giovedì 20 ottobre 2011

In che... dito siamo!!!


La notizia che il Tribunale di Roma ha “cancellato” le sedi distaccate di alcuni Ministeri -inaugurate in pompa magna in piena estate a Monza- di per sé potrebbe essere anche una non-notizia, considerata la totale indifferenza con la quale il 99.9% del Popolo italico aveva accolto l’iniziativa.
Quando tutti i TG nazionali riportarono la notizia ammantandola di un’aureola “epocale”, ricordo le dichiarazioni che vennero rilasciate al termine della cerimonia “solenne” che aveva consacrato il fatto; tralasciando quelle trionfalistiche ma scontate dei promotori, mi colpì molto quella rilasciata da una ministra in carica che arrivò addirittura ad attribuire all’evento le stigmate dell’indissolubilità della coalizione di governo; come dire: noi siamo talmente uniti che le esigenze di una parte di noi diventano le esigenze di tutti!
A nulla era valsa la lettera che il 28 luglio scorso il Capo dello Stato aveva scritto al Presidente del Consiglio evidenziando che la Costituzione (Art. 114), individuando in Roma la Capitale della Repubblica, lasciava poco spazio ad iniziative per una “capitale diffusa o reticolare” ; così come appariva quantomeno “azzardato” prevedere ulteriori spese in un momento in cui è indifferibile tirare la cinghia.
Niente: l’arroganza di pochi aveva ancora una volta sbeffeggiato le Istituzioni e la logica!
Ora che le cose -e nonostante lo sbraitare degli interessati- sono state rimesse nel loro giusto, naturale ed inequivocabile alveo, sorge spontanea una domanda: ma in che mani siamo?!
In un momento in cui siamo più di là che di qua, con una prospettiva di crescita lillipuziana; con una politica il cui costo cresce con progressione geometrica senza che a nessuno gliene freghi più di tanto, anzi; con una politica economica “dettata” da Parigi e da Berlino ( non parlo di quella estera, perché siamo considerati come il “due di briscola” e, quindi , ininfluenti), con tutto stò casino....i nostri incliti “eletti” che fanno?!
Perdono tempo dietro pagliacciate del genere e, tra un dito medio alzato, un paio di pernacchie e qualche vaffanculo condizionano ( in peggio) scelte non più dilazionabili; si è arrivati all’assurdo che, solo per tigna, si sta ritardando la nomina della più importante carica economico-finanziaria del Paese e, tanto per buttarla in farsa, tra i meriti ci si mette anche la cittadinanza milanese!!!
Ragazzi, per piacere ditemi che sto solo vedendo le battute finali di un film dell’orrore!!!
Ciao a tutti,
Ettore.

10 commenti:

  1. Francesco Miredi20 ott 2011, 17:29:00

    La vera notizia è che i vertici della lega ed alcuni ministri in carica hanno dichiarato che se ne fregano del provvedimento e che i "ministeri" resteranno dove sono. Loro non hanno bisogno di indignarsi o di manifestare il loro dissenso.

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  2. Bravi! Ed allora che andiamo a fare alle elezioni?
    Se devono essere i magistrati a decidere dove devono essere situati alcuni distaccamenti dei ministeri e non i politici (buoni o cattivi che siano!). Dovete convenire con me, sul fatto che la nostra democrazia (e sovranità popolare) va sempre più ad essere condizionata da chi ha vinto un concorso per entrare in magistratura. E' la politica che deve reagire, eventualmente, e non
    il giudice del tribunale del lavoro. Ettore,che c'entra la capitale? Quella è e resta a Roma. Si parla di distaccamenti creati, sì in modo ridicolo e più che altro simbolico, o quasi, ma sempre sempre con atti politici di persone elette (bene o male) dal popolo. Se non ti sanno bene, vota per altri! Ma qui, un po' fra sentenze, interventi , debordamenti e condizionamenti vari, sulla politica e non (es. economia), finiremo per essere governati dai magistrati...Questo sì, che non è accettabile. Un caro saluto. Carlo MORI

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  3. Francesco Miredi21 ott 2011, 10:02:00

