferocia teutonica: nessun segreto fu svelato, nessun compagno tradito. Avuta la possibilità di evadere vi rinunciava a favore di un compagno di lotta e di fede la cui opera riteneva tornasse più vantaggiosa. Procrastinata la fucilazione cui era stato condannato, nei lunghi mesi di prigionia non manifestava debolezze, né recriminava la sua giovinezza sacrificata, lieto di averla donata alla Patria. Quando fortunate circostanze gli permisero di fuggire, riprendeva il suo posto di combattimento e si offriva di continuare ancora la sua missione. Fulgido esempio di assoluta dedizione alla Patria ed al dovere” Italia occupata, 5 dicembre 1943 – 21 agosto 1944.

C.M. Magnani

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