
I nostri dialoghi “politici” hanno evidenziato un forte arroccamento verso le proprie posizioni ideologiche antiche e tradizionali; sono certo, però, che in ciascuno di noi è rimasto qualcosa dell’altrui opinione.
Per quanto mi riguarda, ad esempio, ho mantenuto la convinzione che, nella stragrande maggioranza, i giudici, pur lavorando poco, sono onesti e preparati ma, dopo l’intervento di Carlo Mori, ritengo sempre più improcrastinabile una netta divisione fra la magistratura inquirente e quella giudicante.
Altro elemento che mi ha fatto riflettere riguarda la voglia di protagonismo dei PM; sulla sua effettiva esistenza siamo tutti convinti ma, evidentemente, ciascuno di noi valuta in maniera totalmente diversa i relativi effetti.
La questione non è puramente teorica perché se, nello svolgimento del proprio lavoro, la voglia di protagonismo arrivasse a discostarsi in maniera sostanziale rispetto alla soglia naturale di narcisismo presente in ogni essere umano, il risultato sarebbe disastroso. Un PM che mette insieme il proprio impianto accusatorio pensando più a se stesso che alla propria funzione, guarderà con attenzione più la posizione che l’accusato ha in campo mediatico e politico che gli elementi oggettivi posti a suo carico. Al contrario, il PM introverso, timido e schivo, potrebbe essere intimorito dalla paura di un improvviso protagonismo e, per questo, non vedere, anche inconsapevolmente, circostanze che gli imporrebbero l’introduzione del giudizio penale.
Non so se queste considerazioni possano valere nella questione che riguarda il ministro Saverio Romano; sta di fatto che, in questa fattispecie, un PM (magistratura inquirente), ritenendo non penalmente rilevanti gli elementi a sua disposizione, aveva deciso di archiviare la posizione del politico e un GIP (magistratura giudicante) ha provveduto in maniera del tutto opposta.
Strana discrasia, invero, ancorché gli elementi di valutazione fossero gli stessi: all’arresto di Provenzano, erano stati trovati nella tasca di una sua giacca, i numeri telefonici dello studio e del cellulare dell’avv. Romano; il pentito Lo Verso, ex imprenditore e gestore della latitanza del Provenzano, aveva affermato che Romano e Cuffaro erano alle dipendenze della mafia; altri boss mafiosi come Giuffrè, Lanzaleo e Campanella, avevano affermato la stessa cosa; Romano aveva dichiarato agli inquirenti di aver conosciuto Provenzano nel 1984, quando insieme frequentavano la facoltà di giurisprudenza e di non averlo più visto da allora; al contrario, dopo il 1984, ci sono stati riscontri su numerosi incontri con mafiosi come: Guttaduro, Miceli, Mandalà, Campanella, tutti molto vicini a Provenzano.
Dopo il voto con il quale il Parlamento ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Saverio Romano, ho letto di una dichiarazione di un suo ex-collega che esternava una profonda solidarietà, definendolo: “capro espiatorio di una giustizia malata e di una politica che ha completamente smarrito quel confronto duro ma rispettoso della dignità delle persone”.
Ora la “palla” è nelle mani di un GIP diverso da quello che, non tenendo conto della richiesta di archiviazione del PM, ha disposto l’imputazione coatta e mi piacerebbe conoscere a quanto ammonta la sua soglia di protagonismo; ma quanti di noi, sulla base degli elementi indiziari esistenti, avrebbero agito diversamente?
A dire il vero ho saputo dell’esistenza di Saverio Romano solo a seguito della sua trasmigrazione ideologica/politica e, al fine di avere una conoscenza più approfondita del soggetto, ho cercato, tramite internet, fatti, di natura professionale e politica, che lo riguardassero. I fatti più rilevanti consistono in una, diciamo così, disinvolta propensione a considerare le cariche pubbliche a seconda delle circostanze, ambientali e partitiche, del momento.
La domanda che mi pongo è allora la seguente: fino a che punto la solidarietà verso il partito o il gruppo da noi scelto può giustificare l’attacco alla fazione contrapposta ed a una istituzione terza quale è la magistratura?
