L'occasione di incontro è stata una foto di una terza elementare del 1957 della scuola di San Giuseppe a Sassari pubblicata sul quotidiano La Nuova Sardegna. Con un filo di emozione di nuovo tutti insieme dopo 55 anni, ognuno col suo ricco bagaglio di una porzione grande di vita vissuta prevalentemente nel mondo cittadino …
Ma poiché è tempo di liberalizzazioni ed io ancora non ho capito bene come queste liberalizzazioni possano (almeno parzialmente) riequilibrare il vigoroso salasso che i “professori” stanno perpetrando, ho profittato dell'occasione per chiederlo a due miei compagni di scuola, uno tassista e l'altro farmacista.
Mi dice Mariano, il tassista: “Appartengo ad una categoria che lavora 10 ore al giorno, 6 giorni su 7 e in estate anche 7 su 7. Spesso lavoro quando la maggior parte dei lavoratori italiani fanno festa. Abito in una casa modesta, in un quartiere popolare. Faccio questo lavoro da 40 anni e quando si parla di liberalizzazione tirando in ballo la mia categoria mi fa pensare che qualcuno voglia prendere in giro gli italiani. Ma siamo sicuri che questa benedetta liberalizzazione sia la panacea di tutti i problemi italiani? Ha la capacità di dimezzare lo SPREAD, aumentare il PIL, ridurre la disoccupazione, il debito pubblico? In realtà occorre riflettere sul fatto che il volume di affari globale per l'attività dei taxi a Sassari, come in qualunque città, è un dato che non varia nel corso degli anni. Per fare un esempio è, diciamo, una torta di 5 chili da mangiare in 50 persone. Se aumentano i partecipanti, non diventa più grande la torta, soltanto spetta una fetta più piccola a ciascuno. Se una mattina un datore di lavoro riunisse tutti i suoi dipendenti per dare loro un annuncio importante: assumere altre tre persone per ogni lavoratore; sembrerebbe un ottima soluzione che consentirebbe di ridurre la disoccupazione e far ripartire l’economia. Ma naturalmente manca un passo: il vostro datore di lavoro dividerebbe la paga per 4 (lui non può rimetterci!). Ecco, liberalizzare le licenze Taxi non vuol dire moltiplicare il lavoro né diminuire il prezzo delle corse; al contrario nel giro di pochi mesi i 70 (circa) tassisti di Sassari magari diventerebbero 200, riducendo notevolmente l’incasso giornaliero pro capite; poiché i costi di esercizio rimangono invariati, in poco tempo i 200 tassisti si troverebbero tutti a far la fame o, per salvarsi, cercare di rivalersi con i malcapitati clienti (controllate che cosa sta succedendo in Irlanda dopo la liberalizzazione!). Credo che pochissimi sappiano quanto guadagna un Tassista al giorno. La media giornaliera degli incassi si aggira sui 120 euro, dai quali bisogna tirar via le spese: il costo del carburante, le tasse, l’Inps, Inail, il commercialista, il costo dell’auto, la manutenzione, l’assicurazione, il bollo , il canone del tassametro ecc … Naturalmente occorre anche sperare,di stare sempre in buona salute e che l’auto funzioni , in caso contrario sono mancati incassi! Sento dire spesso che a Sassari mancano i taxi; questo succede raramente altrimenti non ci sono tempi di attesa. Ma se anche fosse, perché la gente non si lamenta per le file oceaniche all'Equitalia, in Banca, alle Poste ed al supermercato?”
Interviene Luigi, il farmacista: " Io intanto non riesco a capire perché venga chiamato liberalizzazione
quello che più propriamente è il potenziamento del servizio di
distribuzione farmaceutica e meno ancora riesco a capire come possa
giovare al benessere economico del Paese.
Si aumenta il numero delle farmacie, ma senza cambiare la struttura
della distribuzione farmaceutica e soprattutto senza razionalizzarla.
Questo porta inevitabilmente ad un aumento dei costi. Questo è un
miglioramento?
In Italia le medicine si acquistano oggi in farmacia e domani sarà lo
stesso.
Avrebbe meritato il nome di liberalizzazione qualcosa che avesse
consentito al mercato di stabilire qual è la struttura di distribuzione
ottimale, fermi restando i controlli sulla vendita delle medicine
soggette a ricetta e il servizio garantito anche alle piccole comunità.
