giovedì 27 ottobre 2011

Donne sì, donne no


Carissimi,
nel lontano 1981, quando le donne non facevano parte delle F.A., mi fu chiesto (stavo all'Ufficio Ordinamento del Comando Generale dei Carabinieri) di studiare alcune ipotesi sulloro impiego nell'Arma.
Era chiaro che era arrivata qualche richiestadall'alto ed anche noi avremmo dovuto esprimerci.Erano gli anni in cui gli arruolamenti nell'esercito americano erano
pubblicizzati con la frase "E' UN LAVORO DA UOMINI!"

Ricordo di avere fatto alcune ipotesi di impieghi in settori logistici o amministrativi e, perché no, anche in indagini investigative che implicavano una maggiore sensibilità tipicamente femminile (infanziaabbandonata, prostituzione, droga, interventi su reati commessida minori, etc.).

Era comunque lo studio per un impiego "limitato" nel numero e finalizzato soprattutto a non farsi trovare completamente impreparati in caso di decisioni politiche imprevedibili e che, almeno a queitempi, apparivano peraltro tutt'altro che probabili.

Una cosa era certa: che il posto di impiego di una "unità carabiniere" mai e poi mai avrebbe dovuto essere indistintamente attribuita ad un uomooppure ad una donna!
Passarono gli anni e nella Polizia di Stato cominciò a verificarsi un sempre più massiccio ingresso di ragazze (più brave e volenterose dei maschi nel prepararsi per i concorsi!) e le unità "posti d'impiego" cominciarono ad essere sempre più attribuite indistintamente ad individui di sesso maschile ofemminile. Come se, di fronte ai tifosi scatenati (o manifestanti violenti) il contributo per il mantenimento dell'Ordine Pubblico fornito da una ragazza avrebbe potuto essere uguale a quello di un uomo(!).
Seguirono poi analoghe decisioni anche per le Forze Armate, da me mai condivise. A tal proposito non posso non riferire di essere rimasto particolarmente colpito proprio in occasione delle cerimonie relative al nostro"Quarantennale" all'Accademia di Modena, quando ebbi occasione di intravvedere, all'interno del Palazzo Ducale, una Tenentina degliAlpini con tanto di tacchetti, graziosissima, che stava letteralmente "cazziando" un Allievo impalato sull'attenti.
Credo di essere probabilmente superato come mentalità, ma ai "nostri" tempi non me la sarei mai sentita di stare sull'attenti a prendere un pesante cazziatone da una (pur bella) Tenentina! Non rientrava nel mio modo diconcepire quella "vita militare" che tanto mi aveva attratto.
Ciò nonostante, è vero, negli ultimi anni della mia carriera mi è capitato di avere alcune donne alle dipendenze, anche Ufficiali, ma quasi esclusivamente in incarichi logistici ed amministrativi, e, comunque, in numero talmente contenuto da non scalfire l'impianto ed il funzionamento tradizionale dell'Istituzione, ...ma... se i "posti d'impiego" verranno anche da noi, nell'Arma, come nelle altre F.A. attribuiti sempre più indistintamente ad uomini o donne e se, come già sta accadendo, le donne non concorreranno più per un numero di posti prefissato e limitato, andrà a finire che, come già accennato (data proprio la loro maggiore volontà di studiare e di prepararsi per i concorsi) avremo pian piano i Carabinieri, l'Esercito e tutte le altre Forze Armate, in abiti prevalentemente femminili!
Non so, ma sono sempre stato convinto che le donne non siano, per loro natura (con l'esclusione di poche "contro tendenza", peraltro fisicamente dotate e psicologicamente motivate) particolarmente inclini all'Arte della Guerra (almeno lo spero per loro!). Vedo molta demagogia e voglia di essere alla "moda" quando qualche vecchio Generale afferma "sono meglio di noi!" (e su questo non ci sono dubbi, ma , ovviamente, non credo per la carriera militare: specie nei settori operativi). Lo stesso credo si possa affermare anche per alcuni servizi di Polizia, Ordine Pubblico in particolare. Mi viene da sorridere pensando se, ricordando la mia giovinezza, quando ero Tenente e mi trovavo -da solo- ad essere talvolta l'unico responsabile di alcuni settori "caldi" durante le violente manifestazioni degli anni '70, invece dei coriacei e generosi Carabinieri, mi fossi trovato a comandare un plotone di gentili donzelle in divisa! Forse...non sarei qui a raccontarlo! Perdonatemi se vado un po' contro corrente. Ma credo non si debba essere per forza "politically correct".
Un caro saluto,
Carlo MORI.