Naturalmente la risposta può essere scontata per coloro che, ragionando come l’ex-collega, considerano la giustizia malata e l’opposizione faziosa ma fermiamoci al caso di specie. Sulla base degli elementi indiziari sopra indicati: la giustizia sarebbe stata sana se avesse archiviato il caso? e la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione è priva di fondamento?
Un abbraccio a tutti,
Francesco
I problemi da te posti, caro francesco, sono o meglio sarebbero pleonastici in una Società, questa sì, "sana".
RispondiEliminaCerto, la natura umana è fragile e, anche quando la carica e/o la funzione rivestita imporrebbero maggior cautela, l'occupare la scena anche temporaneamente potrebbe essere inteso come trampolino di lancio verso chissà quali, fulgide mete.
So benissimo che l'agire al "solo scopo del bene della Patria" appartiene ad un mondo utopico e popolato di Eroi duri e puri, non certamente appartenenti al nostro mondo attuale.
Tuttavia, là dove non arriva l'eroismo potrebbero arrivare benissimo la deontologia e la dignità; ma temo che anche questi termini si siano un pò svuotati del loro significato migliore.
In questa ottica, già l'attribuire alla "giustizia" stati di salute propri degli esseri viventi appare una forzatura semantica, adatta più a discussioni da bar che a dissertazioni nobili.
Quando poi questi distinguo da azzeccagarbugli sono figli di una visione partigiana del problema in esame, si scende inesorabilmente nel ridicolo, anche se la partigianeria preconcetta non è il binocolo migliore per distinguerlo, il ridicolo.
In merito, poi, alla "mozione", ritengo che sia l'atto minimo che una "opposizione" seria possa e debba fare per dimostrare e validare la propria esistenza.
Però, l'affare si ingrossa si incasina pure se, uscendo dalla filosofia, entriamo nella realtà, nella triste realtà del nostro cosiddetto mondo plotico: esiste qualcuno senza peccato in grato di lanciare la prima ma anche la seconda pietra?!
Un abbraccio,
Ettore.
Ma questa sana opposizione non avrebbe fatto meglio a controllare meglio i propri rappresentanti prima di candidarli? Oppure quando si è schierati contro Berlusconi si è onesti per definizione (per cui l'UdC criticava allora l'azione della magistratura che sottoponeva a indagine un suo uomo) e quando si è schierati con Berlusconi si diventa per definizione disonesti?
RispondiEliminaCaro Ettore, riconoscere che la magistratura è malata è il primo passo per procedere ad una risanamento del sistema e non una discussione da bar, perchè solo il malato che riconosce di essere tale accetta di curarsi e la nosta casta di magistrati è tanto malata e avrebbe bisogno di cure energiche.
Mai come stavolta, caro Gino, abbiamo detto le stesse cose, anche se in maniera diversa.
RispondiEliminaIl senso dell’ultimo rigo del mio precedente intervento, infatti, era proprio quello da te caldeggiato: sono tutti uguali, tutti abili nuotatori in un mare di liquame, tutti corresponsabili della tragedia che stiamo vivendo!!!
Nessuno, ripeto nessuno può arrogarsi il diritto di “scagliare la prima pietra”, né di ergersi a paladino di cause nobili che, di nobile, hanno solo il nome o il tornaconto.
E in questa armata brancaleone (con tutto il rispetto per Brancaleone) ci metto pure la magistratura la cui colpa (o merito?) sta nel fatto di aver saputo occupare il vuoto di potere che si era venuto a creare quasi venti anni fa. Potremo anche divertirci a dissertare se quel “vuoto” fu provocato da chi si era già organizzato ad occuparlo o se, invece, fu l’esplosione in superficie di quanto era stato, fino ad allora, accuratamente sommerso; resta il fatto, comunque, che è indispensabile “fare qualcosa” e pure presto ma, al riguardo, ho dei forti dubbi che le “intercettazioni” siano il vero, il primo e l’unico problema da risolvere!
