giovedì 5 marzo 2009

Operazione "Pellicano"


Settembre 1991 – Settembre 1992

Il “Pellicano” è arrivato in Albania a bordo della Motonave “Golfo del Sole”, salpata il giorno precedente da Trieste. Ci sono seicento tra Ufficiali, Sottufficiali e militari di truppa del nostro Esercito e le stive sono cariche di autocarri verde-oliva.

E’ il contingente “Pellicano” voluto dal Governo Italiano per avviare gli aiuti umanitari all’Albania.
Al comando del Generale di Brigata Antonio Quintana, deve operare per tre mesi a Durazzo e Valona con compiti di trasporto delle derrate nei punti di distribuzione decisi dalle autorità Albanesi.
Tranne un nucleo di Carabinieri, con compiti di Polizia Militare, i soldati dl Battaglione Logistico di manovra “Carso” del 5° Corpo d’Armata e quelli del Battaglione Logistico della Brigata “Acqui” (partito il 19 settembre da Ancona) sono tutti disarmati: per la prima volta reparti dell’Esercito Italiano sbarcano in un Paese straniero senza armamento e con compiti esclusivamente umanitari.

Questa è una missione – ha detto il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Goffredo Caninoper la quale siamo addestrati e preparati, perché se siamo preparati per un evento terribile quale è la guerra, a maggior ragione siamo preparati per un’attività che farebbe parte della guerra, ma non lo è. In questo momento in Italia solo l’Esercito è in grado di svolgere operazioni di questo tipo. Lo scopo fondamentale di questa missione è assistere in nome dell’Italia un popolo che si trova in condizioni di disperazione e con il quale abbiamo condiviso secoli di storia”.
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I primi saluti al porto e già gli autocarri iniziano il breve viaggio verso la periferia di Durazzo. Pochi chilometri in linea d’aria dal silos del porto e si giunge alla colonia dei pionieri “Qemal Stafa”, un villaggio stile tardo coloniale frequentato fino a pochi mesi prima da bambini in vacanza. I nostri militari de Genio iniziano i lavori di ristrutturazione per adattare il campo alle esigenze del Contingente. Tutta l’area è circondata da muri e filo spinato. All’interno, immersi tra spogli giardini ornati di pini e palme, sorgono una decina di fabbricati.

Ma è anche immediato impegno: i due Centri Logistici di Durazzo e Valona hanno iniziato subito a lavorare: ai porti giungono navi che devono essere subito scaricate: farina, grano, zucchero, olio e tante altre merci che bisogna trasportare con celerità. La popolazione ha urgente bisogno del nostro aiuto, del nostro supporto, della nostra amicizia e del calore umano che possiamo dare loro in cambio di un semplice sorriso.
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Distintivo


Corrono così i giorni e i primi mesi, passano l’autunno e l’inverno.
Gli Ufficiali, i sottufficiali ed i militari di truppa sono stati quasi tutti avvicendati: volti nuovi, dialetti e mostrine diverse, ma sempre le stesse emozioni e motivazioni, sotto l’ala del Pellicano.
Il Generale Antonio Quintana cede il comando; al suo posto il sorriso sereno del nuovo Comandante, Generale Carlo Ciacci, accompagna il passaggio dall’inverno ad una tiepida primavera. E’ anche il passaggio dagli aiuti italiani a quelli europei. Come dire, si passa dalla prima emergenza ad un’attività sistematica.

Pian piano cambiano pelle le palazzine del Comando, l’infermeria, la mensa, le officine.