Invece no, nel 2012 il Governo delle liberalizzazioni "liberalizza" le
farmacie preservando l' obsoleto piccolo negozio familiare, anzi ne
espande il numero.
A Sassari le farmacie non mancano, ce n'è già una ad ogni angolo ed è
normale che una di loro faccia pure servizio notturno. In Italia ci sono
poche farmacie? Dubito.
Un risultato questa pretesa liberalizzazione avrà: aumentando il numero
di farmacie, i loro titolari saranno meno ricchi e meno invidiati dagli
altri commercianti, quelli esposti alla concorrenza, nonché dai comuni
cittadini. Questa è equità, ma di stampo caccia ai kulaki.
La pretesa liberalizzazione delle farmacie vuole che aumenti la spesa
farmaceutica, che in gran parte è a carico dello Stato? Con un maggior
numero di farmacie, le vecchie magari si rimpiccioliranno, ma
sicuramente quest'effetto sarà più che compensato dai nuovi occupati
nelle nuove farmacie e, nel complesso, nel settore certo lavoreranno più
persone, ci saranno più affitti da pagare, i costi complessivi
saliranno. Che senso ha?
Ci sono esempi di liberalizzazioni che hanno dato pessima prova, dalle
agenzie bancarie alle linee aeree; l' abolizione del numero chiuso ha
portato ad un sovra investimento: troppe agenzie, troppe linee aeree,
che invariabilmente è stato seguito da una razionalizzazione che ha
messo sulle spalle dello Stato i dipendenti in eccesso assunti nella
fase di boom. Se la logica economica dice che il modello della farmacia
posseduta dal farmacista non è ottimale, è assurdo aumentarne il
numero”.
Ferma restando la mia ignoranza, quel poco che ho capito (e che forse era di mio interesse capire) è che, come qualunque cittadino normale, dalle “liberalizzazioni” non risparmia niente.
E' così? Aiutatemi a capire:
Grazie e ciao a Tutti,
Pierfranco.
P.S.
Io sono il terzo da sinistra in prima fila, quello in berretto e capotto è il farmacista e il primo in alto a sinistra è il tassista.
Carissimo Pierfranco le categorie da te indicate sono totalmente diverse fra loro e, anche se il principio legislativo è lo stesso per entrambe, i relativi effetti non saranno comparabili. L'attività del tassista ha natura individuale (prestazione di un servizio) che necessita di un solo bene mobile (l'autovettura) e che non può, quindi, essere considerata azienda. Il tassista opera sulla base di una licenza comunale (atto amministrativo) che non viene pagata all'Ente territoriale emittente ma che viene rilasciata semplicemente se rientra nel numero di licenze previste. La logica porterebbe, quindi, a pensare che periodicamente dovremme avere una serie di licenze prive di effetto per decesso o per pensionamento dell'utilizzatore e una serie di nuove richieste (gratuite) che sostituscono quelle decadute ma così non è e se si analizzano i relativi registri, si scopre che da decenni non vengono richieste nuove licenze. Questo perchè i tassisti operanti vendono a terzi la loro licenza (autorizzazione non vendibile)oppure creano rapporti di subcommissione. Le licenze non vengono vendute a basso costo (dalle 20 ai 100 mila euro) e nei rapporti di sub commissione chi opera rilascia al committente licenziatario quasi il 50% del guadagno. Tutto questo crea economia sommersa e fa pensare che i guadagni dei tassisti (al netto del prezzo pagato in nero per la licenza o al netto delle sub commissioni sempre pagate in nero) non sia poi cosi basso. La liberalizzazione ha la scopo principale di rendere più chiaro il rapporto fra chi presta e chi riceve il servizio; il numero degli operatori (come quello di tutti i lavoratori autonomi) sarà determinato dal primo principio dell'economia; quello della domanda e dell'offerta.
RispondiEliminaLa stessa cosa avviene nell'ambito delle farmacie con l'unica differenza sostanziale che non viene venduta la licenza bensì l'azienda formata dall'avviamento (clientela) e dal contratto di locazione dell'immobile (l'inventario determinato dagli arredi e dal magazziono viene pagato a parte). Sai qual'è il prezzo di vendita di una azienda così composta?..varia dal due al tre per cento del fatturato annuo della farmacia e ti assicuro che è un prezzo enorme. Considerato che sino ad ora le farmacia in vendita a queste condizioni venivano comprate nel giro di pochi giorni, capirai che anche in queso caso l'economia sommersa è notevole.