7 commenti:

  1. Caro toscanaccio ti invito a leggere l'articolo apparso proprio oggi su "La Stampa" , parla della prima donna soldato Usa uccisa in combattimento. (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/finestrasullamerica/hrubrica.asp?ID_blog=43).
    Ti renderai conto che anche loro concorrono nelle missioni più delicate.
    Per quanto riguarda il trovarsi davanti a una bella Tenentina che ti cazzia ?????? Magari!!!
    Un abbraccio, purtroppo per te, maschile.
    Oliviero

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  2. Caro Oliviero, ho letto e riflettuto e sono rimasto delle mie idee. Pensare che una donna sia militarmente uguale ad un uomo, è evidente
    che, salvo rarissime ecezioni, ciò sia impossibile! Ritenere che in particolari incarichi, come perquisire le musulmane in Afghanistan -di cui parla l'articolo de "La Stampa"-, o, nelle Forze di Polizia indagini su minori, infanzia abbandonata, maltrattamenti etc. siano, proprio per la loro natura, più adatte degli uomini, l'ho già detto.Lo stesso dicasi, per incarichi logistico-amministrativi.
    L'importante, caro Oliviero, è che le loro assunzioni/arruolamenti, siano previste per un numero di "posti" determinato! E non, cioè, che ogni incarico sia previsto indistintamente per un uomo od una donna. Un caro saluto e, comunque.. W le donne!
    Carlo MORI

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  3. Anche io ho letto l'articolo citato da Oliviero e, devo dire, la cosa mi ha lasciato nell'indifferenza più totale; non per cinismo, intemdiamoci, perché la morte di un essere umano è sempre un fatto tragico, quanto per l'enfasi che si è voluta dare a quel fatto tragico solo perché riguardava una donna.
    Se vogliamo metterci a spaccare il capello in quattro, possiamo dire che quella "donna" è morta non in quanto tale, bensì perché indossava un'uniforme da Soldato e per di più in zona di guerra, dove si sa la Nera Signora non è che faccia molte distinzioni di sesso!
    In merito, poi, al problema sollevato da Carlino, sono d'accordissimo con lui, specie laddove anvanza il timore che le maggiori motivazioni ed anche la maggiore serietà femminili possano avere la meglio nelle fasi concorsuali paritetiche.
    Dico questo non perché temo che, a parità di blocchi di partenza, probabilmente loro avrebbero la meglio su noi maschietti, forse distratti (poveri allocchi) dall'avvenenza delle loro forme; il mio timore è che delle FA a maggioranza "rosa", probabilmente farebbero ridere e sicuramente non sarebbero affidabili e credibili per la condotta di operazioni serie.
    Ergo, che vengano pure per ricoprire incarichi logistico-amministrativi e non certo per una retriva forma di maschilismo da operetta: loro si sentirebbero realizzate e farebbero senz'altro bene e tutti quei maschietti imboscati dietro una scrivania potrebbero andare a fare i soldati sul serio.
    Ciao,
    Ettore.

