Io vivo a Roma e conosco Gianni, il Marizza non il Sindaco; lo leggo volentieri perché la Sua maniera di raccontare e disquisire su argomenti di vario genere con arguzia e sottile ironia mi intrattiene sempre piacevolmente e mai mi infastidisce. La Sua voglia di porgere i problemi sempre sdrammatizzandoli stimola all’ascolto ed alla partecipazione anche emotiva.
Lungo il percorso della gradevole lettura mi sono divertito, ovviamente non per i contenuti ma per il modo di porgerli; ho anche riso di gusto, anche se è più difficile farlo quando si legge da soli.
Lo ringrazio per l’iniziale buonumore che la lettura del Suo articolo mi ha suscitato ma subito, per associazione, mi sono ricordato che proprio ieri, mentre attraversavo velocemente sulle strisce pedonali una strada centrale di Roma ad ampia visibilità, una moto con a bordo una giovane coppia, pur avendomi notato, non diminuiva la velocità e si fermava frenando all’ultimo istante a pochi centimetri dal mio corpo. Di fronte alla istintiva sorpresa che manifestava il mio volto, il “maschio” che conduceva la moto mi ha apostrofato con “…e mo’, nun te incazzà’…!”, ovviamente accompagnato dal sorrisino di circostanza anche della “femmina” che gli sedeva dietro. Improvvisamente mi rivedevo sulla poltrona di casa davanti al Televisore mentre guardavo la scena drammatica di un film; sullo schermo ero io che raccoglievo una mazza dimenticata da qualcuno sull’asfalto e la davo sul casco del ”maschio” e poi della “femmina”! Per fortuna mi sono subito svegliato, in silenzio mi sono scostato ed ho guardato, sicuramente con una faccia da “coglione inebetito”, la moto che ha tranquillamente proseguito per la sua strada!
La lettura dilettevole dell’amico Marizza è ormai un ricordo e monta la consapevolezza dei contenuti che mi appaiono amaramente innanzi tutti insieme e che mi inducono a temere che la mancanza di rispetto dell’uno verso gli altri con i quali si vive gomito a gomito tocca ormai livelli di guardia, almeno a Roma.
Mi attendo da un momento all’altro il suono a distesa delle campane delle 250 chiese di Roma che mi avvertono non certo della nomina di un nuovo Papa (lunga vita a Benedetto XVI!) ma del tracimare della pazienza dei cittadini di buona volontà ossequiosi delle regole di civile convivenza.
Nel caso di Roma è impensabile che siano sufficienti i sacchetti di sabbia per contenere le crepe sempre più vistose degli argini del Tevere; per evitare lo straripamento del fiume “Pazienza” credo occorra rifare gli argini.
Come indica l’amico Marizza (cittadino un po’ “incazzato” come lo sono io) è auspicabile che il Gianni Sindaco, tenendo ovviamente conto delle grosse difficoltà che deve affrontare nella gestione di una grande Capitale che non è Gonnosfanadiga (ridente paese della Sardegna), cominci a darci una mano almeno dove si può. Ci auguriamo che utilizzi le risorse che ha per “convincere” con le buone e con le cattive (meglio con queste ultime!) coloro che per diseducazione o prepotenza intrinseche “se ne fregano”.
Sebastiano Bianca
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