Ed il “Pellicano” è sempre qui. Al mattino tutti impettiti sull’attenti, stretti intorno alle bandiere che vengono issate al centro del campo. Insieme veterani e nuovi. Ognuno vuole raccontare la sua “Albania”, vuole spiegarla.
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Il pilota dell’ALE rivive le sue missioni di volo. Nella sua mente si accavallano e si mescolano le sensazioni dei diversi villaggi raggiunti e delle diverse stagioni.
E mentre le bandiere salgono, fissa l’aquila bicipite della bandiera albanese. Lui sa che vuole rappresentare la fierezza e l’aspirazione alla libertà di questo popolo. Lui sa che l’aquila vola alta come il CH-47 che ogni giorno si staglia sui cieli albanesi. Superando le vette più elevate o insinuandosi tra silenziose vallate. Tonnellate di farina, di olio, di zucchero da trasportare nei villaggi più sperduti.
La squadra di “puntores” albanesi ha già caricato i sacchi nel capace ventre dell’elicottero ……”Servosterzo on” ……”Hovering” …..”Controllo SAS” … “Pronti al decollo” ….. si lascia Durazzo, verso il mare: meno di un miglio e si inverte la rotta; sotto per pochi istanti si intravede il campo: il frenetico formicaio di tutti i giorni; un puzzle di oscuro lavoro che ogni volta si ricompone, guidato da una mano discreta ed invisibile.
Dall’alto si può osservare ogni piega dell’Albania. L’immediato entroterra è una vasta piana punteggiata da squadrati casolari e tondeggianti bunkers. Pian piano si guadagna quota ed aspri monti sembrano venirti incontro per inghiottirti tra spogli canaloni. Li percorriamo sempre accompagnati dal vento che pettina quei vergini pendii.
Briza, Krume, Bajran Curri, Tropoja, Currai Eperm. Sono gruppi di case circondate da un’asperrima morfologia.
E’ un salto di epoche: scopri lembi di terra ammantati da un alone surreale in cui sopravvive una civiltà al di fuori di una collocazione temporale
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Anziani Sottufficiali capi macchina, giovani conduttori che portano in giro per l’Albania pesanti autocarri, come formiche in processione. Anche loro vedono salire sul pennone l’aquila rossa in campo nero …. E le strade che percorrono, schiacciati sulla terra, sono lo scenario di un interminabile presepe, buono per tutte le stagioni. E intorno sentono risuonare ritmi sincopati, lenti, che contrastano con la potente armonia del motore degli autocarri.
Lungo le strade tortuose, accidentate, rese infide dal ghiaccio o arroventate dal sole, martoriate da buche e ormai prive nei bordi di faggi, querce, abeti sacrificati all’umido inverno che scende dalle Alpi Dinariche, la gente saluta le autocolonne. Sono per lo più vecchi e bambini, attorno ai tronchi degli alberi tagliati, l’anello più debole di una catena umana che lotta per riemergere dal baratro.
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Migliaia di ore di volo, milioni di chilometri, centinaia di migliaia di tonnellate di derrate trasportate dal “Pellicano” in tutto questo tempo vengono rivissute ogni mattina all’alzabandiera.
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Visi di uomini, donne e bambini affollano i due poliambulatori urbani di Durazzo e Valona dove pediatri, odontoiatri, chirurghi, ortopedici, farmacisti, crocerossine italiani, in simbiosi con i colleghi albanesi, alleviano ogni giorno il dolore delle stimmate, delle piaghe, dovute alla lunga carestia.
Anche qui centinaia di visite mediche, di ricette, di medicinali, di buone parole, di sorrisi bonari, di lacrime nascoste …. Un impegno straordinario che va oltre una macchina organizzativa pur molto efficiente.
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Un anno ……
Forse sono solo una goccia nel mare queste migliaia di ore di volo, questi milioni di chilometri, queste innumerevoli visite mediche …. Forse …. Ma e se non ci fosse il “Pellicano”?

Il Pellicano che quest’anno ha avvicendato quasi tutti gli Ufficiali, i Sottufficiali e i militari di truppa … ma ha saputo conservare la sua identità, la sua capacità, la sua unica grande anima identica nel generoso ciglio severo del Generale Quintana, nel sorriso aperto del Generale Ciacci, negli occhi puliti di quei ragazzi di vent’anni che ogni mattina vedono in terra d’Albania il tricolore issarsi sul pennone con la bandiera Albanese al suo fianco e sente lo sciabordio delle onde di un mare lontano soltanto settanta lunghi ed interminabili chilometri dalle sponde di casa: infinite gocce di speranza e di attesa, di paura e di certezza.
(P.F. Faedda)

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