Eppoi, caro Gino, nell’aula Martinat (ricordi?) ci insegnarono fino alla nausea che è il “secondo passo” che fa emergere e scegliere la soluzione migliore e, spesso, vincente; a patto, però, che coloro che lo fanno, il passo, siano competenti, onesti ed immuni da qualsiasi condizionamento ideologico.
Un abbraccio,
Ettore.
Ragazzi scusate ma proprio non capisco. Se la disonestà dilaga in tutti i partiti dobbiamo limitarci a metterla al bando senza discutere sul fatto specifico? Se qualche magistrato ha sbagliato e la maggior parte dei partecipanti al blog è convinta che l'intera magistratura è malata, non dobbiamo parlare del singolo caso?
RispondiEliminaSia Ettore che Gino non hanno risposto alle mie domande che sarebbero state le stesse se Romano fosse rimasto dall'altra parte della barricata.
Un politico ha visto la diversità di interpretazione fra magistratura inquirente e magistratura giudicante come indice di grave malattia della mogistratura. Ho indicato gli elementi diversamente interpretati ed ho chiesto il vostro parere; cosa c'entrano le disquisizioni teoriche e massimalistiche sulle quali possiamo parlare per ore senza dire nulla?
Un abbraccio, con la speranza di riuscire a pubblicare il commento
Francesco
Veramente, caro Francesco, mi sembbra che tu avessi chiesto un parere sulla legittimità o meno di un certo comportamento fideistico tenuto da esponenti più o meno noti di un determinato partito.
RispondiEliminaMi sembrava di aver spiegato il mio pensiero: la partigianeria non è il binocolo migliore per esaminare e giuducare i fatti!
Se vuoi la mia opinione sulla tendenza a "fare di tutt'erba un fascio", ti dico subito che non lo ritengo né giusto né producente; tuttavia, quando i casi "singoli" cominciano a diventare troppi, è inevitabile nonché umano che si tenda
alla generalizzazione.
In merito poi alla questione "inquirente/giudicante", non credo possa essere io quello in grado di emettere valutazioni tecniche; a pelle, posso dire che, sulla base degli "elementi indiziari" che tu elenchi, probabilmente il GIP ha agito in maniera forse meno superficiale.
A questo punto, al di fuori di ogni teoria ed ogni massimalismo, ti chiedo: è vero che la Legge si "interpreta" ma quale è il limite inferiore al di sotto del quale questa "interpretazione" La rende veramente "uguale per tutti"?!
Un abbraccio,
Ettore.
No caro Ettore non ho chiesto il parere sulla legittimità, se mai, indirettamente ho dichiarato la non opportunità che si faccia solidarietà ad oltranza.
RispondiEliminaLe domande erano due: a) se, sulla base degli indizi, una magistratura sana avrebbe dovuto archiviare il caso; b) se, sulla base degli stessi indizi e del provvedimento del GIP, l'opposizione avrebbe dovuto tacere.
Se la risposta consiste nel dire che sono tutti uguali o che è solo questione di interpretazione e di colore politico, è veramente inutile parlare di certi argomenti.
Mi piacerebbe, per esempio, analizzare il caso Amanda e Raffaele guardando gli elementi che hanno portato prima alla condanna e poi all'assoluzione ma, a questo punto mi aspetto che qualcuno dica che il giudice di primo grado era di sinistra mentre quello di secondo grado era di destra e che, in ogni caso, hanno sbagliato tutti perchè la giustizia è marcia.
Non credo che sia così e non confondere i lineamenti della legge con la sua interpretazione. La legge è una norma astratta; l'interpretazione è l'accostamento di una condotta personale ad una specifica norma. E' l'interpretazione, quindi, che può essere ad personam non la legge. La giustizia sarà malata quando gli organi preposti ad interpretare la legge, che ricordiamo compongono la magistratura giudicante e non inquirente, lo faranno sistematicamente senza guardare gli elementi oggettivi ma soffermandosi sul soggetto autore della condotta incriminata e questo avviene in Russia, in Cina ed in molti paese sotto la tirannia di un dittatore, non in Italia.