Spero di aver contribuito a chiarirti le idee.
un abbraccio
Francesco
Mi corrego, il prezzo delle farmacie non varia dal due al tre percento ma oscilla fra il doppio ed il triplo del fatturato annuo.
RispondiEliminaCaro Pierfranco,
RispondiEliminaio sono un cittadino di una normalità che più normale non si può: nemmeno con il candeggio!
Ergo, non posso essere certo io quello che può fugare i tuoi (e nostri) dubbi in materia di "risparmi" connessi con le liberalizzazioni; nemmeno Francesco -che ci ha magistralmente spiegato cosa esse comportino per tassisti e farmacisti- ce lo ha detto.
Certo che, rebus sic stantibus, i dubbi restano e un "cui prodest" (scusate, ma il Latino, nella sua perfezione, riesce a sintetizzare un concettone in due parole!) gigantesco prende forma e concretezza; per cui, chiedo a Francesco e ad Altri che ne masticano di spiegarci il problema in un contesto più ampio, che tocchi TUTTI gli aspetti di un provvedimento tanto osannato e tanto denigrato e non limitarsi al solo tentativo di ridimensionare il "nero" delle due professioni in esame.
Insomma: perché le "liberalizzazioni" sarebbero una quota-parte importante della panacea dei problemi italici?!
Un abbraccio a Tutti,
Ettore.
Caro Ettore lo scopo delle liberalizzazioni (campagna stranamente iniziata dal centro sinistra e pallino di Bersani) è quello di far accedere a professioni autonome più gente possibile (per creare nuovi posti di lavoro) e rendere più visibili i guadagni delle relative categorie (emersione del sommerso). Non a caso sono state scelte le categorie che, nell'immaginario collettivo, si auto proteggono ed hanno elevati fee di ingresso (notai, farmacisti, avvocati e tassisti). Quello che ho scritto sui tassisti e farmacisti deriva da informazioni che ho più volte attinto dalla mia attività professionale e che, comunque, sono comunemente note a tutti, compreso coloro che hanno elaborato la legge. Sugli avvocati le liberalizzazioni sono in atto da un decennio, da quando cioè hanno fatto sì che il relativo Esame di Stato divenisse una barzelletta e il risultato è stato un decadimento della professione (mi riferisco alla professionalità e non al guadagno).
RispondiEliminaIo non credo che si debba osannare o denigrare il progetto; gli scopi sono da condividere e gli effetti si vedranno nel tempo ma, certamente, non può essere la panacea dei nostri mali. Fa parte di quelle attività tendenti all'aumento delle entrate, allo sviluppo economico "ufficiale" ed è certamente meglio fare che parlare.
Mi auguro che a questa attività segua una decisa riduzione dei costi di struttura ed una vera lotta alla corruzione altrimenti sarebbe una piccola goccia nell'oceano.
Un abbraccio
Francesco
Gli avvocati li sento smadonnare da tutte le parti. Ormai a Roma (nell'ambito della C. d'Appello) sono 26.000 (ventiseimila!), tre volte quellli di tutta la Francia. Una professione l'hanno già quasi rovinata. Ora passeranno anche alle altre. In sostanza, più passa il tempo, più riescono a distruggere anche quel po' che è restato. Ora è il momento dei "mediatori"..non so cosa si risolverà, ma ai tantissimi (già) avvocati verrà sottratto lavoro che finirà in mano a gente che non ha requisiti adeguati. Le riforme...(?) nei processi in certi casi c'è il divieto della "reformatio in peius". In Italia, in Parlamento (ed in politica in genere) NO! Ciao. Un caro saluto. Carlo MORI
RispondiEliminaScusate se volo basso e se la mia ignoranza (e non solo in materia) mi fa rimanere perplesso. Non so se le liberalizzazioni siano già una legge dello stato o no, non so se debbano ancora studiarci sopra. Ma ho solo 1 piccolo esempio da sottoporvi. Taxi: ho preso il taxi due volte nell'ultimo anno, entrambe le volte per andare da casa all'aeroporto. La prima in giugno 2011: costo 27 euro, regolarmente fatturati. La seconda il 13 marzo di quest'anno: costo 36 euro regolarmente fatturati. A distanza di 10 mesi ho pagato il 35% in più e non capisco il perchè. Ho avuto a che fare con un tassista disonesto? C'entra niente la liberalizzazione (anche sotto il profilo psicologico; il tassista può aver pensato meglio l'uovo oggi ...)
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