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  4. Mi allineo con quanto espresso da Carlo ed Ettore: le donne apportano un valore aggiunto, ma la professione militare risulta più attagliata agli uomini, per una diversa costituzione fisica. La donna e l'uomo sono complementari e si completano. Al di là dei Diritti, voler essere uguali in ogni cosa è sbagliato.
    Testimonianze di poliziotti in servizio con donne raccontano che la loro prima preoccupazione in ordine pubblico è la protezione delle donne. Qualcuna si è messa a piangere.
    Ieri mi sono recato all'ospedale per una visita ospedaliera e mi sono imbattuto in un detenuto, catene ai polsi, scortato da due Guardie Carcerarie con al seguito una signora, non più in giovane età, che con il mitra imbracciato stentava a mantenere il passo dei colleghi maschi, goffa nei movimenti ...
    Per contro le hanno senso pratico e intuito, qualità positive nella ricerca investigativa.
    Quanto ai concorsi riescono meglio degli uomini, come dice Ettore. Da giovani ci surclassano, ma il tempo ci rende gustizia.
    Ciao Suff

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  5. Carlo Minchiotti29 ott 2011, 19:24:00

    Nel 2000, Ca.SM del Comando delle Scuole dell'Arma , ho fatto parte di una Commissione incaricata di prevedere l'immissione delle donne nell' Arma. A conclusione dei lavori sul territorio nazionale e dopo aver avuto stretti contatti con tutti i rappresentanti delle Forze Armate e di Polizia italiane che già avevano maturato esperienze nel settore, ho visitato, insieme al Gen.C.A. Giorgio Cancellieri, allora Comandante delle Scuole, i Corpi di polizia militari di Argentina, Venezuela e Cile.
    In precedenza il Gen. Cancellieri aveva acquisito informazioni sul posto in alcune nazioni europee.
    Al di là della piacevolissima, e positiva dal punto di vista dell'Istituzione esperienza, desidero offrire la testimonianza di come la donna, inserita massicciamente nelle file delle gendarmerie dei paesi sudamericani, abbia offerto, in oltre cinquanta anni ,un servizio di assoluto valore, apportando ad esso tutte le doti che al gentil sesso si devono riconoscere.
    Alle domande sulla fragilità fisica, sulla vulnerabilità psicologica, sull' adattabilità ai sacrifici, i superiori, molti dei quali donne, inserite in un' " escalòn feminino" tr.: pianta organica femminile, rispondevano della sostanziale ed equilibrata, positiva risposta agli incarichi, anche gravosi, cui la militare era sottoposta. Nei loro " puestos " , stazioni,
    lontani, veramente lontani dai centri abitati, tra la neve andina o le pampe , la donna, che sul posto aveva la famiglia, era quaranta, cinquantenne, assicurava egregiamente la presenza dello Stato, senza far rimpiangere l'altrettanto valido contributo maschile.
    La percentuale femminile della Forza complessiva,comunque molto più limitata rispetto ai nostri volumi, si attestava intorno al 15% , e non perchè vi fosse un contingentamento.
    Oggi le donne, nell'Esercito, costituiscono il 7% mentre il valore delle armigere, logistiche e non, non dovrebbe superare il 5%.
    Il lavoro ? Anche qui mi sovviene la non troppo lontana esperienza di Direttore della Selezione dell'Arma per un quadriennio. Ho personalmente analizzato, incontrandole e valutandole,tutte le donne ufficiale; ho seguito da vicino i percorsi selettivi degli aspiranti marescialli e carabinieri. Il prodotto , dal numero di anni trascorsi e dalle esperienze maturate non mi sembra fornire un quadro di situazione negativo. Lascio ai Comandanti di oggi i commenti attuali e pregnanti sul materiale umano di sesso femminile che continuano a ricevere. Per quanto mi riguarda credo che la donna, opportunamente formata, sappia svolgere,
    con eguali capacità del maschio,i compiti più pericolosi ed impegnativi, nel ruolo combattente o di di polizia giudiziaria.
    L'unico aspetto che mi preoccupa, ricordando il Sud America è che lì tutte le donne , dal generale al carabiniere, erano, belle o brutte, giovani, meno giovani ed anziane, alte o basse, mamme di più bambini o nubili, tutte, nessuna esclusa, " tiratissime ": perfetta linea fisica, uniforme sempre immacolata e stirata, trucco semplice ma indice di perfetta, sentita cura della persona. In città, sulle isolette sperdute o tra la neve, era bellissimo stare con persone tanto essenziali quanto eleganti e preparate a ciò che era loro affidato.da noi, invece,comincio a vedere qualche rotondità di troppo, uniformi che non reggono ai repentini irrobustimenti, e, per il resto, non so.
    Ma sono fiducioso quando affermo che nessuna compagine sociale può oggi fare a meno della donna, presenza indispensabile ed ormai abituale della nostra vita lavorativa.
    Un abbraccio a tutti
    Carlo Minchiotti

