lunedì 23 aprile 2012

Dobbiamo diventare musulmani per avere banche "umane"?'??

Ho seguito con grande interesse la puntata di Report del 22 Aprile 2012 in cui sono state presentate le distorsioni dell’attuale sistema bancario nei paesi occidentali e proposti alcuni tentativi di cambiare il sistema. La puntata puo’ essere rivista sul web di Report.
Oggi i maggiori organi di stampa ci informano che i crediti NON concessi alle imprese nell’ultimo, mi pare, semestre, hanno superato le somme dei crediti concessi creando insostenibile asfissia nel sistema produttivo, nonstante le banche italiane abbiano ricevuto centinaia di miliardi di euro dalla Banca Centrale Europea al tasso dell’1% per far ripartire l’economia. Io voglio menzionare, disquisendo solo in termini finanziari e non religiosi, i principi che regolano il funzionamento dell sistema bancario islamico, basato sul divieto coranico di addebitare gli interessi.
Il Corano vieta l’attribuzione di interessi (Riba) sul denaro prestato. È importante comprendere alcuni principi dell’Islam sui cui si fonda la finanza islamica. La Shari'ah si basa sui principi coranici così come sono stati fissati nel Sacro Corano e sulle parole e le gesta del profeta Muhammad (saw). La Shari'ah proibisce gli interessi (Riba) e gli economisti islamici sono ora concordi sul fatto che il termine Riba non si riferisce solo all’usura ma anche ai tassi di interesse. Le regole della finanza islamica sono piuttosto semplici e possono riassumersi nel seguente modo:
 a) qualsiasi pagamento predeterminato oltre e in aggiunta all’effettivo importo di denaro è vietato. L’Islam permette solo un tipo di prestito dove il prestatore non addebita alcun interesse o importo addizionale alla cifra prestata. Il principio sotteso a questa citazione enfatizza che benefici associati o derivati dal prestito sono proibiti;
 b) il prestatore deve dividere i profitti o le perdite derivanti dall’impresa commerciale per cui fu prestato denaro. L’Islam incoraggia i musulmani a investire il loro denaro e a diventare soci tra loro, dividendo i rischi e i profitti dell’attività commerciale piuttosto che diventare creditori. Come stabilito nella Shari'ah, ovvero la legge islamica, la finanza islamica si fonda sulla credenza che colui che fornisce il capitale e colui che lo utilizza dovrebbero spartire in ugual misura i rischi delle imprese commerciali, sia che si tratti di fabbriche, aziende agricole, compagnie di servizi o semplici attività commerciali. Tradotto in termini bancari, il depositante, la banca e il debitore dovrebbero tutti dividere i rischi e i guadagni derivanti dal finanziamento di imprese commerciali. Questo è differente dal sistema bancario commerciale basato sugli interessi, dove tutta la pressione è sul debitore: il debitore deve restituire il suo prestito, insieme all’interesse concordato, indipendentemente dal successo o dal fallimento della sua impresa commerciale.
Ciò che emerge da quanto detto è che l’Islam incoraggia gli investimenti affinché la comunità possa trarne beneficio. Tuttavia, l’Islam non desidera lasciare scappatoie per chi non vuole investire e correre rischi, ma preferisce piuttosto ammassare denaro o depositarlo in una banca in cambio di un aumento di questi fondi senza alcun rischio (tranne quello che la banca possa diventare insolvente). Di conseguenza, in base all’Islam, le persone devono investire correndo dei rischi oppure devono subire le perdite economiche determinate dalla svalutazione del denaro per l’inflazione derivante dal mantenere i loro fondi inattivi. L’Islam incoraggia il principio “maggiori rischi, maggiori guadagni” e lo promuove sbarrando tutte le altre strade disponili agli investitori. Lo scopo è fornire uno stimolo all’economia e spingere gli imprenditori a massimizzare i loro sforzi tramite investimenti ad alto rischio;
 c) guadagnare denaro dal denaro non è islamicamente accettabile. Il denaro è solo un mezzo di scambio, un modo per definire il valore di una cosa; non ha alcun valore intrinseco e quindi non dovrebbe poter generare altro denaro, tramite il pagamento di interessi fissi, semplicemente venendo depositato in una banca o prestato a qualcun altro. Lo sforzo umano, lo spirito di iniziativa e il rischio insito in un’attività produttiva sono più importanti del denaro usato per finanziarli. I giuristi musulmani considerano il denaro come capitale potenziale piuttosto che come capitale in senso stretto, nel senso che il denaro diventa capitale solo quando viene investito in un’attività commerciale. Di conseguenza, il denaro anticipato per un’attività commerciale sotto forma di prestito è considerato come un debito dell’impresa commerciale e non come un capitale e, in quanto tale, non dà diritto ad alcun profitto o interesse. I musulmani sono incoraggiati ad acquistare e sono scoraggiati dal mantenere il denaro inattivo, ragion per cui, ad esempio, ammassare denaro viene visto come inaccettabile. Nell’Islam, il denaro rappresenta il potere d’acquisto che viene considerato come l’unico uso legittimo del denaro. Questo potere d’acquisto (denaro) non può venire usato per creare maggiore potere d’acquisto (denaro) senza passare attraverso la tappa intermedia dell’acquisto di beni e servizi.
Trovo certamente interessante conoscere e studiare forme nuove per provare a spezzare il circolo vizioso messo in evidenza nel servizio di Report.
Grazie,
Renato Scuzzarello.

