
Non so se qualcuno lo ricorda ma è il titolo di una canzone in voga, con poco successo, alla fine degli anni novanta. Anche allora si parlava di crisi eppure, come adesso, i ristoranti erano sempre pieni, i villaggi turistici pure e gli elettrodomestici riempivano sempre più le case degli italiani.
All’epoca nessuno teneva in debito conto che, come un gas malefico, inodore ed invisibile, si insinuavano, nelle nostre tasche un’inflazione latente che superava il 20% annuo e un debito pubblico strutturale non facilmente leggibile dai non addetti ai lavori.
Ho usato la parola latente perché il parametro inflazionistico non è mai quello indicato dall’INSTAT il quale tiene conto della variazione dei costi relativi a beni appartenenti ad un calmiere troppo ristretto. In realtà l’indice andrebbe calcolato sulla variazione del costo di ogni bene utilizzato per il mantenimento del tenore di vita e un parametro medio attendibile può essere preso dal costo dei finanziamenti ai quali accedono sia le imprese che i singoli cittadini (ai finanziamenti si accede non solo attraverso le banche ma anche pagando a rate il fornitore o il gestore di servizi). Negli anni 90 le imprese pagavano il denaro ad un tasso equivalente annuo del 12% mentre il costo per i privati si aggirava sul 27%; ecco perché ho indicato nel 20% l’inflazione vera.
Anche la vera spesa pubblica non veniva esattamente monitorata perché molti costi venivano pagati non con fondi preventivamente stanziati ed approvati bensì attraverso l’utilizzo della così detta “spesa corrente”. Cerco di fare un esempio per meglio chiarire il concetto: se una ASL aveva bisogno di una macchina per la risonanza magnetica (allora costosissima) avrebbe dovuto preventivare la spesa un anno prima, metterla in un bilancio previsionale approvato dall’organo gestorio e sottoporla alla approvazione definitiva della CORECO (Commissione Regionale di Controllo) la quale condizionava l’approvazione all’esistenza di soldi in cassa (quindi difficilmente approvava). Per evitare questo iter, i gestori dell’ASL perfezionavano un contratto di comodato (uso gratuito) con il fornitore del macchinario obbligandosi, in cambio, ad acquistare da lui i solventi e materiale di consumo per l’attività ospedaliera. Detto materiale di consumo, non avendo incidenza nel patrimonio dell’azienda, non aveva bisogno di preventiva autorizzazione ma, in realtà, generava costi che dovevano essere pagati e, quindi, generava debiti.
L’inflazione latente è stata ridimensionata con l’entrata in scena dell’euro e la pratica dei costi correnti è stata leggermente frenata dalla paura nata con tangentopoli ma questi effetti benevoli sono durati ben poco.
Oggi il governo discuterà delle pensioni e, quasi certamente, si alzerà la soglia a 67 anni mentre si elimineranno o si ridimensioneranno le pensioni di anzianità, provvedimenti questi, assolutamente necessari per mantenere un minimo di credibilità in Europa (non sono d’accordo mia moglie che già da due anni preme perché lasci il lavoro e le stia vicino a mò di pelouche e i miei giovani associati che aspettano con ansia la mia dipartita per appropriarsi dello studio) ma che, a mio avviso, serviranno a ben poco senza la necessaria consapevolezza che vanno rivisti e rivalutati sia il tenore di vita che i principi morali fondamentali di ogni cittadino.
Ancora oggi il presidente del consiglio ha detto che il nostro paese è secondo solo alla Germania e che la crisi sarà risolta attraverso le liberalizzazioni e la eliminazione di molti passaggi burocratici. Io credo che così si continui a mettere la testa sotto la sabbia e si nasconda una realtà ormai visibile a tutti. Se ai disoccupati noti si aggiungono i cassa integrati, siamo il primo paese in Europa come tasso di disoccupazione; le banche non danno più mutui perché non hanno soldi e se tutti noi richiedessimo la restituzione delle obbligazioni sarebbe il caos; l’insolvenza sulle rate da pagare è aumentata, in un anno, del 45%.....perché dobbiamo continuare a dire che siamo i più bravi quando non è vero….perché dobbiamo continuare ad illudere la gente che così si induce a mantenere un tenore di vita non più permesso?!
L’ottimismo è fondamentale per meglio affrontare tutto ma diventa deleterio se offusca la percezione delle cose e credo che il messaggio che i paesi europei meglio organizzati del nostro vogliono darci è proprio questo.