Un abbraccio
Francesco
Rispondo per alinee, così non ci saranno fraintendimenti:
RispondiElimina- prima domanda: NO;
- seconda domanda: NO,
ed il caso è chiuso!
Per quanto riguarda i processi di Perugia, ti prego di non assimilarmi nemmeno lontanamente a coloro cui tu attribuisci certe conclusioni; sarò un teorico un pò retrò ma non certo un qualunquista da strapazzo!
Il riferimento a quei due processi mi da il destro per ribadire che "l'interpretazione" della Legge (non mi sono mai sognato di dire che la Legge sia il malato) lascia sempre più perplessi, specie quando si parte dalla certezza/speranza che il giudice sia oggettivo ed imparziale e si scopre che, sulla stessa materia, due giudici "obiettivi ed imparziali" hanno emesso due sentenze opposte.
Senza stare lì a ciurlare nel manico, mi sembra evidente che uno dei due ha sbagliato!
E non venirmi a dire che, con le prove/indizi che aveva il primo non poteva fare altrimenti, perché io ti chiedo: laddove susistesse un pur minimo "ragionevole dubbio", non è specifico dovere di chi è investito del tremendo potere di limitare la libertà personale di un altro esperire ogni possibile indagine supplementare, finalizzata ad andare "oltre" quel ragionevole dubbio?
Pensa, lo facevo anch'io nel mio piccolo quando dovevo infliggere una punizione di Corpo!
Un abbraccio,
Ettore.
Ho più volte espresso ammirazione per i tuoi interventi e quindi non mi permetterei mai di considerare te o qualunque altro interveniente un qualunquista da strapazzo; solo che, a volte, il furore ideologico o le convinzioni ad oltranza ci allontanano da una analisi serena delle singole questioni.
RispondiEliminaIl caso di Perugia è emblematico nel dimostrare che un impianto accusatorio si basa sull'attività congiunta del PM e della polizia giudiziaria e che, quindi, gli errori provengono da più parti con il giudice che interpreta questa attività ascoltando anche i difensori. Io non so se a commettere più errori interpretativi sia stato il primo o il secondo giudice (per me è strana l'assoluzione perchè il fatto non sussiste invece che per insufficienza di prove) ma tu hai portato come esempio la tua attività di comandante di corpo per affermare il principio che chi giudica deve indagare a fondo. Questo principio non vale nel nostro sistema giudiziario dove chi indaga e chi giudica sono due organi diversi.
Capire questa distinzione, rappresentata in maniera molto tecnica e pregevole da Carlo ed Emanuele, è fondamentale per capire e giudicare il sistema giudiziario italiano.
Un abbraccio
Francesco
La legge è uguale per tutti. Quando un magistrato la interpreta per l'adattamento al singolo caso, volente o nolente, mette sempre qualcosa di suo e la legge diventa un po' meno uguale per tutti. Se poi nel mettere qualcosa di suo viene influenzato dalle sue convinzioni pregresse, politiche o non, antipatie, voglia di protagonismo etc la legge
RispondiEliminadiventa disuguale per tutti, specie per qualcuno. I correttivi ci sono, ma arrivano tardi. Qual'è il problema? I magistrati non pagano mai, nonostante il referendum dell'87.
Leggete il libro di LIVIADOTTI: Magistrati la supercasta. Alcuni rimedi? nella selezione (test psicologici ed informazioni molto serie)
e nei controlli che dovrebbero essere seri e severi e, forse, affidati ad un organismo "terzo" dove il collega non giudichi il collega! I problemi riguardano il sistema, comunque, che cosente alcune sbavature, non le singole persone, nella stragrande maggioranza dei casi degne di ogni stima e considerazione.
Un abbraccio. Carlo MORI
Caro Francesco, riguardo al caso specifico che Tu hai menzionato, non credo che il numero di telefono di un avvocato trovato in possesso di un delinquente (o mafioso) significhi molto..questo rientra nella normalità delle cose..mentre le affermazioni dei pentiti, molte volte interessati alle loro posizioni, anche processuali, devono essere vagliate a fondo, quindi, prima di buttare in pasto ai media il nome diuna persona
RispondiEliminabollandola come "mafioso" o quasi, bisogna andarci piano. Pensa al caso Mannino, assolto
definitivamente dopo una ventina di anni...dalle
accuse gravissime di connivenze mafiose.
