domenica 15 dicembre 2013

De juventude


Nonostante gli strascichi del disastro che si è consumato sulle rive del Bosforo facciano ancora sentire tutto il loro, devastante, peso sul mio sistema neurovegetativo, mi sforzerò di fare una serena analisi dell’attuale situazione politica italiana.
Non vi è dubbio che i recenti fatti hanno dato una, speriamo, salutare scossa ad un sistema anchilosato, autoreferenziale, trasversalmente e colpevolmente inefficiente; una generazione nuova è riuscita ad aprire una breccia e sta cercando disperatamente di prendere possesso di quello che c’è aldilà.

Dico subito che, per me, l’essere “giovani” e magari pure “donne” non è sinonimo automatico di capacità; non sono, sempre secondo me, l’anagrafe o il sesso la conditio sine qua a che un politico, un dirigente sia affidabile; certo, l’entusiasmo, la voglia di emergere, l’assenza di palle al piede di un passato disastroso sono elementi motivazionali necessari ma, non sempre, sufficienti.
Ciò detto, una cosa appare subito in tutta la sua evidenza: l’assenza nel Centrodestra di personaggi con tali caratteristiche.

Mentre, infatti, nel Centrosinistra sono emersi uomini che sanno quasi “di nuovo” o, almeno, hanno poche scorie del vecchio, dall’altra parte i volti sono sempre gli stessi, anche tra coloro che stanno tentando, faticosamente, di liberarsi dell’ asfissiante cappa di piombo che ha soffocato per decenni ogni possibilità di rinnovamento.
Io che “sinistro” non sono mai stato, devo riconoscere che, nonostante l’imbarazzante e sventurato dilettantismo degli ultimi anni, un certo, ancorché limitato ricambio c’è pur stato, anche se i “pezzi da 90”, sembravano inamovibili; dall’altra parte, invece, l’incombente, monocratica, ricattatrice presenza di un satrapo ha impedito la nascita e la crescita di personaggi che avrebbero potuto contribuire al rinnovamento del nostro sgangherato sistema politico-istituzionale.

Entrando nel merito, mi sento di fare questa analisi.
Renzi è entrato a gamba tesa ed ha trovato opportunità a schiovere nella palude parlamentare; come mi rimprovera sempre il buon Oliviero parlando e rosicando della Signora, diciamo che “gli piace vincere facile”, non fosse altro che per mancanza di avversari paritetici. Certo, non avrà vita né semplice né facile, dato che la zavorra ancora esistente continuerà ad avere il suo peso; però e fatta la tara di una buona dose di logorrea, sembra avere tutte le carte in regola per poter lasciare qualche segno tangibile: diciamo pure che “di nuovo” ha molto.

Alfano sta tentando disperatamente di emanciparsi dalla morsa di un padrone implacabile ed annichilente (ci aveva, inutilmente, provato con le “primarie” di qualche mese fa) ma è frenato, secondo me, da due elementi quasi insuperabili: l’ingombrante permanenza di tanto “vecchiume” –per di più molto compromesso- intorno a lui e la predisposizione a parlare in “politichese stretto”, appesantito per di più da un linguaggio forense di sicula ascendenza democristiana.
Berlusconi continuerà a sparare le sue fanfaronate, a fare le sue promesse, a cercare di rimettere assieme i cocci di un giocattolo che lui stesso ha rotto ma non credo che possa avere un futuro: gli mancano i ricambi e lo condanna l’anagrafe.

Grillo, con la sua spocchia di unico “unto”,  non lo metto neanche nel novero dei possibili “salvatori”, considerate l’inconcludenza solo disfattista delle sue “idee” e la pochezza della sua armata brancaleone che, di quell’inconcludenza, è la sola espressione possibile.
Salvini –che pure l’anagrafe allocherebbe tra il “nuovo”-  sa di "vecchio" e non è altro che la copia sbiadita dei forcaioli più duri che puri con cui è cresciuto; continua a ripetere le stesse litanie e si è fatto rubare pure il palcoscenico dal comico di cui sopra, in quanto a volgarità ed aria fritta.

Anche se potrebbe sembrare che non ci azzecchi niente, non si può non citare quella grande moltitudine, quel guazzabuglio disordinato ed acefalo che, sotto le sigle più svariate ed improbabili, sta scuotendo il Paese. Nonostante la ragionevolezza e la giustezza delle rivendicazioni, non credo che abbia un futuro o, quanto meno, un futuro ordinato, propositivo, concreto; avrebbe bisogno di un “LUI” che ne raccolga e ne disciplini le istanze, facendole concretizzare.
Ma, pur nell’alveo dell’atavica incapacità italiota di produrne di seri, mi e Vi chiedo: non ne abbiamo già avuti troppi?!

Un abbraccio,
Ettore.

 

1 commento:

  1. Francesco Miredi19 dic 2013, 11:39:00

    Caro Ettore, visto che insistendo sono riuscito a porre un commento sugli Auguri natalizi, provo a sintetizzare quello che avevo scritto giorni fa senza riuscire a pubblicarlo. Io credo che anche il politico più puro, onesto e capace farebbe, oggi, molta fatica a realizzare quello che vorrebbe causa i vincoli, le imposizioni, i "bisogni diplomatici" che troppe caste, categorie, associazioni etc. etc. impongono. Spero che Renzi riesca effettivamente ad eliminare quella vecchia zavorra presuntuosa e arrogante che, per spocchiosità e propensione all'intrigo, ha portatato avanti una opposizione tanto sterile da contribuire alle ascese e ai disastri dell'era berlusconiana ma anche Letta sembra un brav'uomo pieno di buone intenzioni eppure non ha ancora emesso un provvedimento serio tendente alla diminuzione dei costi della politica e della inutile burocrazia. Tuttavia, anche se dovrà passare molta acqua sotto i ponti perchè la m....da lavare è tanta, i politici dovranno necessariamente cambiare strada perchè avranno sempre meno da sperperare e, per questo, non sono loro che temo. Il politico "democratico" potrà rendermi più povero, potrà togliermi la voglia di lavorare e di vivere in questo paese ma non potrà scalfire la mia persona. Ciò che temo è il popolo disperato ma anche falso ed ipocrita che sopperisce con la violenza alla propria anarchia ed ignoranza. Ora provo a pubblicare il commento e se non riesco, mi dispiace per Ettore e questo mio pensiero resterà nella mia testa. Francesco

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