    Scusa Carlo un intervento come il tuo ha bisogno di chiarimenti altrimenti si casca sempre nella faziosità della ideologia ad oltranza...magistratura contro politica. Il provvedimento è stato emesso da un giudice della sez. lavoro del tribunale di Roma, Anna Baroncini, a seguito di un ricorso per condotta antisindacale presentato da Sipro e Snaprecom, organizzazioni sindacali della Presidenza del Consiglio. Il ricorso è stato fondato sulla violazione della legge nazionale che prevede il coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali in caso di apertura di nuove sedi. Il giudice del lavoro, in aderenza alla legge, ha verificato l'effettiva inesistenza di informativa ed ha sospeso il decreto (non annullato perchè la competenza sarebbe del TAR) perchè questo è il suo compito. La sospensione e, quindi, la non efficacia del decreto attiene la non possibilità di assunzione, in quella sede, di nuovo personale o di trasferimenti da Roma a Monza.
    Puoi quindi dire che i sindacati sono inutili; che abbiamo un sacco di leggi da eliminare; etc.etc.etc. ma non che, in questo caso, la magistratura ha sovvertito le decisioni del popolo elettore perchè, in realta, ha solo applicata la legge fatta e modificabile dal Parlamento. Se poi ritieni che gli eletti, solo perchè tali, abbiano il potere di non rispettare le leggi allora è un altro discorso ma non credo che tu la pensi così. Gli uomini della Lega hanno tutti i diritti di volere un decentramento dell'organizzazione governativa (sperando che questo non compori uleriore spesa) ma non possono prescindere dalla normativa in vigore se non cambiandola legittimamente.
    Un abbraccio
    Francesco

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  4. Premesso che non sono d'accordo con il Distaccamento dei Ministeri (una pagliacciata elettorale), ma vorrei rafforzare quanto detto da Mori sul governo (irresponsabile perchè no sottoposto a nessun controllo - CSM?) della Magistratura. In Abruzzo l'attuale governatore (non ha importanza se di destra o di sinistra) ha riordinato la Sanità con la ristrutturazione di alcune strutture (ricorderete che il precedente governatore era stato arrestato per lo scandalo sulla Sanità), ebbene con l'aiuto dell'opposizione è stato fatto un ricorso al TAR che ha abolito quanto deciso in in Consiglio Regionale. Ma vi sembra possibile? se i soldi non ci sono chi li tira fuori il giudice? Ditemi voi?
    Ciao Suff

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  5. Caro Francesco, qui, a furia di riassunzioni imposte
    anche in situazioni di palese violazione di norme sul lavoro (vds caso Fiat alcuni mesi fa... Santoro riassunto e coccolato con imposizione di ridargli lo spazio in prima serata a spese del contribuente etc), mancanza di preventivo "coinvolgimento" dei sindacati (in questo caso), la verità, a parer mio, è quella che si cerca il cavillo per esprimersi in un certo modo. La legge, si sa, si può portare un po' dove si vuole, come la pelle... Se un governo con un atto politico, che come tale non dovrebbe nemmeno dare adito a responsabilità, prende una decisione, anche sbagliata e viene ridimensionato in questo modo, tu puoi pensarla come vuoi, ma sai quante argomentazioni si sarebbero potute trovare per esprimersi diversamente? D'altra parte sulle
    differenti interpretazioni date dai singoli magistrati che, a parer mio hanno una eccessiva
    possibilità discrezionale "individuale" (!) nell'interpretare le leggi in questa bolgia normativa... puoi trovare ampi
    riscontri nella cronaca quotidiana. Per me, in questo caso, non è tanto il politico che non rispetta le leggi, ma è il politico che sbaglia(politicamente)e quando un politico sbaglia o si ritiene che sbagli, la miglior soluzione è quella di non votarlo più. Tutto qui. Un abbraccio. Carlo

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  6. Aggiungo:Francesco, non parlerei tanto di scontro Magistratura/Politica... volessi incidere nella politica, credo mi sentirei molto più forte come Magistrato che a Montecitorio (che peraltro pullula di Magistrati)anche perchè sarei sicuro che come Magistrato resterei in servizio fino a Settantacinque(!) anni, o giù di lì, senza rischio alcuno,e le MIE decisioni avrebbero sempre un effetto diretto ed immediato . Come parlamentare, senatore o deputato, bene che vada a termine di ogni legislatura,ogni cinque anni massimo, dovrei risottopormi alle verifiche elettorali e le mie decisioni non avrebbero effetto, se non condivise dalla maggioranza dall'intero Parlamento. La Politica, credo, ma lo hanno detto anche insigni giuristi, interessa TUTTI e tre i poteri dello Stato, caro Francesco, non solo quello legislativo e quello esecutivo! Ciò che esce dalle sedi giudiziarie non è il "verbo" divino e l'"infallibilità" non mi sembra propria dei nostri "giudici". Un abbraccio. Carlo