Effettivamente l'art 27 della Costituzione per cui l'imputato non deve essere considerato colpevole fino alla condanna definitiva, non sembra essere minimamente seguito, se i moralisti di turno (invece di guardare alla loro coscienza più o meno pulita) da buoni farisei si scagliano contro chi è incappato in un avviso di garanzia ( e siamo alle indagini preliminari..). E tutto questo per una squallida speculazione politica. Se, come dice qualcuno che anche chi è semplicemente "indagato" non deve essere eleggibile, allora, vista la discrezionalità interpretativa, va a finire che
le liste dei candidati dei partiti le farebbero i Pubblici Ministeri! Quindi la nostra Democrazia finirebbe nelle mani di chi ha vinto
un concorso per entrare in Magistratura, che
per tale circostanza, diverrebbe ancor più padrone, oltre che giudice, della nostra esistenza. Scusami, ma, benchè Carabiniere, mi sono sempre sentito piuttosto garantista, anche nei casi più modesti. Un asbbraccio Carlo MORI
Caro Carlo i correttivi da te proposti nella prima parte del commento sarebbero senz'altro auspicabili e le considerazioni generali riportate nella seconda parte sono da me condivise. Il punto sul quale ho sempre insistito non riguarda gli effetti derivanti dalla rappresentazione propagandistica del fatto giudiziario, sempre ingiusta ed iniqua qualunque sia il colore politico del soggetto interessato, bensì la condotta del magistrato davanti alla notizia di reato. Nel caso di specie trattato, un bigliettino con dei numeri telefonici non basta ad imprimere un marchio ma, con gli altri elementi indiziari raccolti, è sufficiente, a mio avviso, per iniziare un processo. Il fatto poi che l'imputato sia un rappresentante del popolo non deve essere un esimente bensì un aggravante. Insomma il punto sul quale vorrei discutere e capire anche il tuo punto di vista è questo: come deve comportarsi la magistratura inquirente davanti ad elementi che oggettivamente indicano un politico come probabile reo? a mio avviso dovrebbe, in silenzio e senza scalpore, indagare ed imputare anche se questo potrebbe apparire contrario alla volontà popolare. Ma poi siamo così sicuri che il popolo votante conosca i soggetti che elegge?
RispondiEliminaUn abbraccio
Francesco
Hai detto giusto, Vecchio mio: "in silenzio e senza scalpore"!
RispondiEliminaNon credo, però, che anche il più "cubo" dei magistrati saprebbe resistere alle sirene della ribalta, ancorché temporanea.
Se mi vuoi un pò di bene, per piacere non ipotizzare più un nesso tra "eletto" e "volontà popolare": suonerebbe come un'offesa all'intelligenza!
Un abbraccio,
Ettore.
Caro Francesco, (è la terza volta che il commento salta!)come non essere d'accordo con Te? Da una parte la necessità di tutelare un presunto innocente, dall'altra l'opportunità di sapere per chi si vota! Ecco anche qui la delicatezza del problema che deve affrontare il Magistrato, che dovrebbe dare sempre esempio di sobrietà, imparzialità, anche apparente (come sostiene lo stesso C.dello Stato) e competenza ! Mai cedere
RispondiEliminaa tentazioni protagonistiche o che lascino intravvedere partigianerie per questo o quello schieramento (quello da cui si proviene o più spesso, quello in cui si spera di confluire in futuro). Dai retta a me, selezioni più accurate con tanto di test psicologici (vi vengono sottoposti anche tutti gli appartenenti alle Forze dell'ordine che hanno un potere molto inferiore..) ed informazioni accurate.. e... controlli seri e se necessario, severi sull'attività svolta, come accade per tutti gli altri dirigenti dello Stato.
Un abbraccio. Carlo MORI