3 commenti:

  1. Francesco Miredi23 apr 2012, 16:33:00

    Scusami Renato ma credo che questa tua riflessione pecchi un po' di demagogia e non sia del tutto inerente il nostro sistema economico. Nel mondo islamico l'economia e quindi il sistema creditizio è controllato dallo stato; nel mondo islamico non esiste economia di mercato, nel mondo islamico il debitore viene punito con pene fisiche e, conseguentemente, paga. Se oggi le nostre bance aumentassero i fidi senza adeguate garanzie (merce sempre più rara), il sistema crollerebbe nel giro di qualche mese. Inoltre, una delle pecche maggiori della nostra imprenditoria deriva dal fatto che gli investimenti vengono finanziatai per oltre l'80% da capitali di terzi e questo crea costi atipici che riducono, sino allo zero, il valore di produzione.
    Un abbraccio
    Francesco

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  2. Sì, non vi è dubbio che sia impossibile applicare di colpo il pensiero islamico (relativamente agli investimenti) al mondo occidentale, sensibilmente condizionato dal sistema liberal-capitalistico e dalle grandi multinazionali che tanti inconvenienti spesso creano al mondo intero, ma ignorarlo del tutto non credo sia opportuno. Grazie a Renato per averci in breve fornito una panoramica efficace
    sulle concezioni islamiche del capitale e dei finanziamenti. Penso che in futuro bisognerà tenerne sempre più conto, non solo per l'importanza che il mondo islamico va sempre più acquistando, ma anche
    per i fondamenti regolatori dei mercati che, almeno da quanto emerge in questa discussione, sembrano
    osservare principi molto più umani di quelli da noi applicati. Forse un compromesso sarebbe attuabile
    e, perchè no, anche un po'auspicabile. Un minchiottesco abbraccio a tutti. Carlo MORI

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  3. Cari amici
    la conoscenza di sistemi bancari diversi da quelli, purtroppo molto criticabili, esistenti nei paesi occidentali e’ un esercizio ben lontano dall’essere demagogico e dovrebbe, potrebbe indurre a ragionare senza pregiudizi o bende negli occhi. La finanza islamica evidenzia tassi di crescita sostenuti (circa il 15% all’anno) che ci inducono necessariamente ad una lucida riflessione sul tema, scevra da condizionamenti e pregiudizi; un rafforzamento del fenomeno potrebbe rappresentare una alternativa al sistema finanziario occidentale in termini di affiancamento a quello tradizionale senza però sostituirlo.
    E’ con gli anni ’70 che nasce la moderna finanza islamica gra¬zie alle notevoli risorse finanziarie che si resero disponibili dopo l’aumento dei prezzi del petrolio conseguenti alla guerra dell’ottobre del 1973. La maggior parte dei paesi mediorientali si trovarono a disporre di un’ingente liquidità da investire.
    Da allora è seguita una consistente crescita del sistema bancario islamico contrassegnata dalla nascita e dallo sviluppo di numerosi istituti bancari islamici, localizzati anche in Europa e in altre aree non abitate prevalentemente da popolazioni musulmane.
    Nel decennio degli anni ’80, che ha segnato la vera e propria espan¬sione del sistema finanziario islamico e la diversificazione dei suoi investi¬menti, oltre 45 paesi hanno autorizzato lo svolgimento di attività bancarie islamiche sul proprio territorio.
    Agli inizi degli anni ’90 si è cominciato e fare ordine nel sistema bancario e finanziario islamico con la predisposizione di standard inter¬nazionali che le banche islamiche sono tenute a seguire. La finanza islamica è un fenomeno che non è possibile circoscrivere ai soli paesi di religione islamica. In particolare, nel Regno Unito, Germania e Danimarca gli islamici stanno alimentando una domanda crescente di servizi finanziari in linea con la sharia.Per andare incontro alle esigenze della clientela di fede musulmana e per vincere la concorrenza delle banche islamiche, negli ultimi anni, le banche occidentali hanno cominciato a offrire servizi conformi alla sharia. Tra queste vi sono: Citibank, HSBC Bank Plc, BNP Paribas, ABN Amro, Societé General, UBS, Pictet & Cie, Barclays. Sulla loro scia, la finanza internazionale ha cominciato interessanti esempi di fusione tra capitali occidentali ed islamici, come ad esempio la Samba-Saudi American Bank. L’Italia non conosce iniziative significative nel campo della finanza islamica e laddove sono state avviati progetti di finanza islamica, questi si trovano ancora in una fase “embrionale”. In questa direzione si colloca la firma a Roma, nel settembre del 2007, di un memorandum di intesa tra l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e l’Unione delle Banche Arabe (UAB) con lo scopo di rafforzare la coope¬razione economica, politica e sociale tra l’Italia e i paesi arabi.
    In conclusione, e scusandomi per la lunghezza dei miei testi, vorrei dire che i principi di base del sistema islamico possono essere condivisi e certamente essi devono trovare un buon livello di adattamento, in fase di applicazione, alle culture e necessita’ della gente cui gli stessi sistemi si rivolgono. Io credo fermamente che il solo fatto che esistono forme alternative al sistema finanziario e bancario occidentale cosi come lo conosciamo oggi, e’ oltremodo positivo soprattutto quando si basano su principi etici e non puramente speculativi.
    Un abbraccio a tutti
    Renato

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