Ora che la drammatica situazione dell’Esercito (la Marina ed Aeronautica non stanno certo meglio!) è stata spiattellata con cruda chiarezza sulla stampa nazionale (Corriere della Sera del 15 marzo scorso) non penso ci siano più alibi giustificativi di un dato di fatto ineludibile: il “sistema difesa” italiano ha imboccato il sentiero del non-ritorno.
Cercherò di spiegarmi meglio non rimettendo a bollire la solita minestra a base di “i politici non ci ascoltano, se ne fregano”, “i politici si ricordano di noi solo quando serviamo a tamponare altre falle”, “i nostri Capi non fanno niente” e così via piagnucolando e piangendosi addosso. Non lo faccio, perché lo ritengo un metodo che puzza di ipocrisia come il diavolo di zolfo ed è anche un tantino gattopardesco, nel senso che si dà fiato alle lagnanze o si invocano cambiamenti per coprire la nascosta intenzione o speranza che tutto resti come è: una foglia di fico, insomma.
Allora, vorrei analizzare il problema con un approccio diciamo così deontologico, nel senso che il “sentiero” di cui sopra è stato imboccato non tanto e non solo per l’elemosina finanziaria che ci viene elargita, quanto e soprattutto perché l’Esercito (e con lui, Marina ed Aeronautica) ha rinunciato o è stato costretto a rinunciare al perseguimento del suo scopo primario: l’addestramento.
Credo sia un dato acquisito il fatto che esiste una progressione inversa tra l’impiego in Operazioni all’estero e la possibilità di fare un sano addestramento “d’Arma” o di “Specialità”; e questo, non perché la forza da proiettare sia cresciuta in termini quantitativi, bensì perché si è stati obbligati ad impiegare le Unità che garantivano una maggiore affidabilità qualitativa e , cioè: sempre le stesse.
Ed i risultati sono stati a dir poco sconvolgenti; chi doveva essere impiegato non poteva fare il suo addestramento e chi non doveva essere impiegato non lo poteva fare perché le scarse risorse disponibili erano appannaggio dei primi; ergo: stagnazione addestrativa assoluta.
Se un ottimo addestramento è sinonimo di efficienza e di operatività, lo è altrettanto di sicurezza e, per estensione, di motivazione. Chi sa di padroneggiare il proprio ruolo non si perde dietro all’aria fritta: decide ed agisce.
Si sente spesso tra i “reduci” delle Operazioni all’estero (soprattutto nei piani alti della gerarchia) parlare con ammirazione della sicurezza e della capacità decisionale di parigrado degli altri eserciti con cui si opera, arrivando ad invidiarli ed abbandonandosi al solito pianto sul “beati loro, poveri noi”. Un simile atteggiamento, oltre ad essere il retaggio di un provincialismo culturale mai sopito, tradisce l’incapacità di entrare nell’ordine di idee che quei parigrado sono e ci appaiono tanto superiori non per grazia divina ma perché sono “addestrati”, anzi sono stati sempre addestrati in tutti i passaggi della loro carriera. E, siccome sanno, decidono ed agiscono.
Chi è cosciente delle proprie capacità compie azioni che agli occhi dei più (o vogliamo dire dei provinciali?!) appaiono stupefacenti, quando invece sono solo la soluzione di un’equazione a più incognite: addestramento, sicurezza, motivazione. Qualche esempio, nel solo campo militare? Quei quattro gatti della Falange macedone che annientarono moltitudini di Persiani armati; quei tracagnotti dei Romani (cresciuti a fave e pecorino) che presero a schiaffi l’intero modo conosciuto; quei rozzi e feroci pirati che tennero in scacco per secoli (e lo fanno tuttora) le Marine più agguerrite; quel “semplice” Capitano di nome Rommel che, con un battaglione, fece crollare il fronte di un esercito intero; quegli ardimentosi alla Durand de la Penne che si fecero beffe di difese navali poderose. Se poi vogliamo citare anche i “civili”, ci vorrebbe un tomo!
I pochi e più famosi esempi che ho citato, mettono in evidenza un solo dato: quelle imprese furono possibili perché coloro che le compirono -dal Capo all’ultimo gregario- erano addestrati, ci credevano, erano sicuri di sé e sapevano che avrebbero vinto.
Tornando al nostro articolo ispiratore, si legge tra l’altro che i piloti di elicottero (salvo quelli da impiegare in Operazioni) quando riescono ad effettuare la metà delle ore previste per essere dichiarati “operativi” si possono considerare fortunati; in pratica, si annichiliscono preziose e costosissime risorse umane e materiali perché non si è in grado di fare addestramento.