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  6. Carletto, devi comunque convenire con me sul
    fatto che (al di là della considerazione abbastanza "politically correct" che "nessuna compagine sociale può oggi fare a meno
    della donna") ci sono mansioni, sia nell'ambito militare che in quello delle F. di Polizia che non sono assolutamente adatte a loro! Basti pensare in particolare ai servizi in Ordine Pubblico oltre che alle operazioni
    militari che richiedono l'impiego di una certa "forza" fisica. D'altra parte,
    se per millenni le donne sono state tenute lontane dagli Eserciti, un motivo ci sarà pur
    stato! E qui si torna alla mia considerazione che è quella della necessità di stabilire "quante" donne possono essere ogni volta arruolate e, soprattutto, in quanti e quali incarichi possono essere impiegate. E' fin troppo scontato che faccia molto più piacere stare con loro..eleganti, carine
    e curate che con l'Appuntatazzo panzone! (Mica siamo fessi! Grave sarebbe il contrario..). Quello che credo sia da evitare è la totale "equiparazione" con l'attribuzione indistintamente di "posti d'impiego" ad uomini o donne. Un abbraccio. Carlo MORI

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  7. La dissertazione è troppo dotta perché possa aggiungere "carne al fuoco", ma tanto per riderci un po sopra, voglio raccontare un episodio di qualche anno fa (1997). Premesso che la stupidità non ha sesso, infatti la madre degli stupidi è sempre incinta, e li partorisce con puntualità ma non può sceglierne il sesso, veniamo ai fatti. Lavoravo a SHAPE nell'ufficio dell'Executive Assistant to the Chief of Staff ... impiegata dell'archivio e segreteria era una "sergentona", colored, US ARMY, alta circa 2 metri e del peso di circa 140 kg.. In sostanza il suo compito principale consisteva nel fare le fotocopie (oltreché una specie di brodo nero che chiamava caffè) e distribuire la posta. Lesley era (e sicuramente è ancora!) il suo nome. Già dal primo giorno ho capito quanto fosse duro lavorare con le persone non solo stupide ma anche dell'altro sesso e che per di più parlavano un'altra lingua. Qualunque cosa le chiedessi (per intenderci, cose di lavoro .. fare fotocopie, protocollare un documento ecc) mi rispondeva:< Mi scusi signore ma non posso" >; poi salutava e si allontanava senza fornirmi altre spiegazioni. La storia è andata avanti per una settimana senza varianti e senza soluzioni, nel senso che per fare le fotocopie e protocollare i miei documenti dovevo attendere il pomeriggio quando prendeva servizio in segreteria un sergente portoghese che con un sorriso mi diceva: < Quelli che hanno deciso di far accedere le donne nelle Forze Armate o sono pazzi o ci hanno voluto fare un grande dispetto" >. Visti i continui dinieghi da parte di Lesley, ho fatto intervenire un collega americano che le ha chiesto spiegazioni e giustificazioni sul suo comportamento Sapete che ha detto Lesley? Che nel regolamento che le avevano insegnato alla scuola militare USA, non c'era scritto da nessuna parte che doveva eseguire ordini impartiti da un Ufficiale straniero e pertanto lei stava soltanto osservando i regolamenti! Ha impiegato più di un mese a capire come stavano le cose ... lo so che non c'entra niente che fosse donna o maschio ... era solo stupida ... ma tant'è che .... suvvia, è una storia solo per ridere ... ma è vera

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