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  7. Vedi, caro Carlino, il problema sta nel fatto che tu hai ragione ma io non ho torto.
    Ferme restando le preziose precisazioni di Francesco (che conoscevo già), io ho voluto portare sul tavolo della descussione un fatto che, per me, è sintomatico dell'arroganza e della superficialità di una certa "politica" che, solo perché (pseudo)rappresentativa, si sente impunita ed impunibile.
    Pur con tutto il rispetto per il nobile Romano, le parole dette, meglio urlate da taluni personaggi, nonché i loro atteggiamenti strafottenti, mi ricordano la famosa frase del Marchese del Grillo "perché io sò io e voi nun siete un c...!"
    Il fatto è, caro Carlino, che la tua sacrosanta requisitoria sulla "separazione dei poteri" è sì molto vicina a Montesquieu ma, ahimé, totalmente inapplicabile in questa povera Italia: è solo teoria o, se preferisci, "desiderio", "auspicio", "speranza".
    Tu giustamente affermi e sottolinei la specificità di ciascun "Potere" di uno Stato; Poteri che, nell'espletamento dei rispettivi ruoli, dovrebbero bilanciarsi, quasi annullarsi reciprocamente, a beneficio del migliore equilibrio dello Stato stesso.
    Ma questo, in Italia, non avviene da anni e non sono certo io a dirlo; allora, quello più forte tende progressivamente ad occupare il vuoto che quello più debole ha creato e lasciato nel suo ambito: è una legge fisica, non una boutade di fantapolitica.
    Siccome, sempre in Italia, la cosiddetta politica (dove c'entrano tutti, beninteso!) si è autoscreditata in maniera irreversibile, è natutale che un altro Potere ne occupi gradualemente gli spazi lasciati vuoti.
    Io non sono assolutamente d'accordo, però che ci piaccia o no, quegli spazi li sta occupando il Potere meglio oganizzato e più coeso.
    Non vorrei sembrarti eccessivo, però è un pò quello che ha fatto la Chiesa dopo la caduta dell'Impero d'Occidente.
    Ciò detto e nonostante l'indecoroso spettacolo che giornalmente (qualche volta, anche due volte al giorno!) offre di sé, tu credi ancora che la politica (sic!) abbia la forza di "reagire"?!
    Mentre scrivo, mi tornano alla mente le accorate parole di Carletto quando ci invitava ad "URLARE" la nostra rabbia di cittadini che, avendo ancora una coscienza, vorrebbero non dover assistere impotenti allo sfascio in cui è stata (da TUTTI) trascinata la nostra amata ma povera Patria.
    In vero, quel suo invito non riscosse il successo che avrebbe meritato: forse perché era troppo aulico o forse perché non c'è nessuno che sia in grado di farlo.
    Un abbraccio,
    Ettore.
    P.S.
    Roma c'entra eccome: primo perché lo ha scritto il Capo dello Stato; secondo perché è, da sempre, il bersaglio prediletto dell'uomo dal dito medio alzato, specie quando gli fa comodo.

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  8. Francesco Miredi21 ott 2011, 15:38:00

    Caro Carlo, concordo con te sulla necessità di una scuola tipo la ns Accademia prima di iniziare a fare il magistrato; concordo con te sulla necessaria divisione delle carriere fra magistratura inquirente e magistratura giudicante; concordo con te sulla legittima equiparazione fra accusa e difesa in tutti i processi penali; aggiungo che per me un magistrato dovrebbe fare un giuramento come il nostro e sentirsi al di fuori delle parti politiche; aggiungo che per me un magistrato deve lavorare almeno otto ore al giorno e, in caso di responsabilità, essere giudicato da un organo amministrativo esterno alla magistratura;
    ma non le si può togliere l'imprenscindibile prerogativa di interpretare ed applicare la legge.
    Certo che tutto è politica; la ripartizione dei poteri, la strutturazione dell'organizzazione statale e le stesse modalità di ingresso da parte dello Stato nella economia sono decise da politici attraverso l'emanazione di norme e regolamenti. Queste norme possono essere cambiate sempre dai politici ma, sino a quando saranno in vigore, devono essere rispettate da tutti, loro per primi, altrimenti è il caos.
    Concordo con te anche sulla negativà che ne deriva dal fatto che il Parlamento pullula di magistrati (gli avvocati sono di più) perchè le difese delle caste, spesso e volentieri, vanno contro gli interessi della generalità ma a chi tocca emanare leggi, anche antipatiche e antipropagandistiche, che vietino ai funzionari pubblici di far politica? o impongano agli eletti di abbandonare la propria professione?
    Un argomento interessante da trattare potrebbe essere l'analisi delle qualità che un soggetto dovrebbe avere per poter entrare in politica.
    Ti abbraccio
    Francesco

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  9. Una sola, una sola qualità, caro Francesco:
    AMA IL TUO PAESE PIU' DI TE STESSO!!!
    Un abbraccio,
    Ettore.

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  10. OK, ragazzi, credo che sia stato uno scambio di idee interessante ed appassionato e che tutti abbiamo detto cose giuste. Una cosa ci accomuna certamente oltre la fratellanza del 150 corso ed è l'amore verso la nostra Italia che, forse, consegue anche alla comune formazione. E' vero, si sta attraversando un periodo non facile, ma non si può non constatare che ne sono stati superati anche di molto peggiori(immediato dopoguerra, terrorismo degli anni '70 etc). Ce la faremo (sicuramente) anche questa volta!
    Un abbraccio. Carlo MORI

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