Ma se dai livelli di eccellenza scendiamo a terra, non è che le cose cambino poi più di tanto se è vero che l’artiglieria c/a non spara più nemmeno per una battuta di caccia ai passeri, se è vero che quella terrestre praticamente è costretta a considerare i pezzi come oggetti da museo, se è vero che “il mantenimento dell’operatività” per l’oramai ex Regina delle battaglie sarà garantito dai suoi plotoni, con proiezione futura per le squadre.
A questo punto mi chiedo: ma con un bilancio eufemisticamente definibile ridicolo, se il 78% è assorbito dalle spese per il personale, il 16% dall’investimento e solo un misero 6% dall’esercizio (cioè, quello che produce l’addestramento) ma dove vogliamo andare?! Con chi vogliamo confrontarci?!
E’ amaro ammetterlo ma forse saremo sempre più costretti a continuare ad “invidiare”, a roderci il fegato e.....a piangerci addosso.
Ma di questo ed anche di altro ne parlerò un’altra volta: ora, mi sento troppo giù per farlo.
Ciao Ettore
E Francesco risponde :
La sera, quando sono alla fine del lavoro giornaliero, mi piace aprire il blog e riprendere le nostre chiacchierate. Certamente la fede e le preghiere possono essere una buona soluzione per combattere gli effetti della crisi economica o le devastanti decisioni di chi gestisce lo Stato ma, personalmente, sono convinto che un comportamento cosciente e non egoistico possa avere maggior effetto.
Giorni fa ho ascoltato l’intervento, alla trasmissione radiofonica “Zapping”, di un cittadino che, pur dichiarandosi benestante e con un reddito elevato, plaudiva la proposta di Franceschini di tassare i più ricchi. Il suo ragionamento, apparentemente contrario a propri interessi perché egli rientrava nella fascia di coloro che avrebbero subito una maggiore tassazione, era di una logicità lapalissiana e così si sintetizzava: La fame toglie ogni remora morale e crea fuori legge che rappresentano un pericolo per chi sta bene come me; meglio quindi privarmi di qualcosa e fare in modo che essa colpisca il meno possibile. Questo è un esempio di come si può ragionare con spirito di fratellanza pensando anche alle proprie tasche.
Il Tuo grido di dolore per il modo in cui viene trattato l’esercito è destinato, a mio avviso, a restare nel vuoto perché coloro che possono comprenderlo non fanno campagna elettorale e non saranno mai chiamati a stilare i bilanci pubblici; i massimi vertici di qualsiasi organo pubblico sono scelti da politici e restano in quel posto solo sino a quando non danno loro fastidio.
Ciò non significa che tutto resta immutabile, bisogna sempre sperare nel meglio e noi cittadini abbiamo, a nostro favore, la forza del voto elettorale e il nostro personale modo di vivere ogni aggregato sociale che ci vede coinvolti.
Penso che le soddisfazioni di un militare di carriera siano vissute attraverso ciò che egli realizza nell’ambito di ogni reparto affidatogli, indipendentemente dai mezzi materiali messi a sua disposizione, e sono certo che la maggior parte di Voi ha creato soldati utilizzando, principalmente, l’esempio e il proprio carisma.
Scegliere chi ci dovrà governare è più difficile; ogni volta mi accingo a dare le mie preferenze con la speranza di poter vivere in una società democratica che tuteli la dignità di ogni uomo e dia ricchezza attraverso un libero mercato basato sulla meritocrazia. Sempre, però, le mie speranze svaniscono nel nulla e, attualmente, con il bipartitismo, la situazione, a mio avviso, è peggiorata presentandosi incongruente ed ideologicamente poco credibile.
La destra è diventata una specie di monarchia, con due feudi contrapposti, uno nazionalista e l’altro secessionista, tendenti a tutelare gli interessi imprenditoriali e personali del suo re il quale ringrazia elargendo poltrone a personaggi da avanspettacolo. La sinistra è diventata un miscuglio eterogeneo di demagogia e ipocrisia dove le personali frustrazioni vengono elevate a deliri di verginità ed onesta assoluta. La chiesa, con il suo nuovo rappresentante, ci mette del suo trattando argomenti di fondamentale importanza sociale con il rigore proprio della Santa Inquisizione.
Naturalmente queste considerazioni sono prettamente mie e nascono dalle personali conoscenze e valutazioni sul mondo imprenditoriale e politico ma i dialoghi, fra liberi pensatori, servono anche a capire le altrui posizioni e, magari, a modificare le proprie.
Ti abbraccio
Francesco
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