La crisi c’è e si vede
Francesco
Caro Francesco, la crisi c'è e si vede, ma, a quanto pare evidente, colpisce tutto il mondo occidentale. I debiti di Stato in Italia ci sono, ma da tanto tempo, e non è colpa solo dei governi di questi ultimi anni. Il problema, secondo me, è rappresentato soprattutto dalla globalizzazione! Con l'ingresso di gradi economie emergenti, Cina, India etc ove la mano d'opera viene pagata 20 volte meno che da noi (non so per quanto ancora) ecco che tutto il mercato subisce concorrenze e sconvolgimenti impensabili fino a poco tempo fa. Le industrie grandi "emigrano", quelle piccole sono destinate a chiudere o a fallire. Gli italiani, abituati male, non gradiscono più i lavori umili. Arrivano stranieri più o meno disperati che accettano(per ora!) salari più bassi, ma che anche entrano in concorrenza con i nostri lavoratori dei ceti inferiori i quali, gioco forza, sono destinati alla disoccupazione. E poi.. gli stranieri rimettono la maggior parte dei loro guadagni all'estero, creando ricchezza fuori dal territorio nazionale. Non è facile trovare una ricetta per uscirne.. la (o le) risposta dovrebbe essere individuata a livello mondiale, anche perchè le nostre economie occidentali non potranno continuare a lungo a vendere il "know how" (?) ..una volta che lo hai venduto e gli altri lo hanno imparato copiando e producendo con costi di gran lunga inferiori, poi..cosa vendi, che non abbiamo ricchezze naturali, materie prime, mano d'opera giovane etc.?.. Forse sarebbe stato meglio se non fosse caduto il muro di Berlino? (E' una provocazione, ma non tanto campata in aria).
RispondiEliminaQuanto a ritirarti.. aspetta! Anche io mi sono messo a fare qualcosa (la professione, grazie ad una abilitazione conseguita tanti anni fa) per sentirmi ancora efficiente. Credo che smettere completamente, per gente abituata ad
essere molto attiva possa essere pericoloso. Forse è meglio ridurre, se possibile, ma continuare. Fammi sapere quando verrai a Roma. Un abbraccio a Te e cari saluti a tutti. Carlo MORI
Carissimo Carlo, se dovessi ritirarmi non saprei fare altro e, quindi,sarei un uomo finito nel giro di pochi mesi..no, se la salute regge continuerò indipendentemente dai limiti pensionistici. Quello che tu dici è sacrosanto e pensa che, solo cinque anni fa, si osannava la globalizzazione senza comprendere che questa non era un bene bensì una necessità per una economia basata sul capitalismo puro. Non fraintendermi, non ho nessuna intenzione di spezzare lance a favore dell'ideologia socialista ma una economia basata sul profitto ad oltranza per pochissime imprese è destinata a creare disuguaglianza, disperazione e, conseguentemente flussi emigratori. L'abbattimento del muro di Berlino ha significato il fallimento delle teorie economiche e sociali opposte ma tutti i grandi cambiamenti agiscono come un pendolo; passano da un eccesso all'altro sino a stabilizzarsi.
RispondiEliminaCiò che oggi è alla base delle economie occidentali (e che presto sarà proprio anche di quelle emergenti), a mio avviso, è l'induzione continua ad un consumismo sfrenato non consono ai redditi della stragrande maggioranza della popolazione; per questo la crisi è mondiale.
Però, nel proprio piccolo, ogni governo ci mette il suo che potremmo circoscrivere ai seguenti pochi elementi: capacità di ridurre i costi di struttura; capacità di scelta del vertice di ogni singolo organo; capacità di rappresentazione verso l'estero; competenza tecnica e capacità di dire la verità senza condizionamenti propagandistici.
Ti farò sapere quando vengo a Roma.
Un abbraccio a tutti
Francesco
Caro Francesco,
RispondiEliminanon so se i tuoi innegabili rimedi per "circoscrivere" la crisi mondiale siano frutto di una romantica speranza o di una incontrollata incazzatura.
Personalmente, opino che sia più vera la prima ipotesi, perché solo un "sognatore" alla Ugo Foscolo può ritenere che quelle "cosucce" da massimi sistemi possano essere realizzate o, peggio ancora, che ci possa essere un qualcuno capace solo di pensarle.
Se ben ricordi, da tempo continuo a scrivere che "le cose non vanno" e, per questo, mi sono beccato del "pessimista" e del cantore di "omelie savonaroliane"; purtroppo, i fatti mi stanno dando ragione, anzi pure peggio.
Quello che dite tu e Carlino è sacrosanto, non fosse altro perché è l'analisi della realtà; tuttavia, ritengo che la nostra posizione sia aggravata dalle nostre immani deficienze etiche prima e strutturali poi.
I nostri padri ebbero la forza di ricostruire il Paese dopo le distruzioni della Guerra solo perché erano guidati da uomini degni di questo nome; non avevano "illusionisti" o venditori di fumo, gente imbevuta di qualunquismo e di opportunismo e lesta a fottere tutto il fottibile.
Caro Francesco e caro Carlino, le teorie macroeconomiche vanno benissimo fintanto che si sta seduti intorno ad un tavolo; quando, però, quelle teorie invadono od incidono il "micro", allora secondo me entrano in gioco altri Valori che ineriscono e coinvolgono esclusivamente l'essere umano.
Senza saccenza, ricordo sempre che l'Impero romano (quanto di più grande e perfetto avesse potuto realizzare l'Uomo!) incominciò a sbriciolarsi quando i Romani smisero di credere nei Valori dei Padri; eppure, quell'Impero era potentissimo, ricchissimo, senza rivali, una superpotenza diremmo oggi; eppure cadde, per il semplice fatto che ne erano state erose le fondamenta etiche.
Quando si parla di consumismo, di ricerca del fatuo, di menefreghismo e similia, scusate se mi ripeto ma mi torna sempre in mente quel platonico "Quando un popolo...".
Un abbraccio,
Ettore.